persone.In questi anni abbiamo sempre ritenuto fondamentale spiegare in modo chiaro cosa si stesse votando, senza scorciatoie né ambiguità.-
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Dopo dieci anni di declino, la città rischia di essere affidata a chi promette solo continuità del fallimento.
Siamo alle comiche: nel centrodestra locale lavorano per assicurare alla Città la continuità amministrativa nella gestione del Comune! Dunque, dopo un Sindaco fallimentare al
governo per oltre dieci anni, ora per successore starebbero cercando - viene spontaneamente da pensare - un Curatore fallimentare che liquidi le ultime e residuali attività economiche e sociali sopravvissute, malgrado tutto, ad Enna.
Con che insolenza e con che faccia costoro blaterano al cospetto di una Città che dal 2015, anno in cui si insediò a capo della Giunta l'uscente Maurizio Dipietro, ha perduto oltre 2.000 residenti all'anagrafe e molti di più per strada e nelle piazze?
Costoro passeggiano di tanto in tanto per Via Roma? Se sì, si sono accorti che è diventata spettrale nel suo susseguirsi di negozi con le saracinesche definitivamente tirate giù? Costoro si avventurano mai per i quartieri storici di Enna Alta, dove alle finestre spente e ai balconi desolati sono affissi logori cartelli ‘vendesi’ che sanno di annunci funerari più che immobiliari?
Costoro chiedessero al quisque de populo, all'ennese qualunque, se questi stia meglio e sia più soddisfatto oggi della realtà cittadina in cui vive, soffre e spera che, dieci anni or sono! Altroché, l’imperativo categorico è recuperare il tempo perduto, la gente perduta, le imprese perdute!
Altroché voltare pagina, bisogna cambiare registro! Altroché “Abbiamo amministrato bene”, decenza vorrebbe che, dopo aver sfibrato la Città, si avesse la bontà almeno di tacere, se non proprio di andare a nascondersi.
Cosa aspettarsi da burattini locali le cui fila sono tirate dai burattinai romani che - è bene ricordarlo - nel recente Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, pp. 45-46, hanno steso l'epitaffio dell’Area Interna di Troina (14 Comuni), collocata al Gruppo 4 “Povertà dietro l’angolo” e destinataria dell’Obiettivo 4 “Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”: «Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza, ma non possono essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo tale da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita»
... praticamente, un programma eutanasico! Enna, il capoluogo che in questi ultimi dieci anni ha abdicato al suo antico ruolo, è ancora un'oasi nel deserto della sua ex-provincia soltanto grazie all'Università Kore, la più grande ricchezza cittadina, che è però anche un patrimonio separato che la classe dirigente locale non sa bene come integrare al meglio nella società e nell'economia ennesi.
Marco Motta
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Luigi Catalano sottolinea l’impegno di Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Forze dell’Ordine e richiama i privati alla manutenzione dei terreni
In queste ore difficili per la nostra città, da Pergusa a tutto il territorio di Enna, è doveroso rivolgere un sentito ringraziamento alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, ai Vigili Urbani
e alle Forze Armate, impegnati senza sosta per risolvere le tante segnalazioni causate dal maltempo.
Si interviene su alberi caduti, voragini, smottamenti e situazioni di pericolo, con uomini e mezzi operativi giorno e notte per garantire la sicurezza dei cittadini. Per fortuna, dalle immagini che girano sui social e dai sopralluoghi, non si registrano gravi danni alle persone: nella maggior parte dei casi si tratta di alberi crollati. Ma qui serve una riflessione seria e, soprattutto, onesta. Molti di questi alberi insistono su terreni privati mai curati, piantati anni fa e poi completamente abbandonati. Ed è giusto dirlo chiaramente: un terreno non è solo una proprietà, è una responsabilità.
Che sia per vento, pioggia o prevenzione incendi, un fondo va mantenuto, controllato e messo in sicurezza, soprattutto quando si trova lungo strade di accesso, vie principali o vicino ad abitazioni, condomini e luoghi pubblici. Non si può aspettare la tempesta per accorgersi che un albero è pericolante. Non si può lasciare crescere tutto senza manutenzione e poi lamentarsi quando cade su una strada, su un’auto o, peggio, mette a rischio vite umane.
In molti casi, quindi, la colpa non può essere attribuita solo all’amministrazione comunale . Basta fare un giro in auto tra Pergusa (giro pista), Contrada Jacopo, Risicallà e le altre aree di Enna per rendersi conto che una parte consistente delle zone interessate non è comunale, ma privata. Detto questo, il Comune non deve restare a guardare. Dopo l’emergenza, sarebbe opportuno che l’amministrazione emettesse un’ordinanza concreta e avviasse un controllo completo sulle vie di accesso, sulle strade principali, sulle aiuole di condomini, chiese e aree limitrofe, procedendo con diffide, sanzioni e obblighi di messa in sicurezza.
Si sollecitano quindi l’assessore competente, il dirigente del settore verde e i Vigili Urbani a fare un giro – nelle zone già segnalate più volte dai cittadini e a procedere , sopratutto in quelle zone , ripeto , segnalate dai cittadini del pericolo, come fanno nel periodo estivo. Perché la prevenzione costa meno dell’emergenza. E concludo con ciò che conta davvero: un grazie di cuore a tutti coloro che, in queste ore, sono per strada sotto la pioggia e il vento per proteggere, Enna e i suoi cittadini.
Luigi Catalano
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Le associazioni operano senza iscrizione al Registro unico del Terzo Settore nonostante i requisiti del bando comunale del 2021.
Il Comune chiamato ad agire in autotutela per tutelare servizi e legalità
Da mesi dopo la segnalazione di diversi cittadini la gestione dei centri anziani di Enna e l’applicazione del Codice del Terzo Settore restano in una fase di incertezza. È giusto però
chiarire un punto fondamentale: il tema non è “contro il Comune”, ma riguarda prima di tutto la posizione delle associazioni che operano con la Pubblica Amministrazione e il rispetto delle regole previste dalla legge.
Ricordiamo che con determina dirigenziale n. 475 del 14.06.2021 il Comune ha previsto che potessero partecipare al bando per la gestione dei centri anziani solo Associazioni di Promozione Sociale – ETS – adeguate al D.Lgs. 117/2017, cioè al Codice del Terzo Settore. La norma è chiara: senza iscrizione al RUNTS non si è giuridicamente ETS. Lo stabiliscono gli articoli 4 e 45 del D.Lgs. 117/2017, mentre l’articolo 56 consente convenzioni con la Pubblica Amministrazione soltanto con enti regolarmente iscritti. Richiamando espressamente tali disposizioni, il Comune si è auto-vincolato al rispetto dei requisiti previsti dalla legge, che non possono essere disapplicati o considerati facoltativi nella fase di gestione.
Eppure, ad oggi, nessuna delle associazioni che gestiscono i centri anziani di Enna risulta iscritta al RUNTS. L’assessore le aveva già diffidate ad adeguarsi e, con un comunicato ufficiale, le stesse associazioni avevano dichiarato pubblicamente la propria mancata iscrizione. Questo passaggio è centrale: non si parla di chiudere servizi, ma di chiedere agli enti che collaborano con la Pubblica Amministrazione di mettersi in regola, come la legge impone.
Non è solo una questione politica, ma giuridica. Per il Comune, proseguire rapporti in assenza dei requisiti previsti dal Codice del Terzo Settore può comportare profili di illegittimità degli atti, con possibilità di intervento in autotutela ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies della Legge 241/1990. Per le associazioni, invece, gli articoli 91 e 92 del D.Lgs. 117/2017 prevedono la perdita dei benefici e anche sanzioni amministrative pecuniarie in caso di utilizzo irregolare della qualifica di ETS.
In questo contesto il Comune non è privo di strumenti: può intervenire in autotutela, riesaminando i propri atti per adeguarli all’interesse pubblico. Ciò può tradursi in una ricognizione delle posizioni delle associazioni, nella richiesta formale di adeguamento al RUNTS entro termini certi, oppure nella predisposizione di un nuovo avviso che garantisca parità di trattamento e certezza delle regole. Un percorso che non blocca i servizi, ma li mette in sicurezza.
È bene chiarirlo con un pizzico di scaramanzia tutta siciliana: i problemi lasciati troppo a lungo nel cassetto non spariscono, anzi crescono. Anche la vicenda dei centri anziani di Enna segue questa logica: più si rinvia l’adeguamento, più la soluzione diventa complessa per tutti.
E sia chiaro: nessuno vuole chiudere i centri anziani. Il valore sociale delle associazioni non è in discussione. Ma chi sceglie di operare con la Pubblica Amministrazione deve obbligatoriamente adeguarsi alla legge. Il Codice del Terzo Settore non è un’opzione, è una tutela per Comune, enti e cittadini. Essere in regola significa proteggere prima di tutto le stesse associazioni e i servizi offerti agli anziani.
Uno sguardo va infine alla nascita del Forum delle Associazioni di Enna che, stando ai comunicati apparsi sui social, dovrebbe vedere presto la luce. L’auspicio è che il Forum sappia farsi promotore di un confronto costruttivo e contribuire a sbloccare questa vicenda, favorendo una soluzione chiara e condivisa. Allo stesso tempo, è auspicabile che il Comune, attraverso l’assessore competente, i dirigenti e il segretario comunale, assuma una decisione finale, trasparente e pubblica, capace di dare certezze sia alle associazioni sia ai cittadini.
Un ringraziamento alle testate che vorranno dare spazio a questo tema, contribuendo a mantenere vivo il dibattito su una questione che riguarda l’intera comunità ennese.
Boris Dibilio
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Negli ultimi anni anche a Enna si è assistito a una crescita visibile dei servizi Caritas che distribuiscono beni di prima necessità. Pacchi alimentari, vestiario, ascolto
e sostegno alle famiglie rappresentano un aiuto concreto per chi vive difficoltà economiche. La Caritas è spesso il primo presidio a cui le persone si rivolgono. Tuttavia, accanto al valore indiscusso della solidarietà, emergono alcune domande che meritano attenzione.
Chi frequenta i punti di distribuzione nota che, molto spesso, le persone che ricevono aiuti sono sempre le stesse. È un dato comprensibile in un territorio dove la povertà è spesso stabile e non occasionale, ma apre una riflessione: le famiglie seguite riescono anche ad accedere agli strumenti pubblici di sostegno?
O restano legate solo all’assistenza caritativa?
Oggi lo Stato mette a disposizione vari strumenti: l’Assegno di Inclusione (ADI), i bonus per luce e gas, i contributi per l’affitto, il supporto alla formazione e all’inserimento lavorativo. La domanda è semplice: chi si rivolge alla Caritas di Enna viene accompagnato anche verso questi canali?
I Centri di Ascolto aiutano le persone a presentare le domande, a orientarsi nei servizi comunali, a costruire un percorso di autonomia?
La missione della Caritas non è soltanto distribuire aiuti, ma promuovere la persona. Questo significa non solo dare la spesa, ma anche informare, orientare e collaborare con i servizi sociali. In molte realtà ciò avviene, ma è importante che sia un metodo strutturato e non lasciato alla buona volontà dei singoli.
Un altro tema riguarda gli interventi economici diretti. In diversi casi la Chiesa interviene per sostenere famiglie in difficoltà con il pagamento di utenze o spese urgenti. È un gesto importante, ma anche qui sorgono interrogativi: esistono criteri chiari?
Sono sempre le stesse famiglie a ricevere aiuto? C’è un progetto che accompagna la persona verso l’autonomia oppure si rischia di ripetere l’assistenza senza un cambiamento reale?
Le risorse utilizzate provengono in gran parte dall’8x1000 e dalle donazioni dei cittadini. Proprio per questo, come avviene per altri enti che gestiscono fondi destinati al bene comune, sarebbe utile una rendicontazione cittadina: un report annuale che spieghi quante persone vengono seguite a Enna, che tipo di interventi si fanno, quante risorse vengono impiegate e con quali risultati. La trasparenza rafforza la fiducia e valorizza il lavoro svolto. In città, inoltre, si incontrano spesso persone migranti che affermano di essere assistite dalla Chiesa.
È utile allora chiarire: a Enna esistono strutture Caritas di accoglienza ufficiali? O l’intervento è soprattutto informale? Chi coordina questi percorsi e come avviene il collegamento con il Comune e i servizi territoriali? Un altro aspetto riguarda l’organizzazione stessa. Non tutti i gruppi solidali sono automaticamente Caritas diocesane. Sarebbe importante comunicare con chiarezza quali sono i centri Caritas riconosciuti dalla Diocesi di Enna, chi li gestisce, quali operatori e volontari vi svolgono la loro attività e che servizi offrono. In mezzo a numeri, domande e organizzazione, non bisogna però dimenticare il cuore della Caritas: le persone.
A Enna ci sono diaconi che ogni giorno camminano tra le strade della città, bussano alle porte, ascoltano storie difficili e provano, con quello che hanno, a dare una risposta concreta a famiglie che spesso non hanno più voce. Non fanno rumore, non cercano visibilità, ma portano presenza, dignità e speranza dove c’è solitudine e bisogno. Il loro lavoro è un segno importante per la comunità ennese e merita di essere sostenuto e valorizzato.
Proprio a partire da questo impegno, la Caritas potrebbe ulteriormente qualificare la propria presenza sul territorio attraverso un coordinamento stabile, con responsabili di riferimento ( come i diaconi o laici ) e l’istituzione di Centri di Ascolto ufficialmente riconosciuti. L’obiettivo potrebbe essere quello di far nascere almeno un presidio operativo in ciascuna delle principali aree della città — Enna Alta, Enna Bassa e Pergusa — con prorio cordinamnto e responsabile così da garantire prossimità, continuità di intervento e un contatto diretto con le famiglie che vivono situazioni di fragilità.
Accanto ai diaconi e ai volontari, una maggiore presenza dei sacerdoti nelle attività caritative renderebbe l’azione ancora più forte e riconoscibile, creando un ponte vero tra parrocchie e bisogni reali delle famiglie. La carità non è solo un gesto, è una relazione che nasce dall’incontro. E a Enna, dove la povertà ha volti, nomi e storie, una Caritas più presente, coordinata e vicina può diventare non soltanto aiuto, ma speranza concreta per tutta la città.
Alex Bruno
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Criticità nel voto cartaceo minano trasparenza e fiducia, richiesta una votazione online tracciabile
Da tre anni, insieme ad amici e associazioni tra cui Il Solco ed Hope, partecipiamo al percorso del Bilancio Partecipato presentando progetti con serietà, trasparenza e rispetto per le
persone.In questi anni abbiamo sempre ritenuto fondamentale spiegare in modo chiaro cosa si stesse votando, senza scorciatoie né ambiguità.- Bilancio partecipato, l’assessore Campanile chiarisce l’iter e difende la partecipazione civica
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