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La giornata di sabato 18 luglio resterà impressa nella memoria di Enna come una delle più drammatiche sul fronte degli incendi. Decine di ettari di macchia
mediterranea, vegetazione e alberi sono andati distrutti in due vasti roghi che hanno colpito la zona: il primo in contrada Baronessa, il secondo in contrada Santa Marialo.
Un inferno di fuoco che ha richiesto l’intervento massiccio di vigili del fuoco, personale della Forestale, squadre di emergenza e mezzi aerei, con Canadair ed elicotteri impegnati per ore nel tentativo di domare le fiamme. Le operazioni sono proseguite fino a tarda sera, quando finalmente è stato possibile avere ragione dei fronti più pericolosi.
Ma dietro quei roghi resta un’ombra pesantissima: quella della mano dell’uomo. In condizioni nelle quali non vi erano elementi naturali tali da giustificare un evento simile, appare sempre più evidente l’ipotesi di un’azione dolosa. Non si può parlare di semplice fatalità: chi appicca un incendio mette consapevolmente in pericolo boschi, animali, ambiente e soprattutto vite umane.
I piromani non sono “vandali” e non sono persone che compiono una bravata: sono responsabili di una devastazione criminale. Con un solo gesto possono cancellare decenni di crescita della natura, distruggere ecosistemi, compromettere il futuro del territorio e costringere intere
comunità a vivere ore di angoscia.
Per diverse famiglie il terrore è stato concreto. Per ore molti residenti hanno vissuto con la paura di dover lasciare le proprie abitazioni, temendo che le fiamme potessero arrivare fino alle case. Alcuni hanno scelto, per sicurezza, di allontanarsi dalle proprie abitazioni in attesa che l’emergenza rientrasse.
Dietro ogni ettaro bruciato non c’è soltanto vegetazione perduta: ci sono anni di lavoro della natura cancellati, aria più inquinata, animali messi in fuga e una ferita profonda inferta a tutto il territorio ennese.
Ora servono indagini rapide e severe. Chi distrugge il patrimonio ambientale e mette a rischio la vita delle persone deve essere individuato e chiamato a rispondere delle proprie responsabilità. La Sicilia non può continuare a essere ostaggio di chi trasforma il fuoco in uno strumento di distruzione.
In Italia chi appicca incendi boschivi rischia pene molto pesanti. La legge considera l’incendio boschivo un reato gravissimo perché mette in pericolo ambiente, animali e persone.
In particolare, il reato di incendio boschivo doloso può comportare:
- reclusione da
4 a 10 anni per chi provoca volontariamente un incendio boschivo; - pena aumentata se dall’incendio deriva un pericolo per edifici, abitazioni o persone, oppure se il danno ambientale è particolarmente grave;
- possibili aggravanti quando il fatto viene commesso in periodi di grave rischio incendi o provoca un vasto disastro;
- obbligo di risarcire i danni ambientali ed economici causati.
Se invece l’incendio è provocato per colpa (ad esempio per imprudenza o negligenza), le pene sono generalmente inferiori, ma restano comunque previste responsabilità penali.
Oltre alla condanna penale, un piromane può perdere anni della propria vita in carcere e trovarsi a dover affrontare richieste di risarcimento enormi per i danni causati a boschi, aziende, abitazioni e comunità intere.
Nel caso di incendi come quelli descritti a Enna, se venisse accertata la natura dolosa, l’autore non avrebbe davanti una semplice denuncia: rischierebbe di essere perseguito per un crimine contro il patrimonio ambientale e la sicurezza delle persone.
Massimo Castagna
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L'iscrizione al campionato salva il patrimonio sportivo della città. La rinuncia alla cessione del titolo e l'impegno di nuovi giovani dirigenti aprono una fase nuova: adesso il futuro dell'Enna Calcio dipende dall'intera comunità.
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La revoca della liquidazione chiude una delle stagioni più difficili dell'Autodromo.
L'unanimità del Consiglio comunale e le nuove convergenze politiche aprono una
fase che dovrà essere misurata sui risultati, tra rilancio sportivo e possibili nuovi equilibri istituzionali.
Per troppo tempo il nome di Pergusa è stato associato all'incertezza, alle polemiche e al rischio di perdere uno dei simboli più importanti della provincia di Enna.
L'Autodromo non è soltanto una pista: è identità, economia, turismo e storia. È il luogo che ha fatto conoscere Enna ben oltre i confini della Sicilia, diventando negli anni un punto di riferimento del motorsport italiano.
Il momento più difficile arrivò il 2 agosto 2024, non avendo presentato un nuovo statuto si aprì la strada alla liquidazione dell'Ente Autodromo. In molti pensarono che quella fosse la fine di una storia gloriosa, destinata a spegnersi tra carte, polemiche e rassegnazione.
Oggi, invece, quella pagina può dirsi definitivamente chiusa.
La revoca dello stato di liquidazione, il nuovo statuto e la ricostituzione degli organi dell'Ente segnano l'inizio di una nuova fase. Non si tratta soltanto di atti amministrativi, ma della volontà politica di restituire un futuro a una struttura strategica per tutto il territorio.
C'è un dato che merita più attenzione di ogni altro: il voto unanime del Consiglio comunale. Venti presenti e venti voti favorevoli. Un risultato tutt'altro che scontato in un periodo storico nel quale la politica sembra vivere soprattutto di contrapposizioni.
Questa volta è accaduto il contrario.
La politica, spesso criticata per divisioni e personalismi, ha saputo mettere da parte le appartenenze per perseguire un obiettivo comune. Quando accade, non vince una maggioranza e non perde un'opposizione: vince il territorio.
Naturalmente il lavoro comincia adesso. Servirà completare il rinnovo delle licenze, realizzare gli interventi necessari sull'impianto, recuperare la piena funzionalità della tribuna e preparare Pergusa alle sfide della stagione 2027.
A breve ACI Sport definirà i calendari e, dopo mesi di incertezza, Pergusa tornerà a sedersi con piena dignità al tavolo della programmazione. Sarà il primo vero banco di prova per verificare se questa rinascita saprà tradursi in risultati concreti.
Ma attorno all'Autodromo si sta delineando anche un quadro politico che merita una riflessione.
Il presidente del Libero Consorzio Comunale, Piero Capizzi, ha dato un segnale preciso scegliendo, per il Consiglio di amministrazione dell'Ente Autodromo, un componente espressione di Forza Italia che ha concordato il nominativo con Lega e Democrazia Cristiana.
Lo stesso schema sembra trovare conferma nel rafforzamento della squadra amministrativa del Libero Consorzio con l'ingresso dei consiglieri delegati Antonio Pagliazzo, della Democrazia Cristiana, e Giuseppe Castello, della Lega Salvini Premier, accanto ai quattro già in carica appartenenti all'area del Partito Democratico. Una maggioranza ampia che lascia all'opposizione soltanto i due consiglieri di Grande Sicilia-MPA.
È soltanto una scelta amministrativa oppure il primo tassello di un progetto politico più ampio?
È presto per dare una risposta definitiva. Tuttavia è difficile non guardare alle elezioni regionali del prossimo anno come allo sfondo sul quale queste intese potrebbero trovare uno sviluppo. La politica costruisce le proprie alleanze molto prima dell'apertura delle urne, sperimentando sul territorio formule e collaborazioni.
Pergusa potrebbe rappresentare anche questo: il laboratorio di una nuova stagione politica.
Ma, al di là degli equilibri tra partiti, saranno i risultati a fare la differenza. Il nuovo Ente dovrà dimostrare di saper riportare competizioni, pubblico, investimenti e sviluppo economico. Solo allora si potrà parlare di una rinascita completa.
Oggi, però, un risultato è già stato raggiunto.
Pergusa non è più il simbolo di una crisi amministrativa, ma torna a essere una prospettiva di crescita. Dopo due anni di incertezze, il territorio ha ritrovato uno dei suoi punti di riferimento.
Adesso la politica ha il dovere di trasformare questa ritrovata unità in capacità di governo. Perché i cittadini sapranno apprezzare non tanto l'unanimità di un voto, quanto la concretezza delle scelte che seguiranno.
La partita, in fondo, comincia proprio adesso.
Massimo Castagna
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Lampedusa, tredici anni dopo: la geografia morale di Leone XIV tra migranti, Europa e responsabilità condivisa
Il ritorno di Leone XIV a Lampedusa, il 4 luglio 2026, va oltre la dimensione simbolica. Tredici anni dopo il viaggio con cui Francesco inaugurò il proprio pontificato scegliendo l'isola
come prima tappa apostolica, il nuovo Pontefice ripercorre lo stesso itinerario trasformandolo in una dichiarazione programmatica sulla questione migratoria e sul ruolo dell'Europa nel Mediterraneo.
Come ha osservato l'arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano, la visita a Lampedusa completa idealmente un percorso iniziato con l'attenzione rivolta alle Isole Canarie, altro grande approdo delle rotte migratorie verso l'Europa, e proseguito con il richiamo alla figura di Santa Francesca Saverio Cabrini, patrona dei migranti, che dedicò la propria missione all'assistenza degli emigranti italiani nelle Americhe tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. In questa prospettiva, Lampedusa diventa il terzo punto di una geografia simbolica che attraversa le principali frontiere delle migrazioni contemporanee e la memoria storica dell'accoglienza cristiana.
Dietro il gesto emergono posizioni nette. Il primo bersaglio è la retorica della remigrazione: senza nominarla, il Papa contesta, tramite le parole di Damiano, una logica securitaria che riduce il migrante a problema di ordine pubblico anziché a soggetto di diritti. Il secondo fronte è l'indifferenza, già denunciata da Francesco: Leone XIV la raffigura come un "muro invisibile" fra il mare dei vacanzieri e quello dei naufraghi, immagine che a Lampedusa denuncia il rischio di convivere con la tragedia fino a normalizzarla. Il terzo bersaglio riguarda le responsabilità istituzionali: trasparenza nella gestione dell'accoglienza, contro disinteresse e possibili distorsioni nell'uso delle risorse pubbliche.
La denuncia non esaurisce il messaggio. Leone XIV parla di una "responsabilità epocale" dell'Europa, chiamata ad affrontare le migrazioni non come emergenza continua ma come questione strutturale legata alla propria posizione geografica e identità politica.
Il Papa individua la necessità di coniugare il soccorso immediato in mare con una strategia di lungo periodo fondata su sei direttrici fondamentali: soccorrere, accogliere, proteggere, promuovere, integrare e sviluppare. Quest'ultimo verbo assume un significato particolare perché introduce il tema delle cause profonde delle migrazioni, indicando come obiettivo la creazione di condizioni economiche e sociali tali da permettere alle persone di non essere costrette a lasciare il proprio Paese. Lo schema riprende quello di Francesco, ma acquista peso ulteriore rilanciato dal primo Papa statunitense della storia, che nei giorni precedenti si era detto figlio di una nazione costruita anche dai migranti.
Il Pontefice interpella anche la società civile, invitando ad "avere l'audacia di pensare diversamente": la convivenza fra residenti, turisti e migranti non come contraddizione ma come opportunità di crescita reciproca, prospettiva concreta in un territorio dove turismo e rotte migratorie si intrecciano ogni giorno.
Tredici anni dopo Francesco, Lampedusa resta il luogo in cui si misura la capacità dell'Europa di conciliare sicurezza, solidarietà e diritti. Con questo ritorno, Leone XIV non si limita a ribadire una continuità: propone una geografia morale in cui il destino dei migranti diventa criterio di giudizio sulla qualità della democrazia europea.
Gaetano Mellia
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Ci sono date che possono cambiare il destino di un territorio. Lunedì 6 luglio potrebbe essere una di queste.
Dopo circa due anni di commissariamento e liquidazione, i tre soci dell'Ente Autodromo Pergusa – Libero Consorzio Comunale di Enna, Comune di Enna e Automobile Club d'Italia – dovrebbero riunirsi presso uno studio notarile per approvare il nuovo Statuto dell'Ente, passaggio indispensabile per revocare definitivamente lo stato di liquidazione e dare vita a
una nuova governance.
Successivamente sarà nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione, al quale spetterà il compito di individuare il presidente che guiderà questa delicata fase di rilancio.
Non si tratta soltanto di un cambio di organi amministrativi. È il momento in cui Pergusa può finalmente voltare pagina e tornare ad essere uno dei grandi punti di riferimento del motorsport italiano, inserendosi però in una visione molto più ampia rispetto al passato.
Un progetto che va oltre le corse
Il nuovo Ente non sarà chiamato esclusivamente a gestire l'autodromo. L'obiettivo è trasformare Pergusa in un sistema integrato capace di mettere in rete il circuito automobilistico, il lago, la riserva naturale, gli impianti sportivi, il turismo congressuale, la cultura, gli eventi, le attività fieristiche e lo sviluppo del territorio.
Anche la presenza di studentati universitari, di future strutture accademiche e di servizi sanitari potrà contribuire alla costruzione di un polo multifunzionale capace di generare economia durante tutto l'anno. L'autodromo non dovrà più vivere soltanto nei fine settimana delle competizioni.
L'idea è quella di una struttura aperta quasi tutto l'anno, capace di ospitare eventi sportivi, spettacoli, concerti, fiere, convention aziendali, corsi di guida sicura, test privati e iniziative culturali. Un modello gestionale già adottato dai principali circuiti europei.
Una gestione pubblica, ma con una mentalità nuova
Il controllo resterà pubblico, ma il nuovo Statuto punta ad una gestione moderna, dinamica e orientata ai risultati.
Tra i soci sembra ormai consolidarsi la convinzione che la gestione tecnica e sportiva del circuito debba essere affidata a professionisti di altissimo profilo, con esperienza internazionale nel motorsport. Una scelta che rappresenterebbe una vera discontinuità rispetto al passato.Per molti anni l'Ente Autodromo è stato spesso considerato un organismo destinato a soddisfare logiche politiche o di sottogoverno. Oggi quello scenario appare definitivamente superato. Il rilancio di Pergusa richiede competenze manageriali, capacità di attrarre investimenti, relazioni internazionali e una conoscenza approfondita del mercato dell'automobilismo sportivo.
Il manager che servirà a Pergusa
Il futuro dell'autodromo passerà inevitabilmente anche dalla scelta della figura manageriale chiamata a guidarne il rilancio. Non basterà un amministratore.
Servirà un professionista con una rete consolidata di rapporti nel motorsport internazionale, esperienza nella gestione di autodromi o grandi eventi, capacità di attrarre investimenti pubblici e privati, competenze nel marketing territoriale, conoscenza delle normative sugli impianti sportivi e autorevolezza per dialogare con istituzioni, sponsor, federazioni e operatori economici.
L'obiettivo non potrà limitarsi al ritorno di una singola gara prestigiosa. La vera sfida sarà trasformare Pergusa in un polo permanente del motorsport e della mobilità, capace di produrre turismo, occupazione, innovazione e sviluppo economico durante tutto l'anno. Un'occasione storica da non perdere
Pergusa rappresenta uno dei luoghi simbolo dell'automobilismo italiano. Qui hanno corso alcuni dei più grandi piloti della storia e il circuito è stato teatro di competizioni internazionali che hanno contribuito a scrivere pagine importanti dello sport motoristico. Oggi esiste la possibilità concreta di restituire a questo patrimonio il ruolo che merita.
Il 6 luglio potrebbe essere ricordato come il giorno della rinascita amministrativa dell'Ente Autodromo Pergusa. Ma il vero successo arriverà soltanto se alle nuove regole seguiranno scelte coraggiose, competenze elevate e una visione strategica capace di guardare ai prossimi decenni.
Pergusa non può vivere di nostalgia.
Può, invece, tornare ad essere un modello di sviluppo per la Sicilia, un laboratorio di innovazione e un motore di crescita economica e turistica, dimostrando che il motorsport può diventare molto più di uno spettacolo: può trasformarsi in un'opportunità concreta per l'intero territorio ennese.
Massimo Castagna
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