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- Categoria: Redazionale
Ma ci siamo dimenticati che cosa significa vivere sotto un regime totalitario?
L’Italia vive in pace da ottant’anni, senza conflitti sul suo territorio. La Seconda guerra mondiale resta un vivido ricordo per i nostri nonni e padri, che l’hanno vissuta tra privazioni di
diritti umani fondamentali e una devastante povertà. Quella memoria storica, tramandata di generazione in generazione, non è solo ricordo, ma un patrimonio comune che ha alimentato un futuro di speranza e rinascita. È proprio questa eredità che ci ha permesso di conquistare e difendere la libertà e la democrazia.
La maggior parte degli italiani, eccezion fatta per i nostalgici del re e del fascismo, ha compreso che la radicalità del male, espressa attraverso le armi e gli eserciti, ha distrutto ogni progetto per il futuro e annullato ogni aspirazione a una sana sopravvivenza. La speranza stessa, relegata in un angolo profondo dell’anima, sembrava quasi scomparire, sospesa e scollegata da una quotidianità fatta di sofferenza e paura della morte. Gli italiani e gli europei hanno vissuto l’orrore delle dittature, che hanno sottomesso la volontà popolare e fatto tacere ogni dissenso.
Solo con la sconfitta del nazifascismo, resa possibile dagli Alleati e dal coraggio straordinario di chi, tra il popolo, ha reagito e resistito con ideali e amore per la patria, si è aperta una nuova era.
Ottant’anni sono trascorsi. I decenni iniziali, esaltanti ed euforici, hanno celebrato la libertà e la democrazia, ritenendo quasi irreversibile il percorso intrapreso, nonostante imperfezioni e incompiuti progressi.
Negli ultimi anni, tuttavia, il conflitto tra Russia e Ucraina, alle porte dell’Europa, ha paradossalmente disorientato e diviso gli italiani. Al punto che si è arrivati a mettere in dubbio chi fosse l’aggressore e chi l’aggredito, e a discutere sulle responsabilità e sulla necessità di una resa senza condizioni. Un dilemma che sembra ignorare le vittime dei bombardamenti, le città distrutte e rase al suolo.
A questo punto, sorgono legittime alcune domande. Ci siamo forse dimenticati cosa significhi vivere sotto un regime totalitario? Diamo per scontata la democrazia, pensando che sia inattaccabile? Oppure crediamo davvero che non possa essere sovvertita?
Il desiderio di pace, espresso in modi diversi, non sempre appare coerente, tanto che spesso si confonde il fine con il mezzo. C’è chi, in nome della pace, propone la deterrenza con le armi contro coloro che le usano per imporre i propri piani, e chi, al contrario, invita al disarmo e alla conservazione dello status quo per evitare l’escalation della guerra. La pace è assenza di conflitti, ma deve esserlo per tutte le parti coinvolte. Il passo verso la giusta direzione spetta a tutti, vincitori presunti e vinti. Altrimenti, si rischia di perseguire una pace ingiusta, imposta, con conseguenze facilmente immaginabili.
Gaetano Mellia
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