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La FAISA CISAL Sicilia ha comunicato l’avvio della seconda fase della procedura di raffreddamento e conciliazione nei confronti dei Consorzi del Trasporto Pubblico Locale siciliano,
con trasmissione formale della richiesta alla Prefettura competente. Alla base della vertenza vi sono criticità che l’organizzazione sindacale riferisce di aver denunciato più volte, tra cui tempi di percorrenza ritenuti non compatibili con le reali condizioni operative, carichi di lavoro giudicati sempre più gravosi, presunti mancati rispetti in diversi casi della normativa prevista dal Regolamento CE 561/06 sui tempi di guida e di riposo, oltre all’assenza di un confronto concreto sull’evasione tariffaria e sull’applicazione degli accordi previsti dal CCNL di categoria. “Da mesi segnaliamo problematiche precise senza ricevere risposte concrete – dichiarano il Segretario Regionale FAISA CISAL Sicilia Romualdo Moschella e il Coordinatore Regionale Autolinee Private FAISA CISAL Sicilia Salvatore Crisafulli –. Abbiamo sempre cercato il confronto con senso di responsabilità, ma il continuo silenzio dei Consorzi non è più accettabile. Oggi le criticità stanno ricadendo quotidianamente sui lavoratori e inevitabilmente anche sulla qualità e sicurezza del servizio reso all’utenza.” La FAISA CISAL Sicilia ribadisce quindi la necessità di un confronto immediato e concreto per affrontare le problematiche evidenziate, con l’obiettivo dichiarato di tutelare lavoratori, sicurezza e qualità del servizio per i cittadini.
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“La recente audizione presso la Corte dei Conti sui temi della sanità siciliana e dell’attività libero-professionale intramuraria conferma ciò che il Sindacato dei medici denuncia da
mesi: il problema delle liste d’attesa non può essere scaricato sui professionisti e sull’intramoenia, ma deriva da carenze strutturali, organizzative e gestionali che da anni affliggono il Servizio sanitario regionale”, dichiara Giuseppe Bonsignore, presidente regionale Cimo-Fesmed Sicilia.
Secondo il sindacato, le indiscrezioni emerse dopo il confronto tra magistrati contabili e vertici della sanità regionale, che ipotizzano misure drastiche fino alla sospensione temporanea dell’attività libero-professionale dei medici, generano forte preoccupazione tra i professionisti. “Ancora una volta si rischia di trasformare i medici nel bersaglio di criticità che hanno invece radici profonde: insufficienza di personale, sistemi di prenotazione inefficienti, carenze organizzative e mancata programmazione sanitaria”, aggiunge Bonsignore.
“Le stesse contestazioni evidenziate dalla Corte dei Conti – ovvero assenza di limiti chiari, ritardi nelle prestazioni, inadeguatezza dei flussi informativi, carenze nei controlli e nelle piattaforme di prenotazione – dimostrano che il nodo centrale non è l’ALPI in sé, ma la debolezza del sistema sanitario pubblico regionale”, sottolinea il presidente regionale.
Per Cimo-Fesmed Sicilia, il rischio di bloccare o comprimere ulteriormente l’intramoenia potrebbe accelerare la fuga dei professionisti dal sistema pubblico verso il privato, aggravando le difficoltà del SSR e aumentando le disuguaglianze nell’accesso alle cure. “Le osservazioni della Corte dei Conti confermano che servono interventi strutturali e organizzativi, non misure punitive contro i medici”, afferma Bonsignore.
Il sindacato evidenzia inoltre una contraddizione di fondo: pur riconoscendo problemi organizzativi e tecnologici, il dibattito continua a concentrarsi quasi esclusivamente sull’attività libero-professionale, ritenuta impropriamente la principale causa delle liste d’attesa. “L’ALPI non è il problema, ma uno strumento che, se ben regolato e integrato nell’attività istituzionale, può contribuire a dare risposte ai cittadini. Le liste d’attesa si combattono assumendo personale, rafforzando i servizi diagnostici, investendo in tecnologie, informatizzazione e governance, non limitando l’attività dei professionisti”, rimarca Bonsignore.
Cimo Sicilia ribadisce quindi la richiesta di sospendere ulteriori irrigidimenti normativi sull’intramoenia e di aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali dei medici, affinché le criticità evidenziate vengano affrontate con soluzioni condivise, efficaci e orientate al rafforzamento della sanità pubblica.
“Occorre evitare che il dibattito sull’intramoenia diventi un alibi per non affrontare i veri problemi della sanità siciliana. I medici sono parte della soluzione, non il capro espiatorio di inefficienze che hanno origini ben più ampie e complesse”, conclude Bonsignore.
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Il sindacato Siad-Csa-Cisal: “Benvenuti ai nuovi colleghi, ma ora servono riforma e contratto dedicato. Non è più rinviabile l’equiparazione alle altre forze dell’ordine”.
Il giuramento dei 46 nuovi agenti del Corpo forestale della Regione Siciliana, celebrato oggi a Palermo, rappresenta un segnale positivo e importante per il futuro del comparto. A sottolinearlo sono Gaspare Di Pasquale e Luca Crimi del sindacato Siad-Csa-Cisal, che hanno rivolto un messaggio di benvenuto alle nuove colleghe e ai nuovi colleghi, esprimendo fiducia nel contributo che sapranno offrire al Corpo Forestale.
Secondo i rappresentanti sindacali, però, l’ingresso dei nuovi agenti deve coincidere anche con un’accelerazione sul fronte della riforma e del rinnovo contrattuale, questioni considerate ormai non più rinviabili.“Nel resto d’Italia il Corpo forestale dello Stato è stato assorbito dalle altre forze dell’ordine, mentre in Sicilia permane un vuoto normativo storico”, spiegano Di Pasquale e Crimi, evidenziando come le altre Regioni e Province autonome abbiano già provveduto a colmare questa situazione.
Il sindacato denuncia una disparità che penalizza il personale del Corpo Forestale siciliano, impegnato quotidianamente in attività di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza ma ancora privo di un pieno riconoscimento equiparabile a quello delle altre forze di polizia.
Da qui la richiesta di aggiornare la normativa regionale e definire un contratto specifico, in linea con quello della Polizia di Stato, riconoscendo ufficialmente il Corpo forestale come forza di polizia regionale. “È un passaggio necessario – concludono – per garantire ai lavoratori maggiore dignità professionale e un futuro più sereno”.
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Patti - Il Tribunale del Lavoro ha dichiarato nullo il licenziamento intimato dalla Camarda e Drago S.r.l. nei confronti di un lavoratore iscritto al sindacato, riconoscendone il carattere
ritorsivo e discriminatorio. Il provvedimento, impugnato con l’assistenza dell’avvocato Antonio Daniele D’Orazio, è stato giudicato privo di qualsiasi reale fondamento disciplinare e utilizzato come strumento repressivo nei confronti di un dipendente ritenuto “scomodo” per il proprio impegno nelle vertenze sindacali contro l’azienda. Il Giudice ha disposto la reintegrazione immediata nel posto di lavoro, oltre al risarcimento economico e al versamento dei contributi previdenziali.
La vicenda, secondo quanto denunciato dalla FAISA CISAL Sicilia, si inserisce in un contesto più ampio caratterizzato da pressioni, irregolarità e atteggiamenti intimidatori, in contrasto con i principi di tutela del lavoro e della libertà sindacale. “Questa sentenza è di una gravità assoluta – dichiara Salvatore Crisafulli, Coordinatore Regionale Autolinee Private FAISA CISAL Sicilia – e conferma ciò che denunciamo da anni. Alla Camarda e Drago si è arrivati a colpire un lavoratore esclusivamente per la sua iscrizione al sindacato, configurando un comportamento ritorsivo che non può essere tollerato”.
Il Coordinatore regionale sottolinea inoltre come non si tratti di un caso isolato: “Da tempo segnaliamo comportamenti irregolari da parte di questa azienda, confermati dalle numerose sanzioni elevate dalla Polizia Stradale e dai provvedimenti dell’Ispettorato del Lavoro. Nonostante ciò, si continua a perpetrare l’illegittimo nel silenzio più totale dell’Assessorato”.
Particolarmente grave, secondo il sindacato, sarebbe anche la prosecuzione di attività lavorative da parte di personale non in regola, unitamente a presunte violazioni in materia di sicurezza, orari e tempi di guida e riposo, elementi che rafforzerebbero la necessità di interventi immediati da parte degli organi competenti. FAISA CISAL ha infine espresso un sentito ringraziamento all’avvocato Antonio Daniele D’Orazio per il lavoro svolto nella tutela del lavoratore, ribadendo l’impegno a vigilare e denunciare ogni abuso a difesa dei diritti dei lavoratori e della libertà sindacale.
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Si è svolto il 5 maggio a Caltanissetta il sit-in promosso dai rappresentanti della FP CGIL e dei Cobas-Codir davanti alla Prefettura nell’ambito della vertenza sul trasferimento degli
uffici del Centro per l’Impiego nel centro storico cittadino. L’iniziativa ha registrato una significativa partecipazione, evidenziando la rilevanza della questione per circa 60 lavoratori, per l’utenza e per la comunità locale, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di individuare soluzioni condivise e adeguate.
Al termine della manifestazione, una delegazione sindacale è stata ricevuta dal Prefetto, al quale le organizzazioni hanno espresso ringraziamento per la sensibilità dimostrata nel consentire l’esposizione delle principali criticità legate alla scelta della nuova sede e delle richieste avanzate dai sindacati. L’incontro ha prodotto un primo risultato concreto: il Prefetto ha disposto la convocazione di un tavolo prefettizio per giovedì 7 maggio 2026 alle ore 11:30 presso la Sala di Protezione Civile della Prefettura di Caltanissetta.
Al tavolo parteciperanno l’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, il Dipartimento Regionale delle Finanze e del Credito, il Dipartimento Regionale del Lavoro, dell’Impiego, dell’Orientamento, dei Servizi e delle Attività Formative, il sindaco del Comune di Caltanissetta e i responsabili del Centro per l’Impiego. “Rappresenta un primo importante passo verso l’apertura di un confronto istituzionale strutturato”, sottolineano i promotori, che auspicano soluzioni concrete nell’interesse dei lavoratori, dell’utenza e del territorio.
Le sigle sindacali hanno espresso soddisfazione per l’esito della mobilitazione, ribadendo l’attenzione sugli sviluppi del confronto istituzionale in vista dell’incontro del 7 maggio.
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