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- Categoria: Sindacale
Sicurezza sul lavoro, Cgil: Sicilia in “zona rossa”. «Fermare subito la scia di morti»
Oltre 4mila infortuni nel 2026 e 16 vittime. A Casteldaccia la piattaforma del sindacato: più ispettori, controlli e stop ai subappalti a cascata
CASTELDACCIA – La Sicilia resta tra le aree più a rischio in Italia per la sicurezza sul lavoro. A lanciare l’allarme è la Cgil, che richiama la classificazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro
(Inl), secondo cui l’Isola rientra in “zona rossa” per l’elevato rapporto tra occupati e infortuni. Nei primi due mesi del 2026 si contano oltre 4.000 denunce, mentre da gennaio a maggio le vittime sono state 16.
Numeri che, secondo il segretario confederale della Cgil Sicilia Francesco Lucchesi, «impongono un ripensamento radicale delle politiche finora adottate». La piattaforma rivendicativa del sindacato è stata presentata a Casteldaccia, luogo simbolo della tragedia che due anni fa costò la vita a cinque operai impegnati nella rete fognaria.
«Non dimentichiamo quei lavoratori – ha dichiarato il segretario generale Alfio Mannino – ma chiediamo risposte concrete. Il governo regionale è inadempiente: gli strumenti annunciati, come osservatori e tavoli permanenti, non sono mai diventati operativi».
Tra le priorità indicate dalla Cgil: rafforzamento delle ispezioni, formazione continua, campagne di informazione, incentivi alle imprese, innovazione tecnologica e potenziamento della sorveglianza sanitaria. A livello nazionale, le irregolarità riguardano circa il 70% delle aziende controllate, soprattutto in materia di sicurezza nei cantieri, formazione e valutazione dei rischi.
A pesare è anche il lavoro nero, che in Sicilia coinvolgerebbe circa 240 mila persone, pari al 16% degli occupati. Un fenomeno che, insieme alla frammentazione del tessuto produttivo fatto di
micro e piccole imprese, rende più difficile il rispetto delle norme e aumenta l’esposizione ai rischi.
Il sindacato chiede un incremento significativo degli ispettori del lavoro: «A fronte di circa 400 mila imprese – sottolinea la Cgil – servirebbero almeno 300 ispettori». Fondamentale anche un maggiore coordinamento tra gli enti preposti ai controlli e un rafforzamento degli strumenti regionali già esistenti.
Sotto accusa anche il sistema degli appalti: «Nei subappalti a cascata – ha evidenziato Mannino – si indeboliscono i controlli e i diritti dei lavoratori vengono meno». Tra le richieste anche interventi strutturali sullo stress termico e un aumento delle risorse destinate alla prevenzione, oggi limitate al 5% del Fondo sanitario nazionale.
Nel corso dell’iniziativa è intervenuta da remoto Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia: «Per i familiari delle vittime servono risposte rapide e giustizia. È necessario rafforzare l’apparato giudiziario e istituire una procura speciale».
Gribaudo ha evidenziato lo stallo sulla relazione relativa alla strage di Casteldaccia, ancora oggetto di confronto politico, e ha criticato il sistema dei subappalti: «Un passo indietro che non favorisce la qualità del lavoro». L’auspicio è quello di arrivare a un accordo trasversale e approvare misure concrete, tra cui il gratuito patrocinio per le famiglie delle vittime.
A chiudere il convegno la segretaria confederale della Cgil Francesca Re David: «Se non cambia il modo di fare impresa, non si uscirà dalla spirale degli incidenti. Il lavoro continua a essere considerato un costo da comprimere, anche sulla sicurezza».
Presente anche Monica Garofalo, presidente dell’associazione vittime sul lavoro, che riunisce le famiglie dei cinque operai morti a Casteldaccia: «Dopo due anni non sappiamo ancora come sia stato possibile. Chiediamo fatti concreti, non parole».
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