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- Categoria: Sindacale
Sanità, Nursing Up: fuga di infermieri all’estero e stipendi più bassi del 20% rispetto alla media UE
Nel giorno del Primo Maggio il sindacato lancia l’allarme: oltre 7mila professionisti lasciano ogni anno l’Italia, mentre aumentano carichi di lavoro e pressione sul sistema sanitario
Roma, 1 maggio 2026 – Non una celebrazione, ma il simbolo di una crisi strutturale. Il Nursing Up descrive così il Primo Maggio degli infermieri italiani, segnato da una crescente fuga di
professionisti verso l’estero e da condizioni economiche e lavorative sempre più critiche.
Secondo le analisi di Hunters Group, incrociate con i dati del CREA Sanità, oltre 7mila infermieri lasciano ogni anno il Paese. Una migrazione che, da fenomeno episodico, si è trasformata in una scelta strutturale, spinta soprattutto dal gap retributivo e da condizioni di lavoro meno sostenibili rispetto al resto d’Europa.
Italia maglia nera per benessere professionale
L’indagine MeND Survey 2025 evidenzia come la pressione sugli infermieri italiani abbia ormai superato i livelli di sicurezza indicati dagli standard internazionali. Il confronto con altri Paesi europei è netto: mentre in sistemi come quello tedesco sono stati introdotti limiti ai carichi di lavoro, in Italia si registrano tra i livelli più elevati dell’area OCSE.
Gli standard dello studio RN4CAST fissano un rapporto di sicurezza di un infermiere ogni 6 pazienti. In Italia, invece, secondo lo Studio BENE, la media è di 1 a 8,1, con picchi che arrivano a 1 a 12 nei reparti e fino a 1 a 20 durante i turni notturni.
A livello complessivo, il Paese conta appena 6,2 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro i 13 di realtà come Norvegia o Svizzera.
Il gap salariale spinge la fuga
Il rapporto Health at a Glance certifica che un infermiere italiano guadagna mediamente il 20% in meno rispetto alla media europea. Una differenza che incide direttamente sul potere d’acquisto e che rende più attrattivi sistemi sanitari come quelli di Belgio e Francia.
Il risultato è un circolo vizioso: lo Stato forma professionisti qualificati che vengono poi assorbiti da mercati esteri più competitivi, aggravando ulteriormente la carenza di personale nel Servizio sanitario nazionale.
De Palma: “Servono stipendi europei e condizioni dignitose”
«Il Primo Maggio degli infermieri italiani non è una festa, ma la fotografia di un’emorragia professionale che rischia di svuotare il sistema sanitario», afferma Antonio De Palma.
«Non bastano ringraziamenti formali: servono stipendi adeguati e condizioni di lavoro sostenibili. Ogni professionista che lascia il Paese rappresenta un investimento pubblico perso. Senza una revisione profonda dei contratti e una reale valorizzazione dell’autonomia professionale, le riforme della sanità territoriale rischiano di restare incomplete».
Riforme a rischio senza personale
Il tema, sottolinea il sindacato, non riguarda più solo i turni o l’organizzazione del lavoro, ma la sostenibilità complessiva della professione infermieristica.
Senza un’inversione di rotta su salari, organici e qualità del lavoro, l’Italia rischia di costruire strutture sanitarie moderne senza il capitale umano necessario per farle funzionare, mentre il resto d’Europa continua ad attrarre professionisti formati nel Paese.
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