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Luigi Mascaro, presidente provinciale dei ristoratori e della panificazione di Confartigianato Enna e imprenditore della ristorazione, racconta le difficoltà che oggi
gravano sulle attività del settore. Aumenti delle materie prime, dell’energia e del costo del lavoro hanno ridotto sensibilmente i margini, mentre le famiglie devono fare i conti con un potere d’acquisto sempre più limitato. Mascaro sottolinea però la necessità di non sacrificare la qualità, di valorizzare il rapporto con il territorio e di sperimentare nuovi format capaci di rendere sostenibile l’attività senza allontanare la clientela.
- In questi anni il costo delle materie prime, dell’energia e dei servizi è aumentato. Come ha cercato di mantenere un equilibrio tra qualità dei prodotti e prezzi accessibili per i clienti?
"Il mio maestro mi ha sempre insegnato che l’ultima cosa da fare è abbassare la qualità del prodotto che si offre, anche a costo di rimetterci. È un principio che continuo a seguire. Il problema è che oggi materie prime ed energia ci stanno mettendo in seria difficoltà. E gli aumenti li vedono tutti, perché tutti facciamo la spesa: formaggi, salumi, pasta, riso, carne hanno subito rincari importanti.
Non possiamo far finta che questo non esista. Nonostante tutto, a Enna una pizza margherita continua a costare mediamente intorno ai 6 euro. Viaggiando e confrontando i prezzi con altre realtà fuori provincia, si trovano facilmente cifre superiori agli 8-9 euro."
- Un ristoratore oggi deve fare molta attenzione a ogni voce di spesa. Quali sono i costi che incidono maggiormente sulla gestione di un ristorante-pizzeria e quanto è difficile assorbirne gli aumenti senza ritoccare i prezzi?
"I costi dell’energia, i contributi e il personale e l’aumento delle materie prime hanno ridotto i nostri margini al minimo. È difficile sostenere il contrario. Per fare un esempio concreto, un ristorante di medie dimensioni come il mio fino a due anni fa pagava al massimo circa 1.300 euro di energia elettrica al mese; oggi la spesa supera abbondantemente i 3.000 euro.
Nonostante questo, cerchiamo di mantenere prezzi accessibili. Il giropizza, salvo richieste particolari, non supera i 20 euro e solo aggiungendo ulteriori prodotti o servizi può arrivare intorno ai 25 euro.
Bisogna però guardare anche ai costi che sostengono i nostri fornitori. Pensiamo, per esempio, al settore ittico: anche chi vende il prodotto deve fare i conti con rincari e difficoltà di approvvigionamento. Tutta la filiera è sotto pressione."
- Il cliente è diventato più attento al rapporto tra qualità e prezzo? E quanto conta, secondo la sua esperienza, offrire prodotti di qualità a un prezzo che rimanga alla portata delle famiglie?
"Parlo naturalmente a titolo personale, perché ogni collega gestisce la propria attività in modo diverso. Il problema principale, però, è che le famiglie hanno sempre meno potere d’acquisto.
Un tempo un impiegato statale, come mio padre, poteva essere considerato una persona economicamente benestante. Oggi, con un solo reddito, un mutuo e le rate dell’auto, una famiglia può trovarsi in una situazione completamente diversa. Con due redditi si riesce magari a vivere con maggiore tranquillità, ma la situazione resta complessa.
È giusto che il cliente faccia maggiore attenzione ai prezzi, ma non bisogna dimenticare che anche ristoratori e commercianti sono alle prese con gli stessi aumenti che affrontano le famiglie. Il problema del caro vita non riguarda soltanto la ristorazione: lo si vede nei supermercati, nei distributori di carburante e in tutti i settori.
Di conseguenza, le famiglie che prima potevano permettersi di uscire a cena più volte al mese oggi devono necessariamente ridurre la frequenza."
- In un momento in cui si parla molto di caro vita, il ristorante può continuare a rappresentare anche un momento di socialità e di svago per le famiglie, oppure il consumo fuori casa sta diventando sempre più difficile?
"Dobbiamo cercare di venirci incontro tutti: i gestori devono comprendere le difficoltà delle famiglie e le famiglie devono comprendere quelle delle imprese.
Sappiamo che ci sono genitori che devono sostenere le spese per i figli all’università e affrontare molte altre uscite. Ma anche dietro i banconi, ai fornelli, nei forni e nelle friggitrici ci sono imprenditori e lavoratori che ogni giorno devono sostenere costi sempre più elevati. Serve quindi comprensione reciproca."
- Lei è contemporaneamente cuoco e imprenditore. Quanto è importante oggi valorizzare i prodotti e le eccellenze del territorio per contenere i costi, sostenere l’economia locale e offrire al cliente qualcosa che la grande distribuzione e il commercio online non possono dare?
"Credo sia diventato fondamentale cambiare i format e diversificare l’offerta. I prodotti locali, però, non necessariamente costano meno: quello che posso garantire è la qualità e il valore che rappresentano.
Basti pensare alla tuma: tre anni fa poteva costare 4,50-5 euro, oggi arriva anche a 9 euro. Anche in questo caso bisogna guardare alle fatture e agli scontrini e comprendere che gli aumenti riguardano tutta la filiera.
I nostri fornitori, infatti, spesso ci sostengono e cercano di venirci incontro, ma anche loro devono affrontare costi più elevati. Per questo il rapporto con il territorio resta importante, non tanto per una riduzione automatica dei prezzi, quanto per la qualità, la tracciabilità e la valorizzazione dell’economia locale."
- Enna ha una realtà commerciale e gastronomica che potrebbe avere maggiori potenzialità. Cosa servirebbe, secondo lei, per rendere il centro storico e in particolare Enna Alta più attrattivi e favorire la presenza di cittadini e visitatori?
"Servirebbero iniziative capaci di animare il centro storico durante tutto l’anno e, soprattutto, attività rivolte alle famiglie e ai giovani. Penso a eventi a basso costo per l’amministrazione, tornei sulla sabbia, aree attrezzate per i bambini, circuiti cittadini dedicati ai kart e agli sport su ruote, artisti di strada, fiere estive, notti bianche e sagre.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di riportare persone nel centro storico, creando occasioni di incontro e di socialità che possano avere ricadute positive anche sulle attività commerciali e sulla ristorazione."
- Guardando al futuro, qual è la sua ricetta per continuare a fare ristorazione a Enna mantenendo insieme tre elementi fondamentali: qualità, prezzi giusti e sostenibilità dell’impresa?
"Credo che sia necessario cambiare il format. Una possibilità potrebbe essere un ristorante senza un menù tradizionale, basato sui piatti del giorno e su una proposta più semplice, con un pasto unico e un servizio continuato.
Anche le abitudini delle famiglie sono cambiate. La domenica, per esempio, non ci sono più come una volta i nonni che portano figli e nipoti al ristorante. Dobbiamo quindi adeguarci a una società che cambia e trovare formule nuove.
A questo si aggiungono fattori esterni che incidono pesantemente sul turismo e sulla mobilità. Anche i problemi legati alle conseguenze dell’attività dell’Etna e alle difficoltà operative dell’aeroporto di Catania possono avere ripercussioni importanti sulle presenze e, di conseguenza, sulle attività economiche. Per questo serve una strategia complessiva che metta nelle condizioni le imprese di continuare a lavorare e investire sul territorio."
Massimo Castagna
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Il presidente di Confcommercio Enna-Caltanissetta analizza prezzi, costi delle imprese,
commercio di vicinato e spopolamento. E guarda al futuro dell’Ennese tra Università,
qualità della vita e necessità di nuovi interventi pubblici.
Il caro prezzi, secondo Maurizio Prestifilippo, presidente di Confcommercio Enna-Caltanissetta, non rappresenta a Enna un fenomeno più accentuato rispetto ad
altri territori. A pesare sono soprattutto i rincari energetici e l’aumento dei costi che ricadono inevitabilmente sulle imprese e, di conseguenza, sui consumatori.
Nell’intervista Prestifilippo allarga però lo sguardo all’intero territorio provinciale, lanciando l’allarme sul progressivo spopolamento dei piccoli comuni e sulla crisi del commercio di vicinato. Critica inoltre il predominio del commercio elettronico e chiede maggiore attenzione alle fasce più deboli della popolazione.
Il presidente di Confcommercio guarda anche al futuro di Enna, riconoscendo all’Università un ruolo importante nel miglioramento del potere d’acquisto e definendo l’Ennese un modello di qualità della vita. Per il rilancio delle imprese locali, annuncia un confronto con il sindaco Mirello Crisafulli, al quale concede ancora qualche settimana di “luna di miele”.
- A Enna il costo della vita viene percepito da molti cittadini come sempre più elevato. Dal punto di vista di Confcommercio, il caro prezzi è realmente più accentuato rispetto ad altri centri siciliani oppure si tratta soprattutto di una percezione legata alla riduzione del potere d’acquisto?
“Non credo che la sensazione che i prezzi dei prodotti siano più elevati corrisponda ad una realtà. La rete dei negozi offre le stesse occasioni di risparmio: saldi, black friday, offerte speciali. È semmai il continuo rincaro dei prodotti energetici che sta mettendo in difficoltà i consumatori e anche le imprese. L’inflazione comunque non cresce al di sopra del 3%. Un dato che può essere considerato ottimale in quadro di instabilità internazionale come quello che stiamo vivendo.”
- Enna viene spesso descritta come una città alle prese con un costo della vita elevato. È davvero così?
“Enna è un’oasi nel contesto dell’entroterra siciliano; l’Università ha portato un netto miglioramento del potere d’acquisto medio delle famiglie. Semmai la nostra maggiore preoccupazione riguarda i comuni più piccoli che sono stati inseriti dal governo nei comuni da accompagnare all’estinzione. In sostanza i comuni in stato di disagio sono ritenuti dal governo immeritevoli di interventi strutturali e vengono abbandonati al destino dello spopolamento. Credo che la politica dovrebbe rivedere questa scelta. Il disagio va combattuto con consistenti interventi pubblici.”
- Lei, però, sembra spostare l’attenzione soprattutto sui piccoli comuni dell’Ennese. Qual è oggi la situazione e cosa significa parlare di comuni che rischiano di essere accompagnati verso l’estinzione?
“Le imprese possono contenere i margini entro limiti tassativi, poi se vogliono continuare ad esistere devono ridurre i costi, penalizzare il personale o tentare di eludere il fisco. Se lo fanno prima o poi sono costrette a chiudere. Se aumentano i costi dei trasporti delle merci il riverbero sui prezzi è inevitabile! “
- Sul fronte delle imprese, quanto spazio esiste ancora per assorbire l’aumento dei costi senza trasferirlo sui consumatori? E quanto incidono, in particolare, i costi di trasporto delle merci sui prezzi finali?
”La crisi del commercio di vicinato è generale e dipende in grande misura dai criteri liberistici imposti dall’Europa. Lasciare che il commercio elettronico faccia chiudere tutti i negozi fisici è un errore che la comunità pagherà cara in termini di servizio e dí vitalità delle città. Enna non fa eccezione. Avevamo preannunciato che perdurando la crisi internazionale e le guerre alcune fasce deboli della popolazione si sarebbero trovate nei guai. Bisogna garantire molta attenzione a chi si trova nel bisogno, attivando politiche sociali in grado di aiutare i più deboli.”
- Lei sostiene che pochi interventi potrebbero migliorare radicalmente la condizione delle imprese locali. Quali sono questi interventi e cosa chiederà concretamente all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mirello Crisafulli?
“Io sono convinto che pochi interventi potrebbero migliorare radicalmente la condizione dell’impresa locale. Ne parleremo col sindaco Crisafulli quando si sarà liberato dagli impegni dei primi mesi in cui deve dimostrare a tutti i costi il suo dinamismo. Adesso si preoccupa di cose visibili e immediate, ma a lui non manca una visione di medio e lungo termine. Diamogli ancora qualche settimana di luna di miele! “
- Guardando ai prossimi mesi, qual è la sua maggiore preoccupazione per il commercio ennese e quale, invece, potrebbe essere la strategia per trasformare la situazione attuale in un'occasione di rilancio del centro urbano e delle attività commerciali?
“Enna e l’intera sua provincia rappresenta in Sicilia un modello di vita. Forse i nostri concittadini non se ne rendono pienamente conto ma in termini di qualità della vita e anche di costo dei servizi rappresentiamo un’isola nell’isola. Credo che quanto ha espresso il nostro prefetto sia la migliore risposta a questa domanda. A cento anni dalla sua fondazione si può immaginare un futuro straordinario per le risorse naturali, la cultura e l’economia dell’ Ennese. Ma ognuno deve imparare a fare fino in fondo il proprio dovere. La politica, la burocrazia, i protagonisti dell’economia.”
Massimo Castagna
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Il deputato regionale del Pd Fabio Venezia rilancia l’idea di uno scalo nell’area centro-orientale dell’Isola:
«Fontanarossa non può essere l’unica porta d’accesso aerea della Sicilia orientale. Serve una struttura
alternativa capace di garantire continuità al sistema dei trasporti».
Intervista a Fabio Venezia, deputato regionale del Pd
- Onorevole Venezia, perché torna a parlare della realizzazione di un aeroporto intercontinentale nella Sicilia centrale?
"Perché le criticità che si stanno registrando in queste ore a Fontanarossa dimostrano quanto sia fragile un sistema che affida una parte significativa del traffico
aereo siciliano a un unico grande scalo. La vicinanza all’Etna espone l’aeroporto di Catania alle conseguenze delle eruzioni e delle emissioni di cenere vulcanica, con chiusure, limitazioni operative, dirottamenti e cancellazioni dei voli. Non si tratta più di un problema occasionale, ma di una questione che riguarda la sicurezza e la continuità dell’intero sistema dei trasporti."
- Dove dovrebbe sorgere il nuovo aeroporto?
"L’ipotesi che proponiamo riguarda l’area centro-orientale della Sicilia, tra Catenanuova e l’area industriale di Dittaino. Si tratta di una posizione strategica, anche in considerazione dell’imminente potenziamento della rete ferroviaria Palermo-Catania. Un aeroporto collocato in questa zona potrebbe diventare un vero nodo intermodale, collegando il trasporto aereo alla rete ferroviaria e alla viabilità autostradale."
- Si tratterebbe quindi di un aeroporto destinato soltanto a fronteggiare le emergenze di Fontanarossa?
"No. L’obiettivo deve essere molto più ambizioso. Parliamo di uno scalo intercontinentale del Mediterraneo, capace di intercettare nuovi flussi di traffico verso l’area mediterranea, il Medio Oriente e il sud del mondo. Allo stesso tempo potrebbe rappresentare una struttura alternativa a Fontanarossa nei periodi in cui l’attività dell’Etna rende difficoltoso o impossibile il normale funzionamento dello scalo catanese."
- L’idea non è nuova. Ci sono precedenti?
"Negli anni passati anche Confindustria Sicilia aveva evidenziato l’opportunità di realizzare un grande aeroporto nella Sicilia centrale. Oggi, alla luce dell’evoluzione del sistema dei trasporti e delle crescenti criticità di Fontanarossa, quella proposta merita di essere nuovamente approfondita con strumenti tecnici e istituzionali adeguati."
- Qual è, secondo lei, il primo passo concreto da compiere?
"La Regione deve attivare tutte le procedure necessarie per affidare uno studio di fattibilità. Non possiamo continuare a discutere soltanto in termini teorici. Occorre verificare concretamente la sostenibilità tecnica, economica, ambientale e infrastrutturale di un’opera di questa portata e capire quale possa essere la localizzazione più idonea."
- La Regione da sola può affrontare un progetto così importante?
"Certamente no. È indispensabile aprire un tavolo di confronto con il Governo nazionale e, in particolare, con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La materia rientra infatti tra quelle di competenza concorrente tra Stato e Regione. Un progetto di questa rilevanza deve necessariamente essere condiviso ai diversi livelli istituzionali."
- Lei propone anche la costituzione di un Gruppo di Azione Territoriale. Quale dovrebbe essere il suo compito?
"L’idea è creare un organismo capace di mettere attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti pubblici e privati potenzialmente interessati alla realizzazione dell’opera. Il Gruppo di Azione Territoriale dovrebbe promuovere le interlocuzioni preliminari, coordinare le diverse competenze e accompagnare il percorso con le autorità preposte ai controlli e alla pianificazione del sistema aeroportuale, a partire da Enac ed Enav."
- Quale potrebbe essere il valore strategico di un aeroporto nella Sicilia centrale per il territorio ennese?
"Sarebbe una grande opportunità non soltanto per Enna e per la Sicilia centrale, ma per l’intera Isola. Un'infrastruttura di questo tipo potrebbe modificare gli equilibri logistici ed economici regionali, favorire nuovi investimenti e rafforzare i collegamenti della Sicilia con i mercati internazionali. La posizione baricentrica dell’area Dittaino-Catenanuova, unita al potenziamento ferroviario, potrebbe rappresentare un elemento decisivo."
- In definitiva, cosa chiede alla Regione?
"Chiedo che si passi dalle discussioni alle verifiche concrete. Il Governo regionale deve avviare lo studio di fattibilità e promuovere il confronto con lo Stato, con gli enti territoriali, con il sistema produttivo e con le autorità competenti. Se vogliamo programmare davvero il futuro delle infrastrutture siciliane, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre le emergenze e progettare un sistema aeroportuale più moderno, resiliente e competitivo."
Massimo Castagna
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La presidente Enza Maria Bartoli analizza gli effetti dell’aumento dei costi su spesa alimentare,
bollette e servizi: “Il territorio ennese vive una crescente perdita del potere d’acquisto”
Il caro prezzi continua a rappresentare una delle principali emergenze economiche per le famiglie ennesi. L’aumento dei costi dei beni di prima necessità, delle utenze e dei servizi sta modificando le abitudini di consumo di molti cittadini, costretti sempre più spesso a rinunce e scelte difficili per riuscire a far quadrare i bilanci familiari.
Federconsumatori Enna lancia l’allarme e richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di interventi capaci di tutelare soprattutto le fasce più fragili della popolazione. La presidente Enza Maria Bartoli evidenzia le difficoltà riscontrate quotidianamente dagli sportelli dell’associazione e indica alcune priorità per affrontare una situazione economica che continua a pesare sul territorio.
Presidente Bartoli, qual è oggi la situazione del caro prezzi a Enna e in provincia?
“Registriamo una situazione sicuramente preoccupante. Anche nel nostro territorio il continuo aumento dei prezzi sta incidendo pesantemente sui bilanci delle famiglie. Gli aumenti riguardano praticamente tutti i settori: dai prodotti alimentari ai beni di largo consumo, dalle bollette ai servizi. Il problema principale è che questi rincari non sono stati accompagnati da un adeguato aumento dei redditi e questo ha determinato una significativa perdita del potere d’acquisto. Sempre più famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.”
Quali sono i segnali più evidenti che arrivano dai cittadini che si rivolgono a Federconsumatori?
“Il segnale più evidente è il cambiamento delle abitudini di consumo. Molte persone ci raccontano di dover ridurre gli acquisti, cercando continuamente offerte e promozioni. Le difficoltà riguardano anche prodotti alimentari fondamentali come carne, pesce e altri beni di prima necessità. Non si tratta più soltanto di una maggiore attenzione alla spesa, ma di una necessità dettata dalle difficoltà economiche che molte famiglie stanno vivendo.”
Quanto pesa il caro prezzi in un territorio come quello ennese, caratterizzato da una maggiore fragilità economica rispetto ad altre realtà?
“Pesa in maniera significativa. In un territorio dove molte famiglie hanno già una capacità economica limitata, ogni aumento dei prezzi produce conseguenze importanti. Quando crescono i costi degli alimenti, delle utenze e dei servizi, a risentirne sono soprattutto i nuclei familiari più vulnerabili, gli anziani e chi vive situazioni lavorative precarie. Il rischio è quello di ampliare ulteriormente le difficoltà sociali ed economiche.”
Il carrello della spesa è uno degli aspetti maggiormente colpiti dai rincari. Quali sono le criticità che riscontrate tra i consumatori ennesi?
“Il costo della spesa quotidiana è diventato una delle principali preoccupazioni delle famiglie. Anche piccoli aumenti sui singoli prodotti, sommati nel tempo, determinano un incremento importante della spesa mensile. Per questo riteniamo necessario lavorare per garantire maggiore equilibrio lungo la filiera e promuovere iniziative che possano contribuire a calmierare i prezzi, tutelando i consumatori.”
Anche energia e servizi incidono sui bilanci familiari. Quali difficoltà vengono segnalate dai cittadini?
“Le utenze rappresentano una voce sempre più pesante nei bilanci domestici. Molti cittadini incontrano difficoltà nel comprendere offerte, contratti e bollette, soprattutto dopo il passaggio al mercato libero dell’energia. È fondamentale garantire maggiore trasparenza e informazione, affinché i consumatori possano scegliere in modo consapevole e non si trovino a sostenere costi poco chiari o non adeguatamente spiegati.”
Quali interventi chiedete alle istituzioni per affrontare il caro prezzi a Enna?
“Chiediamo un impegno concreto da parte delle istituzioni locali e nazionali. È necessario attivare un monitoraggio costante dei prezzi sul territorio provinciale per individuare eventuali fenomeni speculativi e garantire maggiore tutela ai cittadini. Servono inoltre misure di sostegno più efficaci per le famiglie in difficoltà, una maggiore attenzione ai bonus sociali e un potenziamento degli strumenti di informazione e assistenza. Federconsumatori Enna continuerà a essere al fianco dei cittadini per informarli, assisterli e tutelarli, ma è indispensabile un confronto con tutti i soggetti competenti per costruire risposte concrete.”
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I professori Corrado Tamburino e Marco Barbanti illustrano obiettivi, innovazione e prospettive del
primo grande progetto epidemiologico dedicato alla stenosi aortica nella popolazione over 70.
L’intervista approfondisce il valore scientifico e sanitario del Registro Siciliano sulla Stenosi Aortica, un progetto di ricerca innovativo dedicato allo screening e al monitoraggio della
malattia valvolare aortica nella popolazione over 70. Il professor Corrado Tamburino, Capo del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare del Centro Cuore Morgagni di Pedara, e il professor Marco Barbanti, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale Umberto I di Enna e docente dell’Università Kore di Enna, illustrano gli obiettivi dell’iniziativa, l’importanza della diagnosi precoce, i più recenti progressi terapeutici con la TAVI e il ruolo della collaborazione tra istituzioni, medici e territorio. Un confronto che evidenzia come ricerca, prevenzione e innovazione possano contribuire a migliorare la programmazione sanitaria e la qualità delle cure per gli anziani in Sicilia.
- Tamburino: Qual è l'obiettivo principale del Registro Siciliano sulla stenosi aortica e perché rappresenta un progetto così innovativo nel panorama della cardiologia italiana?
“Attualmente esistono pochissimi registri epidemiologici nel mondo, due piccoli studi italiani, uno inglese e uno norvegese e recentemente uno statunitense. Ciascuno ha le sue valenze e limiti, ma nessuno analizza in maniera pre specificata la popolazione dai 70 anni in su, dedicandosi esclusivamente alla stenosi valvolare aortica che è l’oggetto invece è la nostra indagine, volta a svelare la reale entità di questa malattia, a seguirla nel tempo, e a identificare i soggetti passibili di trattamento.”
- Tamburino: Perché è stato scelto proprio il territorio della provincia di Enna come area pilota dello studio e in che modo i risultati potranno essere estesi all'intera Sicilia e, potenzialmente, al resto d'Italia?
“La scelta del bacino lontano dai grossi centri urbani, è dovuta al fatto che siamo al di fuori dei grandi circuiti e ci sono meno facilities. Con questa occasione si coniuga quindi uno scopo scientifico con uno sociale offrendo una opportunità alla cittadinanza. E’ un’area territoriale ben precisa, su cui incidono una decina di comuni la cui popolazione raggiunge i 50.000 abitanti, con circa 5000 persone oltre i settant’anni cui viene proposto un ecocardiogramma su base volontaria. La popolazione analizzata ovviamente non è diversa da quella del resto della Sicilia, e perché no dell’Italia, e rappresenta il metro universale per il nostro territorio nazionale.”
- Barbanti: La stenosi aortica è una malattia spesso silenziosa. Quali sono i segnali che le persone sopra i 70 anni non dovrebbero sottovalutare e quanto è importante una diagnosi precoce?
“La stenosi valvolare aortica dell’anziano è una malattia degenerativa. La valvola aortica è come una porta che si apre e si chiude per tutta la vita, quindi oltre 1 miliardo di volte. È facile che si rovini e una volta che inizia il processo di invecchiamento, questo è quasi sempre inarrestabile e progressivo. In una prima fase della malattia non ci sono segni e sintomi, solo l’ecocardiogramma è in grado di svelare con facilità la presenza della malattia in modo da poter tenere costantemente poi il paziente sotto controllo nel corso del tempo. Una volta che invece la malattia diventa significativa ha un destino ineluttabile, con una mortalità annua del 20%. Di solito i sintomi sono sottovalutati perché il paziente anziano tende a limitare spontaneamente la sua attività, ma bisogna prestare molta attenzione alla facile faticabilità, alla dispnea, all’angina, e ai sintomi legati alla ipoperfusione cerebrale fino alla sincope. Capita tuttavia di vedere pazienti con valvola aortica strettissima e molto poco sintomatici. Questo non li sottrae comunque alle possibili complicanze fatali.”
- Barbanti: Oggi le linee guida internazionali indicano sempre più spesso la TAVI come trattamento di riferimento. Quali vantaggi offre questa procedura rispetto alla cardiochirurgia tradizionale, soprattutto nei pazienti anziani?
“Oramai da molti anni la Stenosi Aortica in categorie selezionata dei pazienti viene trattata con la TAVI. Questa procedura si effettua a paziente sveglio, con cateterismo cardiaco e consente un pressoché immediato recupero. Fino ad una decina di anni addietro veniva riservata ai pazienti inoperabili per l’elevato rischio cardiochirurgico. Infatti, la TAVI ha un rischio standard molto basso, dell’1% di morte e dell’1% di ischemia cerebrale. Grazie agli studi e alla progressione tecnologica oggi la Tavi è confermata essere la terapia di prima scelta universalmente adottata in tutto il mondo per i pazienti con Stenosi Aortica al di sopra di settant’anni. C’è da dire comunque che per ogni paziente deve essere fatta una discussione collegiale (Heart Team) con cardiochirurgo, anestesista ed emodinamista. Viene dunque scelta per ciascun paziente la strategia migliore sulla base delle caratteristiche cliniche e anatomiche. In dettaglio nei pazienti ancora giovani settantenni, e giovanili ed in buona salute, quindi con una buona previsione di lunga vecchiaia ci si pone sempre il problema di sottoporre il paziente cardiochirurgia piuttosto che Tavi. Oggi la cardiochirurgia nei pazienti a basso rischio è realmente a basso rischio ed a rapido recupero, quindi non va dimenticata.”
- Tamburino: Le stime parlano di oltre 30 mila siciliani con stenosi aortica. Quanto può incidere un registro epidemiologico sulla programmazione sanitaria e sull'organizzazione dei servizi cardiologici regionali?
“Questa è una domanda molto difficile, si sa che i numeri sono elevati ma il numero esatto non lo si conosce e il Registro Siciliano sulla Stenosi Aortica avrà questo grande valore. È chiaro che bisognerà trovare una modalità che renda accessibile a tutti il trattamento quando necessario, posto che è imprescindibile che queste procedure vengano eseguite in centri con cardiochirurgia attiva in sede, questo in accordo con le linee guisa europee, per garantire il massimo della sicurezza al paziente. Non è compito mio, essendo un medico, decidere le strategie sanitarie, il mio compito è solo quello di fare la diagnosi di malattia, scegliere il tipo di trattamento ed essere messo in condizione di effettuarlo. In Sicilia esistono sei centri perfettamente in grado di seguire questa procedura.”
- Tamburino: Questo progetto coinvolge Università, ASP, Ordine dei Medici, medici di medicina generale e cardiologi del territorio di Enna. Quanto è importante il lavoro di squadra per il successo di un'iniziativa di prevenzione e ricerca di questa portata?
“Siamo in presenza di una collaborazione veramente virtuosa fra le figure istituzionali e operative che si sono fatte carico di portare avanti questo progetto su base volontaria. A parte il sottoscritto che ha ideato e organizzato il progetto assieme al dirigente generale del DASOE, dottor Giacomo Scalzo, è stato fondamentale il coinvolgimento dell’ordine dei medici di Enna con presidente dr. Mancuso, il lavoro dell’ASP, grazie all’onerosissimo impegno del Direttore Generale, dottor Zappìa e dei suoi collaboratori, la Cardiologia del professore Barbanti dell’Università Kore, la Cardiologia di Nicosia del dr. Artale, i medici di medicina generale e le diverse società cardiologiche territoriali e gli allievi delle scuole di specializzazione in Cardiologia di Catania e Messina che su base volontaria si sono offerti per eseguire gli ecocardiogrammi. Infine, il grande contributo dei rappresentanti di apparecchiature elettromedicali che forniscono gli ecocardiografi in visione per poter effettuare gli esami.”
- Barbanti: Il 4 luglio ha preso il via l'arruolamento dei primi pazienti. Qual è il messaggio che desidera rivolgere ai cittadini invitati a partecipare allo screening e quale impatto potrà avere questa ricerca sulla salute delle future generazioni di anziani?
“C’è grande attenzione e aspettativa da parte delle istituzioni regionali, Assessorato alla Salute e DASOE e il 4 luglio sarà la prima di numerose date future. Verranno sottoposti a ecocardiogramma Eseguiremo circa 200 anziani, ma il numero ipotetico massimo può arrivare fino a 5000 quindi ci saranno molte sedute nel corso dell’anno. E’ certo che la esecuzione di un numero molto elevato di esami ecocardiografici sarà di grande beneficio per la popolazione e ci offrirà gli strumenti per una sanità migliore per la nostra terra.”
Massimo Castagna
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