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La Fondazione MADE IN SICILY Museum ETS ha avviato la campagna 5×1000 2026 destinando l’intero ricavato alla realizzazione di “Rosa è Palermo / Rosa è Licata”, progetto
internazionale pensato per celebrare il centenario di Rosa Balistreri, nata a Licata il 21 marzo 1927 e scomparsa a Palermo il 20 settembre 1990. Le due installazioni saranno inaugurate nel marzo 2027 nelle città simbolo della sua esistenza, creando un ponte culturale tra le sue radici e il suo lascito artistico.
Il progetto unirà linguaggi e tradizioni differenti attraverso tre artiste di rilievo internazionale. Marlene Rose realizzerà una rosa in vetro utilizzando sabbia proveniente da Licata, Veronica Mancuso creerà una scultura a forma di uovo, simbolo di nascita e rinascita, mentre Aya Oguma applicherà l’antica tecnica giapponese del Kintsugi, riparando i frammenti con l’oro. Le opere dialogheranno tra loro nelle due città, trasformando memoria, identità e fragilità in simboli permanenti.
«È un progetto che vuole rendere il filo fragile ma prezioso del destino di Rosa Balistreri fra territori, linguaggi e culture», spiegano Giovanni Callea e Davide Morici, promotori dell’iniziativa. «Vuole anche valorizzare il lavoro di conservazione di Felice Liotti, grazie al quale oggi disponiamo di oltre 18 ore di registrazioni inedite».
Rosa Balistreri, definita la “Mercedes Sosa dei siciliani”, resta una delle figure più potenti della musica popolare italiana. La sua voce aspra, il repertorio dedicato a emarginazione, povertà, condizione femminile e giustizia sociale, insieme alla capacità di portare la cultura siciliana nei teatri nazionali e internazionali senza compromessi, l’hanno resa un simbolo identitario senza tempo.
La Fondazione MADE IN SICILY, impegnata nella promozione delle radici siciliane attraverso arte, design e dialogo globale, ha inoltre costituito il “Fondo Liotti” per preservare il patrimonio documentale, fotografico e sonoro dell’artista. Per sostenere il progetto è possibile destinare il 5×1000 inserendo il codice fiscale 97389450822 nella dichiarazione dei redditi, oppure contribuire tramite donazioni volontarie.
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Sarà inaugurata sabato 18 aprile alle ore 19 presso la Galleria SACCA di Modica la bipersonale “Questa non è una mostra sul paesaggio”, con opere di Giuseppe Costa e Carlo
Alberto Rastelli, curata da Giovanni Scucces. Il titolo, che richiama una celebre suggestione di René Magritte, introduce una riflessione critica sul concetto di paesaggio, sottraendolo a una definizione univoca e proponendolo come costruzione percettiva e mentale.
Il progetto espositivo affronta il paesaggio non come semplice realtà fisica, ma come esito dello sguardo: un territorio che prende forma attraverso l’osservazione, l’interpretazione e l’interiorizzazione, trasformandosi in spazio di memoria e identità. Per entrambi gli artisti, esso si configura come soglia percettiva e deposito di vissuti.
Nelle opere di Giuseppe Costa il paesaggio emerge come dimensione sospesa e rarefatta. Attraverso velature e foschie, i contorni si dissolvono dando vita a immagini fragili e incerte. Il disegno diventa strumento di rielaborazione della memoria, mentre elementi naturali come vento, acqua e nuvole assumono qualità tattili. L’uso di carboncino, grafite e pastelli contribuisce a una resa pulviscolare che rafforza la dimensione poetica e sensoriale.
Diversamente, Carlo Alberto Rastelli costruisce scenari in cui la figura umana assume un ruolo centrale. I suoi personaggi si inseriscono in paesaggi concepiti come scenografie attive, arricchite da pattern decorativi e suggestioni pop. La sua ricerca si sviluppa attorno al rapporto tra memoria, tempo e rappresentazione, attraverso la rielaborazione di fotografie d’epoca e immagini d’archivio. Elementi come galassie e costellazioni diventano proiezioni della psiche, mentre il legno di abete, con le sue venature, entra nella composizione contribuendo al significato visivo e narrativo.
Il dialogo tra i due artisti si articola nella tensione tra spazio naturale e spazio costruito: se nelle opere di Costa il paesaggio tende a smaterializzarsi, in quelle di Rastelli si struttura come dispositivo scenico. In entrambi i casi, esso perde la funzione di sfondo per assumere un ruolo attivo all’interno dell’opera.
La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 13 giugno 2026 dal martedì al sabato, dalle 17 alle 20; ulteriori aperture saranno disponibili su appuntamento.
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Tra pittura e romanzo breve, un viaggio transrealista che intreccia memoria, spazio e visione oltre i confini della realtà
Un’opera che supera i confini della tela per trasformarsi in esperienza narrativa e visione cosmica. Con L’Angelo Lunare e Artemis II, l’artista Francesco Guadagnuolo costruisce un
progetto che unisce pittura e scrittura in un unico percorso espressivo.
Il lavoro nasce dall’omonima opera pittorica, realizzata con olio, acrilico e collage, concepita non solo come immagine ma come “campo di forze”, capace di mettere in relazione memoria storica e visione futura. Da un lato il riferimento allo sbarco lunare di Apollo 11, dall’altro la prospettiva contemporanea della missione Artemis II: due coordinate temporali che si intrecciano in una narrazione simbolica e visionaria.
Al centro dell’opera si colloca la figura dell’Angelo Lunare, presenza enigmatica che non assume il ruolo di personaggio ma di “medium” tra dimensioni diverse: fisica e metafisica, percezione e simbolo. È qui che prende forma il concetto di Transrealismo, inteso non come stile ma come metodo capace di attraversare la realtà e trasporla in una nuova frequenza espressiva.
Il romanzo breve che accompagna l’opera si sviluppa come un viaggio non nello spazio, ma attraverso le forze che lo rendono possibile. Ogni capitolo è dedicato a un principio – Gravità, Traiettoria, Sospensione, Vuoto, Entropia, Materia Oscura, Radiazione di Fondo – reinterpretato come presenza narrativa, sospesa tra scienza e immaginazione.
Dalla memoria della prima pagina del New York Times sullo sbarco lunare alla trasformazione dell’astronauta in simbolo, fino alla Luna intesa non come luogo ma come pensiero, Guadagnuolo costruisce una narrazione che sfugge alle categorie tradizionali. Il viaggio diventa così un percorso interiore e conoscitivo, in cui anche il lettore è chiamato a entrare “in orbita”.
Il testo si articola in episodi che evocano una crescita progressiva: dall’“Infanzia orbitale”, segnata dall’incontro con la gravità, fino al “Ritorno”, in cui il significato non è una risposta ma una nuova consapevolezza. In questo universo simbolico, il cosmo non è uno spazio neutro, ma un processo in continua trasformazione.
Un’opera ibrida, tra arte visiva e letteratura, che propone una riflessione contemporanea sul rapporto tra essere umano, scienza e mistero, restituendo al lettore un’esperienza immersiva e profondamente evocativa.
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L’opera “Incidenti Minori” protagonista del progetto Futuri Emergenti Italiani promosso da BCC Arte&Cultura in oltre 100 città
PACHINO – La banca si trasforma in spazio espositivo e apre le porte all’arte contemporanea. La BCC Pachino aderisce al progetto nazionale Futuri Emergenti Italiani, promosso
da BCC Arte&Cultura, con l’obiettivo di valorizzare giovani artisti under 35 e portare la cultura nei territori.
L’iniziativa coinvolge 112 Banche di Credito Cooperativo del Gruppo ICCREA e oltre 100 artisti in tutta Italia, trasformando le filiali in vere e proprie gallerie accessibili alle comunità locali.
Per la Sicilia, protagonista è il giovane pittore di Augusta Giovanni Bongiovanni, selezionato per esporre l’opera “Incidenti Minori” (olio su tela, 130x180 cm, 2025). Il lavoro sarà ospitato in diverse sedi: a Messina da metà aprile a metà luglio 2026, nel territorio etneo tra luglio e settembre, e infine nella sede sociale della BCC Pachino da ottobre a dicembre.
Il progetto, curato da Cesare Biasini Selvaggi con il supporto di Mario Bronzino, rappresenta una vera e propria mappatura dell’arte contemporanea emergente in Italia.
«La cultura è una leva di sviluppo per le comunità locali», sottolinea Concetto Costa, evidenziando l’impegno della banca nel sostenere i giovani talenti e promuovere l’arte negli spazi del territorio.
Sulla stessa linea il direttore generale Massimo Sena, che ribadisce il ruolo sociale delle BCC: «Investire in cultura significa anche rafforzare il legame con famiglie, imprese e comunità, sostenendo inclusione e sviluppo».
Il progetto si distingue anche per il suo approccio innovativo agli spazi espositivi. «Oggi è necessario ripensare cosa sia un luogo dedicato all’arte contemporanea», spiega Mario Bronzino, sottolineando come anche una banca possa diventare un luogo di riflessione culturale.
Un’idea condivisa dal curatore Cesare Biasini Selvaggi, che evidenzia il valore generazionale dell’iniziativa: giovani artisti che, attraverso un percorso di ricerca personale, trasformano la memoria in elemento centrale della propria espressione, con uno sguardo aperto alla collettività.
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Arte e letteratura dialogano per raccontare la continuità delle tensioni globali tra energia, potere e pace
Il dialogo ideale tra Pier Paolo Pasolini e Francesco Guadagnuolo consente di leggere cinquant’anni di storia energetica e geopolitica come una tensione continua e irrisolta. Con il
suo Petrolio, Pasolini aveva intuito che il petrolio non fosse soltanto una risorsa economica, ma un dispositivo di potere capace di ridefinire gli equilibri tra Stati, incidere sulla democrazia e trasformare l’identità dell’Occidente.
La crisi energetica del 1973 rappresentò il momento in cui questa consapevolezza divenne evidente: l’Occidente scoprì la fragilità del proprio sviluppo, legato alle dinamiche del Medio Oriente. Guadagnuolo riprende questa visione e la trasforma in linguaggio visivo attraverso il trittico Petrolio (cm 80x120, tecnica mista e collage), che non ricostruisce gli eventi ma ne rivela la struttura profonda.
L’opera si articola in tre momenti: l’origine della crisi nel 1973, il presente rappresentato da una Terra risucchiata in un vortice oscuro simbolo del potere energetico globale, e il Medio Oriente contemporaneo, dove energia e conflitto restano intrecciati. In filigrana emerge un richiamo alla Primavera di Sandro Botticelli, non come citazione estetica ma come contrasto etico tra l’armonia umanistica del passato e la crisi del presente.
In questo contesto, il ruolo di Guadagnuolo come ambasciatore di pace dell’Universal Peace Federation assume valore centrale. L’artista utilizza l’arte come strumento di consapevolezza e diplomazia culturale, capace di rendere visibili le tensioni globali senza semplificarle.
Nel corso di un’intervista, Guadagnuolo sottolinea: “Essere Ambasciatore di Pace significa assumersi la responsabilità di guardare oltre il presente, perché la Pace non è un sentimento ma un lavoro quotidiano”. L’artista evidenzia inoltre che “finché l’energia sarà usata come arma, la Pace resterà fragile”, proponendo un cessate il fuoco nelle aree strategiche e un tavolo multilaterale permanente che coinvolga anche cultura e scienza.
Il riferimento a Pasolini si configura così come un atto critico: se lo scrittore aveva individuato nel petrolio il nucleo del potere nazionale, Guadagnuolo ne mostra la dimensione globale, ancora oggi determinante nelle relazioni internazionali, dalle tensioni nello Stretto di Hormuz alle alleanze tra potenze energetiche.
Il trittico diventa quindi un dispositivo di riflessione e pace: non offre soluzioni immediate, ma invita a immaginare un futuro in cui l’energia non sia più causa di conflitto bensì strumento di cooperazione, restituendo all’arte il ruolo di coscienza critica della politica.
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