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Dal progetto FEST-IN al Lago di Pergusa, un’esperienza tra cultura, natura e mobilità sostenibile
I giovani partecipanti al progetto Erasmus+ “FEST-IN – Living Roots, Digital Future”, provenienti da Italia, Spagna, Serbia e Bulgaria, hanno visitato il territorio ennese in bicicletta
grazie alla collaborazione con Cicli Solidali.
L’iniziativa, coordinata anche dall’Associazione Folklorica Kòre Città di Enna, si è svolta dal 24 al 30 agosto e ha coinvolto circa 40 giovani e accompagnatori tra i 17 e i 21 anni. Il programma è stato dedicato allo scambio interculturale, alla riscoperta delle tradizioni e all’utilizzo del digitale per raccontare e valorizzare le proprie radici.
Durante l’escursione al Lago di Pergusa, i partecipanti hanno potuto conoscere il territorio attraverso la mobilità sostenibile, accompagnati da una guida di Cicli Solidali. L’esperienza ha unito turismo sostenibile, conoscenza della natura e valorizzazione del patrimonio locale.
Per l’Associazione Kòre, il confronto tra i giovani dei diversi Paesi ha rappresentato un’importante occasione per scoprire le affinità tra culture differenti e rafforzare il senso di cittadinanza europea. Un’esperienza particolarmente apprezzata anche dai partecipanti stranieri, che hanno sottolineato la nascita di nuove amicizie e il desiderio di tornare a Enna.
L’escursione a Pergusa ha così unito gli obiettivi di FEST-IN e Cicli Solidali, trasformando la bicicletta in uno strumento per conoscere, vivere e raccontare il territorio ennese a una nuova generazione di giovani europei.
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AMSI, Uniti per Unire, Co-Mai e Umem rilanciano il progetto della “Buona Immigrazione” e il Manifesto “Unione per l’Italia”: «Servono prevenzione, ingressi programmati e maggiore coinvolgimento dei giovani»
ROMA – Immigrazione, legalità e integrazione sono al centro del nuovo appello di AMSI, Uniti per Unire, Co-Mai e Umem, che rilanciano il percorso della “Buona Immigrazione” e il Manifesto
Internazionale Interculturale “Unione per l'Italia”. La proposta punta su prevenzione, ingressi programmati, formazione, lavoro e maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni.
Il professor Foad Aodi e Nadir Aodi sottolineano la necessità di superare una gestione esclusivamente emergenziale e affrontare il fenomeno migratorio con una strategia capace di tenere insieme sicurezza e integrazione.
Aodi: «L'immigrazione è cambiata»
Secondo Foad Aodi, che segue il fenomeno dal 1995, l'immigrazione italiana è profondamente cambiata per provenienze, motivazioni e competenze. Oggi occorre considerare anche il ruolo delle seconde generazioni e dei giovani nati o cresciuti in Italia.
Per Aodi e Nadir Aodi, sicurezza e integrazione devono procedere insieme, adattando le politiche pubbliche alle nuove caratteristiche del fenomeno.
L'appello ai giovani: rispetto delle regole e partecipazione
Foad e Nadir Aodi rivolgono un messaggio diretto alle nuove generazioni: rispettare le leggi, conoscere diritti e doveri e partecipare alla vita civile. Allo stesso tempo chiedono di evitare generalizzazioni nei confronti delle comunità straniere per le responsabilità dei singoli.
Scuola, formazione, lavoro, conoscenza della lingua e prevenzione della marginalità vengono indicati come strumenti essenziali per favorire un'integrazione concreta.
Nadir Aodi: «Bisogna parlare con i giovani»
Nadir Aodi chiede alle istituzioni di coinvolgere direttamente i giovani nelle politiche di integrazione, intervenendo prima che disagio e isolamento diventino emergenze. «Bisogna parlare con i giovani e non soltanto dei giovani», sottolinea.
Dalla “Buona Immigrazione” a “Unione per l'Italia”
Il percorso della “Buona Immigrazione”, avviato oltre vent'anni fa e portato anche all'attenzione delle istituzioni, propone una politica fondata su immigrazione legale e programmata, equilibrio tra diritti e doveri, formazione, lavoro, sicurezza e cooperazione con i Paesi di origine.
Il Manifesto “Unione per l'Italia” ne rappresenta, secondo i promotori, l'evoluzione, con maggiore attenzione a giovani, partecipazione, inclusione e dialogo interculturale.
«I rimpatri non bastano»
Foad e Nadir Aodi ritengono che il controllo delle frontiere e i rimpatri, pur rientrando nella gestione del fenomeno, non siano sufficienti. Servono anche canali legali, ingressi programmati, accordi bilaterali, formazione e cooperazione con i Paesi di origine.
Contrastare disinformazione e sfruttamento
La rete richiama inoltre l'attenzione sulle false promesse rivolte ai giovani nei Paesi di origine. Secondo Aodi, informazione corretta, prevenzione e cooperazione sono fondamentali per contrastare i percorsi irregolari e le reti che sfruttano la vulnerabilità dei migranti.
Una strategia fondata su legalità e integrazione
La proposta di AMSI, Uniti per Unire, Co-Mai e Umem punta quindi a unire sicurezza e integrazione: rispetto delle leggi e contrasto all'illegalità da una parte, formazione, lavoro, inclusione e partecipazione dall'altra.
«La sicurezza senza integrazione non è sufficiente, così come l'integrazione senza legalità non può funzionare. L'Europa deve investire sui giovani e affrontare il fenomeno migratorio con programmazione e responsabilità», concludono Foad e Nadir Aodi.
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La Regione assegna i contributi da 50 euro al mese alle famiglie con Isee fino a 12 mila euro.
L’assessore Amata annuncia altri 2 milioni per finanziare tutti gli idonei rimasti esclusi
Saranno 14.550 i giovani siciliani tra i 6 e i 16 anni che potranno svolgere attività sportiva grazie ai voucher messi a
disposizione dalla Regione Siciliana. L’assessorato regionale al Turismo, allo sport e allo spettacolo ha pubblicato il decreto con la graduatoria dei beneficiari, suddivisi per provincia e associazione di appartenenza.
Il contributo ammonta a 50 euro al mese ed è rivolto ai ragazzi e alle ragazze appartenenti a famiglie con un reddito Isee non superiore a 12 mila euro. I voucher consentiranno di frequentare corsi e attività sportive nelle associazioni e società sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni e dal Cip, nel periodo compreso tra il primo settembre 2026 e il 30 aprile 2027.
L’iniziativa, introdotta dalla legge regionale 2 del 2023, ha registrato una partecipazione superiore alle previsioni. Per questo il governo regionale ha deciso di incrementare le risorse disponibili.
L’assessore regionale al Turismo e allo sport, Elvira Amata, ha annunciato infatti che, d’intesa con il presidente della Regione Renato Schifani, saranno stanziati altri 2 milioni di euro. Un milione sarà inserito nelle imminenti variazioni di bilancio e un altro milione nella prossima legge di Stabilità.
Le nuove risorse serviranno a finanziare circa 10 mila giovani che, pur risultando in possesso dei requisiti, non hanno trovato copertura con lo stanziamento iniziale. In base ai tempi di entrata in vigore dei provvedimenti, i fondi aggiuntivi potrebbero coprire i periodi di novembre-dicembre e marzo-aprile.
La misura dispone complessivamente di 6 milioni di euro, 3 milioni per il 2026 e altrettanti per il 2027. Il 3 per cento delle risorse è destinato alle attività istruttorie svolte dai comitati regionali delle federazioni e degli enti riconosciuti dal Coni e dal Cip.
Per il presidente Schifani, il successo dell’iniziativa conferma il valore dello sport come strumento di inclusione sociale e di crescita dei giovani, soprattutto per quelli appartenenti alle famiglie economicamente più fragili. L’obiettivo è favorire la pratica sportiva, la socializzazione e la diffusione di comportamenti sani.
Dal 2023, anno di avvio della misura, sono stati oltre 54 mila i giovani beneficiari, per un investimento complessivo della Regione pari a 14 milioni di euro.
A livello provinciale, il maggior numero di voucher è stato assegnato a Palermo, con 3.804 beneficiari, seguita da Catania con 3.445 e Messina con 1.637. Agrigento conta 1.186 voucher, Trapani 1.174, Siracusa 1.142, Ragusa 1.023 e Caltanissetta 724.
In provincia di Enna sono stati assegnati 415 voucher, che consentiranno ad altrettanti giovani di accedere alle attività sportive con il sostegno economico della Regione.
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Spritz da 8 a 10 euro, apericene sempre più care e pochi luoghi di aggregazione alternativi.
Gli studenti raccontano come il caro vita stia cambiando le loro abitudini e chiedono maggiore
attenzione a una città che dovrebbe essere sempre più accogliente per chi studia.
Essere uno studente universitario fuori sede significa fare continuamente i conti con un bilancio spesso molto limitato. Affitto, bollette, libri, trasporti e spesa alimentare
rappresentano già un impegno economico importante. A Enna, però, secondo molti universitari, c'è un'altra voce che negli ultimi anni è diventata sempre più pesante: quella legata ai prezzi praticati nei bar, nelle pizzerie e nei ristoranti.
Il problema, spiegano, non è tanto concedersi uno spritz o una pizza ogni tanto, quanto il fatto che, in una città dove gli spazi pubblici di aggregazione sono limitati, il bar finisce per essere quasi l'unico luogo dove incontrarsi, studiare insieme o trascorrere qualche ora dopo le lezioni.
"Se vuoi vedere gli amici non hai molte alternative", racconta Giulia, 22 anni, studentessa di Giurisprudenza. "Alla fine ci si ritrova sempre in un bar. Ma spendere 8 euro per uno spritz, che in alcuni locali arriva anche a 10 euro, per noi non è sostenibile. Se poi si decide di fare un'apericena, il conto cresce ancora."
Una situazione che, secondo gli studenti, pesa soprattutto durante i mesi invernali, quando diventa ancora più difficile utilizzare gli spazi all'aperto e le occasioni di incontro si riducono ulteriormente.
Marco, 24 anni, studente di Ingegneria, racconta che il confronto con altre città universitarie è inevitabile.
"Molti di noi vengono da Catania, Palermo, Messina o hanno amici che studiano in altre sedi. I costi dell'energia e del personale sono aumentati ovunque, nessuno lo mette in dubbio. Però altrove trovi ancora locali che riescono a mantenere prezzi accessibili agli studenti. Qui, invece, abbiamo la sensazione che gli aumenti siano stati molto più marcati."
Anche la spesa quotidiana, aggiungono gli universitari, è diventata più pesante.
"Quando fai i conti con un budget mensile limitato, ogni euro conta", osserva Sara, 21 anni, studentessa di Psicologia. "Non è solo il prezzo del bar. È il supermercato, è il pranzo veloce, è tutto quello che ogni giorno incide sul nostro portafoglio."
Secondo gli studenti, il tema riguarda anche l'attrattività dell'Università di Enna. Una città universitaria, sostengono, dovrebbe offrire occasioni di socializzazione accessibili, capaci di favorire la vita della comunità studentesca senza trasformare ogni momento di incontro in una spesa importante.
"C'è il rischio che molti preferiscano restare a casa", dice Antonio, 23 anni, studente di Economia. "Non perché non abbiano voglia di uscire, ma perché ogni serata diventa un costo difficile da sostenere."
Gli studenti precisano di comprendere le difficoltà degli esercenti, alle prese con rincari dell'energia, aumento del costo del lavoro e delle materie prime. Tuttavia fanno notare che queste stesse difficoltà riguardano tutte le città italiane.
"Non chiediamo prezzi irrealistici", conclude Elena, 22 anni, studentessa di Scienze della Formazione. "Sappiamo che i costi sono aumentati per tutti. Quello che ci chiediamo è perché, rispetto ad altre città universitarie che frequentiamo o conosciamo, qui i prezzi sembrino crescere molto di più. Una città che vuole attrarre studenti dovrebbe anche aiutarli a vivere il territorio, non costringerli a rinunciare ai momenti di socialità."
Il caro prezzi, dunque, non è soltanto una questione economica. Per molti universitari rappresenta anche un tema sociale. Se incontrarsi con gli amici diventa un lusso, il rischio è quello di impoverire la vita universitaria, riducendo le occasioni di confronto e di aggregazione che fanno parte dell'esperienza di chi sceglie Enna per costruire il proprio futuro.
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Il Commissario Giuseppe La Rosa ha illustrato il ruolo della Polizia di Stato e la collaborazione
con il volontariato nella gestione delle emergenze e nella sicurezza del territorio.
Lo scorso 29 luglio, presso la sede della Protezione Civile di Piazza Armerina, il personale della Polizia di Stato del Commissariato distaccato di Pubblica Sicurezza ha partecipato a
un incontro formativo rivolto ai giovani del campo scuola.
All'iniziativa hanno preso parte circa 45 ragazzi, accompagnati da 10 coordinatori e responsabili. Nel corso dell'incontro, il Commissario Giuseppe La Rosa ha illustrato le competenze della Polizia di Stato, soffermandosi sull'importanza della collaborazione con le organizzazioni di volontariato presenti sul territorio, considerata un elemento fondamentale per la sicurezza partecipata.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo della Protezione Civile e alle attività di presidio del territorio, con riferimento agli interventi in caso di calamità naturali e di emergenze provocate dall'uomo, come minacce di inquinamento, interruzioni delle comunicazioni e situazioni che mettono a rischio la sicurezza e l'incolumità pubblica.
L'incontro ha suscitato un vivo interesse tra i partecipanti, che hanno posto numerose domande sulle competenze delle diverse istituzioni coinvolte nella gestione delle emergenze. Sono stati inoltre approfonditi l'organizzazione delle associazioni di volontariato e i meccanismi di intervento a livello locale, provinciale, regionale e nazionale, evidenziando la sinergia operativa tra la Protezione Civile, la Polizia di Stato e le altre componenti del sistema di protezione civile.
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