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- Categoria: Ambiente
Il MDT ha presentato un nuovo esposto-diffida agli enti competenti. Secondo il monitoraggio del movimento, il volume dell’invaso è sceso a 13,8 milioni di metri cubi e l’autonomia potrebbe ridursi a pochi mesi in caso di autunno siccitoso.
Nuovo allarme sulla situazione dell’invaso Ancipa. Il Movimento per la Difesa dei Territori ha inviato nella serata di ieri un secondo esposto-diffida urgente tramite PEC, indirizzato all’Autorità di Bacino, alla Protezione Civile, a Siciliacque e a Enel.
Al centro della segnalazione ci sono i livelli raggiunti dal bacino dopo le recenti operazioni di sversamento. Secondo i dati raccolti dal monitoraggio civico del movimento, tra lunedì e ieri sarebbero stati trasferiti complessivamente circa 570 mila metri cubi d’acqua. Le paratie dell’invaso, sempre secondo il MDT, sarebbero rimaste aperte anche durante la notte.Alle 7 di mercoledì 2 settembre, il volume complessivo dell’Ancipa sarebbe quindi sceso a 13,8 milioni di metri cubi.
Il Movimento individua tre elementi di particolare criticità.Il primo riguarda il quadro autorizzativo. Secondo quanto riportato nell’esposto, il provvedimento del 28 luglio avrebbe previsto un limite straordinario di 4 milioni di metri cubi destinati all’irrigazione della Sicilia Orientale. Il MDT sostiene che tale disponibilità sarebbe ormai prossima all’esaurimento e chiede quindi chiarezza sulla legittimità di eventuali ulteriori prelievi.
Il secondo elemento riguarda la quantità d’acqua effettivamente disponibile. Dei 13,8 milioni di metri cubi presenti nell’invaso, circa 2 milioni sarebbero considerati volume morto, non utilizzabile per l’approvvigionamento idropotabile. La riserva effettivamente disponibile scenderebbe così a circa 11,8 milioni di metri cubi.
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- Categoria: Ambiente
La vicenda dell’ex miniera di Pasquasia torna al centro dell’attenzione. L’ipotesi, ancora da chiarire nei suoi contenuti e nelle
sue conseguenze, di individuare il sito come possibile area destinata a ospitare e conservare l’amianto derivante dalle operazioni di bonifica sta suscitando preoccupazione anche nella Camera del Lavoro CGIL di Enna.
Per la CGIL, in questo contesto, ha fatto bene la Presidenza del Consiglio comunale di Enna a lanciare, senza preconcetti ma con la necessaria preoccupazione, un campanello d’allarme. Secondo il sindacato, sulla vicenda Pasquasia ci sono ancora molti aspetti da comprendere e approfondire, a partire dai reali motivi che portarono alla chiusura della miniera.
Pasquasia rappresentava infatti una delle realtà produttive più importanti della provincia. La miniera di sali potassici, per anni considerata un sito estremamente produttivo, garantiva occupazione diretta e nell’indotto a oltre mille lavoratori, contribuendo in maniera significativa all’economia dell’intero territorio.
«La nostra provincia, in termini di rappresentanza politica e di smantellamento di realtà produttive, ha pagato e continua a pagare un prezzo estremamente alto», sottolinea la Camera del Lavoro.
Da qui la preoccupazione per il futuro dell’ex sito minerario e, più in generale, per il destino della provincia di Enna. La CGIL sostiene che il territorio non possa continuare a essere considerato una realtà da utilizzare passivamente per rispondere alle esigenze e ai bisogni provenienti da altri contesti.
Il tema, secondo il sindacato, non riguarda soltanto la possibile destinazione dell’area, ma investe una questione più ampia: quale modello di sviluppo si vuole costruire per un territorio che negli anni ha visto progressivamente ridursi le proprie attività produttive e le opportunità occupazionali.
La Camera del Lavoro di Enna ribadisce quindi la propria disponibilità a confrontarsi, nel rispetto dei ruoli istituzionali, su tutte le proposte che possano contribuire allo sviluppo e alla valorizzazione del territorio. Allo stesso tempo, però, annuncia la volontà di contrastare quelle iniziative che dovessero tradursi in ulteriori penalizzazioni o umiliazioni per la provincia.
La vicenda Pasquasia, conclude la CGIL, merita dunque un confronto ampio, trasparente e basato su dati e certezze, prima di assumere decisioni che potrebbero avere conseguenze rilevanti sul futuro del sito e dell’intero territorio ennese.
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- Categoria: Ambiente
Il progetto di Mario Capasso punta a trasformare le pendici sotto
il centro storico in un’area verde produttiva e sociale. In palio fino
a 49.300 euro attraverso il bando EIT Community – New European Bauhaus
Trasformare una delle aree più fragili di Enna in uno spazio verde, produttivo e accessibile, capace di generare valore per la
comunità. È l’obiettivo del progetto “Il Bosco Solidale di Janniscuro – Rigenerazione paesaggistica, forestazione produttiva e co-creazione comunitaria”, promosso dall’Associazione Emergenza Sociale e sottoposto all’attenzione dell’Amministrazione comunale.
La proposta riguarda le pendici sottostanti il centro storico, nell’area della Porta di Janniscuro, e punta a mettere insieme forestazione, recupero del territorio, valorizzazione paesaggistica, fruizione pubblica e inclusione sociale.
L’occasione è rappresentata dal bando europeo EIT Community – New European Bauhaus, Co-create NEB, che prevede un finanziamento fino a 49.300 euro, su un progetto complessivo di 58 mila euro. La candidatura deve essere presentata entro il 30 settembre 2026 e richiede la presenza di un ente pubblico locale nel partenariato.
«Janniscuro può diventare molto più di un’area da recuperare – afferma il presidente dell’Associazione Emergenza Sociale, Mario Capasso –. La nostra idea è trasformare una pendice oggi marginale in un luogo vivo, produttivo e accessibile, capace di restituire alla città un paesaggio di qualità e nuove occasioni di partecipazione e solidarietà».
Il progetto
L’intervento prevede la bonifica e il recupero delle pendici, la rimozione della vegetazione secca e dei materiali abbandonati e interventi compatibili con la sicurezza e la manutenzione dei versanti.
È prevista la piantumazione di circa 400-500 alberi e piante, selezionati in base alle caratteristiche climatiche e ambientali dell’area, insieme alla realizzazione di un sistema di irrigazione efficiente.
Il progetto contempla inoltre il possibile recupero della sorgente presente nella zona, un percorso pedonale attrezzato e sicuro, sistemi di illuminazione fotovoltaica, la valorizzazione paesaggistica della Porta di Janniscuro e un’area per lo sgambamento dei cani.
Sono previste anche attività educative e di comunità, con il coinvolgimento di associazioni, scuole e cittadini, oltre alla prima “Festa dell’Olio di Montagna di Enna”.
L’obiettivo non è realizzare semplicemente un parco, ma creare un paesaggio produttivo e sociale, nel quale il verde possa produrre valore, i terreni tornino a essere curati e una parte della produzione possa essere destinata a finalità sociali, educative e comunitarie.
Il coinvolgimento dei proprietari
Una componente importante riguarda i terreni privati presenti nell’area. L’Associazione propone di collaborare con il Comune alla definizione di un modello di “Custodia del Territorio”, coinvolgendo volontariamente i proprietari dei fondi oggi abbandonati.
Le modalità di collaborazione e l’eventuale destinazione della produzione dovranno essere definite attraverso specifici strumenti amministrativi e convenzionali, nel rispetto della normativa vigente.
Il ruolo del Comune
L’Associazione propone al Comune di Enna di entrare nel partenariato istituzionale necessario alla candidatura, assumendo il ruolo ritenuto più opportuno dall’Amministrazione.
Il Comune potrebbe garantire il coordinamento istituzionale, il raccordo con gli uffici, la verifica degli aspetti urbanistici, tecnici, ambientali e patrimoniali, oltre al supporto amministrativo alla candidatura e alla definizione delle eventuali convenzioni con i proprietari.
L’Associazione Emergenza Sociale, invece, si dichiara disponibile a occuparsi del coordinamento operativo, della gestione delle attività progettuali, degli interventi di forestazione e manutenzione, del coinvolgimento della comunità e della comunicazione.
Nel quadro economico preliminare sono previsti 10 mila euro per il coordinamento e la direzione tecnica-operativa.
Il quadro economico e la richiesta
Il progetto ha un valore complessivo di 58 mila euro, con 49.300 euro di finanziamento europeo e 8.700 euro di cofinanziamento. Le principali voci riguardano opere meccanizzate e recupero dei terrazzamenti, forestazione e irrigazione, arredi, percorso, area sgambamento, recupero della sorgente e illuminazione fotovoltaica.
La quota di cofinanziamento dovrà essere verificata secondo le regole del bando.
Considerata la scadenza del 30 settembre, l’Associazione chiede ora un incontro operativo con il sindaco, gli assessori interessati e gli uffici competenti per esaminare la proposta, verificare la disponibilità delle aree, definire il ruolo del Comune e stabilire il cronoprogramma per la candidatura.
«La scadenza è vicina e non c’è tempo da perdere – conclude Capasso –. Chiediamo al Comune di valutare rapidamente la proposta insieme a noi, per capire cosa sia concretamente possibile fare. Janniscuro può diventare un progetto concreto di rigenerazione per Enna».
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- Categoria: Ambiente
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell’Ambiente che conferma l’affidamento.
Il provvedimento arriva nell’anno del quarantesimo anniversario della riserva
La gestione dell’Area Marina Protetta “Isola di Ustica” resta in capo al Comune di Ustica, confermato quale ente gestore della prima riserva marina istituita in Italia. Il passaggio
formale si è concluso con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 179 del 4 agosto 2026 del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, firmato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin il 23 giugno scorso.
Il provvedimento garantisce la continuità amministrativa e operativa delle attività di tutela dell’area marina protetta, istituita nel 1986 e che quest’anno celebra il quarantesimo anniversario.
Il decreto stabilisce anche alcuni adempimenti per la gestione futura. Il Comune di Ustica dovrà sottoscrivere con il Ministero una specifica convenzione entro 60 giorni dalla pubblicazione del provvedimento e dovrà applicare le direttive e le circolari emanate dal dicastero. Confermata inoltre la Commissione di Riserva, con funzioni consultive a supporto delle attività di gestione.
Il sindaco di Ustica, Salvatore Militello, ha espresso soddisfazione per la conferma dell’affidamento, sottolineando il valore del lavoro svolto dalla comunità e dagli uffici comunali nella tutela dell’ambiente marino. Per l’amministrazione, la stabilità gestionale rappresenta anche la possibilità di avviare nuove progettazioni e rafforzare il ruolo dell’area marina nel campo della protezione della biodiversità e dello sviluppo sostenibile.
Sulla stessa linea il direttore dell’AMP Isola di Ustica, Davide Bruno, che ha evidenziato il percorso di rilancio della riserva dopo un periodo caratterizzato da difficoltà gestionali. La conferma dell’affidamento, secondo Bruno, consentirà di programmare nuove attività e di rafforzare la dimensione scientifica e internazionale dell’area, coinvolgendo gli operatori locali, i pescatori, i centri diving e il comparto turistico.
L’obiettivo indicato per i prossimi anni è consolidare l’Area Marina Protetta come punto di riferimento per la ricerca scientifica, l’eco-innovazione e la tutela del Mediterraneo, mantenendo il coinvolgimento delle realtà economiche e sociali dell’isola.
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- Categoria: Ambiente
Bonfanti: «Le ordinanze antincendio sono un bluff, quasi nessuno le rispetta»
Enna – Ancora incendi nell’Ennese e il WWF Sicilia Centrale richiama l’attenzione della Prefettura su quello che definisce un
quadro di «diffusa illegalità ambientale e territoriale», aggravato da controlli insufficienti e dal mancato rispetto delle prescrizioni antincendio.
L’associazione ambientalista ha trasmesso alla Prefettura di Enna una formale nota di denuncia, chiedendo un intervento urgente di fronte ai roghi che continuano a interessare boschi, campagne, pascoli e aree di interfaccia tra zone rurali e centri abitati.
Secondo il WWF, l’emergenza non sarebbe riconducibile esclusivamente alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli alla propagazione
delle fiamme. A incidere, sostiene l’associazione, sarebbero anche comportamenti illeciti reiterati, la mancata osservanza delle prescrizioni antincendio e un insufficiente presidio del territorio nelle aree rurali e agro-silvo-pastorali.
Tra le principali criticità segnalate c’è il mancato rispetto delle ordinanze comunali che impongono ai proprietari e ai conduttori dei terreni la pulizia dei fondi, la rimozione della vegetazione secca e la realizzazione delle fasce parafuoco lungo strade, confini e perimetri aziendali.
Per il WWF, tali obblighi sarebbero largamente disattesi, aumentando il rischio di innesco e favorendo la propagazione degli incendi. La situazione riguarderebbe anche i margini della viabilità extraurbana, dove vegetazione secca e incolta, banchine, cunette e scarpate non adeguatamente manutenute possono creare una continuità di materiale combustibile.
L’associazione denuncia inoltre la presenza di ulteriori condotte vietate, tra cui la bruciatura di stoppie, l’accensione di fuochi agricoli non consentiti e la combustione di rifiuti in micro-discariche abusive. Un insieme di fenomeni che, secondo il WWF, contribuirebbe a creare un contesto di illegalità non episodica, ma «radicata, tollerata e pericolosamente normalizzata».
Particolare attenzione viene chiesta anche sul fronte investigativo. Il WWF sollecita un rafforzamento delle attività di individuazione dei responsabili dei roghi dolosi e delle azioni repressive nei confronti di chi viola le norme, evidenziando il rischio di una crescente percezione di impunità nelle aree rurali della provincia.
Nella nota alla Prefettura l’associazione inserisce l’emergenza incendi in un quadro più ampio di illegalità ambientale, richiamando i fenomeni riconducibili alle ecomafie, alle agromafie e alle zoomafie e sottolineando le possibili ricadute sulla sicurezza pubblica, sul paesaggio, sulla biodiversità e sulle attività economiche regolari.
«Molti dei gravi incendi boschivi delle scorse settimane sono stati agevolati proprio dalla mancanza delle fasce parafuoco lungo i confini dei campi e degli incolti», afferma Ennio Bonfanti, presidente del WWF Sicilia Centrale «Smettiamo quindi di parlare di emergenza, perché si tratta di una situazione prevista e prevedibile, che si verifica ogni estate».
Bonfanti punta quindi il dito contro il mancato rispetto delle ordinanze comunali che impongono ad aziende agricole, allevatori e proprietari di fondi rustici di eliminare la vegetazione secca e predisporre le fasce di protezione. «Queste ordinanze sono un autentico bluff perché quasi nessuno le rispetta e le fa rispettare», sostiene il presidente.
Il WWF chiede infine alla Prefettura di promuovere un intervento urgente per rafforzare prevenzione, vigilanza e controlli, assicurando l'applicazione delle norme e contrastando con maggiore efficacia sia i responsabili degli incendi sia le altre violazioni.
L’associazione conferma inoltre la volontà di proseguire, attraverso i propri volontari e le Guardie giurate ambientali WWF, le attività di monitoraggio, vigilanza e segnalazione sul territorio. L’obiettivo, conclude il WWF, è contribuire alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e della sicurezza collettiva attraverso una risposta più incisiva e tempestiva.
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