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Ricerca italiana individua la fase chiave in cui il cancro accelera:
possibile intervenire in anticipo con dati genetici e IA
Una scoperta tutta italiana potrebbe aprire nuove prospettive nella lotta contro il cancro, individuando il momento preciso in cui i
tumori diventano più aggressivi.
Lo studio, condotto dall’Istituto Tumori Pascale insieme a diverse università italiane, tra cui Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi di Messina e Università degli Studi di Salerno, ha identificato un meccanismo chiave che regola l’evoluzione della malattia.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Journal of Translational Medicine, descrive una fase iniziale “silente” del tumore, durante la quale la crescita è lenta e controllata dai sistemi di riparazione del DNA. Questa fase, definita dai ricercatori come il “motore dell’aggressività tumorale”, rappresenta il punto di svolta: quando i meccanismi di difesa dell’organismo iniziano a perdere efficacia, il tumore accelera rapidamente e diventa clinicamente evidente.
Secondo gli studiosi, proprio questo passaggio potrebbe diventare il bersaglio ideale per nuove strategie terapeutiche. Intervenire prima che il tumore “cambi marcia” significherebbe bloccarne l’espansione e limitare i danni, agendo in una finestra temporale finora poco sfruttata. Il processo è stato descritto come una sorta di evoluzione accelerata: le cellule tumorali più “adatte” sopravvivono, si moltiplicano e finiscono per dominare l’ambiente circostante. Comprendere questo meccanismo non cambia immediatamente le cure, ma sposta l’attenzione su quando intervenire, oltre che su come farlo. In questo scenario, un ruolo decisivo potrebbe essere giocato dall’integrazione tra dati genetici e Intelligenza artificiale, che consentirebbe di prevedere l’evoluzione del tumore e individuare il momento più efficace per intervenire.
Come ha spiegato Alessandro Ottaiano, tra gli autori dello studio, il cancro può essere visto come un processo evolutivo rapidissimo: capire quando sta per accelerare permette di anticiparlo e contrastarlo con terapie più mirate.
Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/innovazione
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Fondi europei per imprese e innovazione: la Sicilia punta a
diventare hub dell’idrogeno verde nel Mediterraneo
La Regione Siciliana ha stanziato oltre 31 milioni di euro, a valere sui fondi Fesr 2021-2027, per sostenere lo sviluppo della filiera
dell’idrogeno. La misura è stata approvata dalla giunta su proposta dell’assessore all’Energia, Francesco Colianni, con l’obiettivo di rafforzare il percorso di transizione energetica dell’isola.
Secondo quanto riferito dall’assessore, l’iniziativa mira a posizionare la Sicilia come hub strategico per l’idrogeno verde nel Mediterraneo, promuovendo al contempo un utilizzo efficace delle risorse europee. I finanziamenti saranno destinati a sostenere investimenti lungo tutta la filiera, dalla produzione alla riconversione degli impianti esistenti, fino all’impiego industriale, con particolare attenzione ai settori ad alta intensità energetica. Potranno accedere ai contributi micro, piccole e medie imprese, ma anche grandi aziende organizzate in forma societaria.
È prevista inoltre la partecipazione in forma aggregata attraverso consorzi, reti d’impresa e altre forme associative. I beneficiari dovranno garantire una sede operativa in Sicilia entro l’erogazione iniziale del finanziamento. Il contributo sarà concesso a fondo perduto, con un tetto massimo di 10 milioni di euro per progetto e un investimento minimo richiesto di 1 milione. La selezione delle proposte avverrà tramite graduatoria, con particolare attenzione al rispetto del principio ambientale “Do No Significant Harm”, per assicurare la sostenibilità degli interventi.
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Il 8 aprile al Monastero dei Benedettini l’evento finale del centro siciliano tra università, istituzioni, imprese e centri di ricerca
Catania - Il progetto SAMOTHRACE – Sicilian Micro and Nano Technology Research and Innovation Center – giunge alla sua conclusione dopo quattro anni di attività e viene definito
come un’esperienza di “contaminazione di esperienze”, capace di mettere in rete competenze, linguaggi e metodologie differenti. L’evento finale si svolge mercoledì 8 aprile nella cornice del Monastero dei Benedettini di Catania, presso l’aula S. Mazzarino, trasformandosi in un momento di confronto aperto tra istituzioni, università, centri di ricerca e imprese.
Ad aprire i lavori sono il rettore dell’Università di Catania Enrico Foti, il sindaco della Città Metropolitana di Catania Enrico Trantino, l’assessore regionale alle Attività Produttive Edmondo Tamajo, il dirigente del Ministero dell’Università e della Ricerca Fabrizio Cobis e la presidente di Confindustria Catania Maria Cristina Busi Ferruzzi.
Il presidente della Fondazione Samothrace Salvatore Baglio sintetizza il percorso svolto, sottolineando il ruolo del partenariato e la crescita dell’ecosistema dell’innovazione. «Il progetto è stato realizzato con la collaborazione di 25 partner, tra cui tutte le università siciliane e gli enti di ricerca, oltre che tante aziende, da multinazionali a piccole e micro imprese. Il partenariato si è poi allargato grazie allo strumento dei bandi a cascata fino a coinvolgere 78 soggetti prevalentemente distribuiti in tutta l’Italia meridionale».
Baglio evidenzia anche la dimensione umana e collaborativa dell’esperienza: «Volendo scegliere un solo termine rappresentativo di questa esperienza sceglierei senza alcun dubbio “contaminazione”. Contaminazione tra ambiti e background diversi, tra metodologie e discipline differenti, tra linguaggi e procedure non sempre allineati e convergenti». Il progetto ha coinvolto quasi duemila ricercatori con un investimento complessivo di circa 140 milioni di euro, includendo numerosi giovani impegnati nelle attività di ricerca.
Al centro della mattinata si svolge la tavola rotonda “La voce agli Spoke”, moderata dal giornalista e conduttore radiofonico Massimo Cerofolini, con un confronto tra i protagonisti delle diverse aree del progetto. La conclusione segna la fine formale di SAMOTHRACE, ma la Fondazione annuncia la prosecuzione delle attività su nuovi progetti già approvati.
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Tra normative ambientali, nuove tecnologie e pneumatici evoluti, la scomparsa
della ruota di scorta racconta come sta cambiando l’automobile moderna
Per decenni è stata una presenza rassicurante nel bagagliaio di ogni automobilista. La ruota di scorta rappresentava una soluzione
immediata in caso di foratura e un simbolo di autonomia durante i viaggi. Oggi, però, questo elemento sta progressivamente scomparendo dalle auto di nuova produzione, spesso sostituito da kit di riparazione o pneumatici di ultima generazione.
La scelta non è casuale, ma risponde a precise esigenze dell’industria automobilistica. Uno dei fattori principali è il peso: una ruota completa può arrivare a pesare fino a 20 chilogrammi. La sua eliminazione consente di alleggerire il veicolo, contribuendo – anche se in misura contenuta – a ridurre consumi ed emissioni. In un contesto regolato da normative ambientali sempre più severe, ogni chilogrammo conta.
Non meno importante è la gestione dello spazio. Le auto moderne devono integrare un numero crescente di tecnologie: sistemi di assistenza alla guida, sensori, centraline elettroniche e, nei modelli elettrici o ibridi, batterie ingombranti. Rinunciare alla ruota di scorta permette ai progettisti di ottimizzare gli spazi, migliorando la capacità di carico o facilitando l’inserimento di questi componenti.
A rendere possibile questo cambiamento contribuisce anche l’evoluzione degli pneumatici. Sempre più diffusi sono i run-flat, capaci di continuare a marciare per alcuni chilometri anche dopo una foratura. In alternativa, molte case forniscono un kit di emergenza con compressore e liquido sigillante, utile per una riparazione temporanea che consenta di raggiungere un’officina.
La scomparsa della ruota di scorta segna così un cambiamento non solo tecnico, ma anche culturale. Quello che un tempo era considerato indispensabile diventa oggi un optional, spesso disponibile solo su richiesta. Una trasformazione che riflette le nuove priorità dell’automobile contemporanea, sempre più orientata all’efficienza e alla tecnologia, ma che continua a dividere gli automobilisti tra innovazione e tradizione.
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