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illegittimamente. Secondo quanto stabilito dalla Corte di Giustizia UE, i costi aggiuntivi pagati a intermediari come Opodo, eDreams, Expedia e Lastminute devono essere rimborsati direttamente dalla compagnia aerea nella maggior parte dei casi.- Dettagli
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Sindacati in allarme: “Fondi disponibili ma cantieri a produzione ridotta. Senza ristrutturazione
del debito si rischia una nuova gara con gravi ricadute occupazionali”
Enna - “La situazione che coinvolge il gruppo Rizzani de Eccher assume contorni sempre più paradossali e preoccupanti, soprattutto per le dirette ripercussioni sui lavori del
raddoppio ferroviario Dittaino–Catenanuova (Lotto 5), un’opera strategica per la Sicilia e per l’intero territorio ennese”. Così Antonio Malaguarnera e Salvo Carnevale, segretari generali di Cgil Enna e Fillea Cgil Enna, intervengono sulla vertenza che riguarda il cantiere ferroviario.
“I fondi ci sono, il territorio è attraversato da intensa attività edile e infrastrutturale, eppure decine di lavoratori vivono nell’incertezza – proseguono –. Da ottobre le opere procedono a produzione ridotta a causa degli ammortizzatori sociali attivati, mentre opportunità occupazionali rischiano di trasformarsi in treni persi. Una situazione tanto assurda quanto pericolosa”.
Dalle interlocuzioni con Rfi, spiegano i sindacati, sarebbe emerso che, in caso di fallimento del percorso di ristrutturazione del debito, l’unica alternativa sarebbe una nuova gara d’appalto. “Uno scenario disastroso – sottolineano – con tempi lunghissimi, blocco dei cantieri, perdita di posti di lavoro e un danno economico e sociale per l’intero territorio”.
La società friulana Rizzani de Eccher, capofila del consorzio che nel 2022 si è aggiudicato da Rfi l’appalto da circa 600 milioni di euro per il Lotto 5, ha annunciato alle organizzazioni sindacali nazionali l’avvio della procedura di concordato preventivo.
Cgil e Fillea ritengono indispensabile garantire tre punti: continuità immediata del cantiere, piena tutela occupazionale e reddituale delle maestranze – in particolare dei lavoratori attualmente in contratto di solidarietà – e certezze sui tempi e sull’esito della vicenda, scongiurando il rischio di una nuova gara.
“Non è accettabile che un’opera fondamentale per la mobilità e lo sviluppo della Sicilia sia ostaggio di una crisi finanziaria – concludono Malaguarnera e Carnevale –. Servono risposte, certezze e atti concreti per tutelare lavoratori e territorio”.
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Ventiquattro associazioni hanno annunciato una manifestazione a sostegno della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, in programma il 28 marzo a Messina. L’iniziativa
nasce con l’obiettivo di sollecitare un’accelerazione sull’opera e di evitare ulteriori rinvii.
La mobilitazione arriva all’indomani della decisione di spostare 780 milioni di euro previsti in bilancio per il 2026 verso altre misure, con rifinanziamento negli anni 2032 e 2033. Le associazioni promotrici contestano la riallocazione delle risorse destinate alle infrastrutture strategiche per Sicilia e Calabria e chiedono che i fondi vengano confermati per il progetto del Ponte.
Secondo i promotori, l’infrastruttura rappresenterebbe un’occasione di rilancio per il Mezzogiorno, inserendosi in un più ampio piano di potenziamento ferroviario e autostradale tra Sicilia e Calabria. Il Ponte, nelle intenzioni dei sostenitori, dovrebbe favorire la mobilità tra Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria, contribuire al collegamento dell’isola con la rete ferroviaria nazionale ad alta velocità e ridurre i tempi di attraversamento dello Stretto.
Le associazioni evidenziano inoltre le possibili ricadute economiche dell’opera, sia durante la fase di costruzione, con l’apertura di cantieri e la creazione di posti di lavoro, sia successivamente, nei settori del turismo, dell’industria e del commercio. Il progetto viene indicato come strategico anche in relazione ai corridoi europei dei trasporti e allo sviluppo dei porti di Sicilia e Calabria.
Alla manifestazione del 28 marzo hanno aderito anche sigle sindacali come Ugl e Cisal, che hanno annunciato la partecipazione alla mobilitazione a sostegno del progetto.
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Sindacati in allarme sul futuro dello stabilimento molisano, Stellantis punta su cambi e motori per garantire occupazione
Si chiude ufficialmente il progetto della gigafactory di batterie per auto elettriche a Termoli, che avrebbe dovuto rappresentare il polo italiano del consorzio Acc. Una decisione che,
secondo i sindacati, era ormai nell’aria da mesi e che ora viene confermata dalla stessa direzione aziendale.
A darne notizia sono Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm per il settore auto, e Francesco Guida, segretario generale Uilm di Campobasso: «La direzione di Acc ci ha comunicato ciò che temevamo da tempo, ovvero che il progetto della gigafactory di Termoli è definitivamente accantonato, così come quello in Germania. L’unica strada per salvaguardare lo stabilimento è l’arrivo immediato di nuove produzioni meccaniche».
Il consorzio Acc, nato nel 2020 dall’alleanza tra Total Energies (tramite Saft), Stellantis e Mercedes-Benz, era stato concepito nel pieno delle aspettative di una rapida transizione verso la mobilità elettrica. Oggi, però, il cambio di scenario industriale e di mercato ha portato allo stop dei progetti di Kaiserslautern e Termoli, entrambi in standby già da maggio 2024.
Secondo la Fim Cisl, nello stabilimento molisano lavorano attualmente 1.780 dipendenti Stellantis, ai quali si aggiungono circa 35 lavoratori assunti direttamente da Acc. Numeri che rendono la decisione particolarmente delicata dal punto di vista occupazionale.
Alla notizia dello stop è seguita la replica ufficiale di Stellantis, che ha ricordato come a gennaio sia stato confermato l’arrivo entro il 2026 della linea di produzione del cambio e-Dct. Inoltre, è previsto un investimento sui motori Gse conformi alla normativa Euro 7, destinati a rimanere in produzione anche oltre il 2030. «Queste misure – si legge nella nota – mirano a garantire il futuro dello stabilimento e la continuità occupazionale, anche per i dipendenti Acc, che saranno reintegrati in Stellantis».
Tuttavia, secondo le stime della Fim Cisl, la nuova produzione del cambio e-Dct, con 300mila unità annue, potrà impiegare solo 250-300 lavoratori, un numero molto inferiore rispetto alla forza lavoro complessiva del sito.
Nel comunicato finale, Acc ha confermato che «non si prevede il soddisfacimento dei prerequisiti per riavviare i progetti in Germania e in Italia», sancendo di fatto la fine del sogno della gigafactory italiana e aprendo una fase di forte incertezza per il futuro industriale di Termoli.
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Secondo Boeing e Airbus serviranno oltre due milioni di nuove figure entro il 2044. A Roma il Fly Future 2026 per orientare i giovani verso le carriere aerospaziali
Le compagnie aeree di tutto il mondo sono alla ricerca di migliaia di piloti, assistenti di volo e tecnici di manutenzione. La crescita del traffico aereo, destinata a proseguire nei
prossimi decenni, renderà infatti indispensabile un forte ricambio generazionale e l’ingresso di nuovi professionisti altamente qualificati, anche in Italia.
A confermarlo sono le previsioni dei due principali colossi dell’industria aeronautica. Secondo Boeing, entro il 2044 saranno necessari a livello globale circa 600mila nuovi piloti, 1 milione di hostess e steward e 710mila tecnici di manutenzione. Stime molto simili arrivano anche da Airbus, che prevede l’assunzione di 633mila piloti, oltre 1 milione di assistenti di volo e 705mila tecnici nello stesso arco temporale.
Le opportunità occupazionali offerte dal settore saranno al centro di Fly Future 2026, unico evento nazionale di orientamento dedicato ai giovani interessati alle professioni dell’aviazione e dello spazio. La manifestazione, giunta alla quinta edizione, si terrà il 12 e 13 febbraio presso la Macroarea di Ingegneria dell’Università di Roma Tor Vergata.
«Il settore aerospaziale è in forte espansione, in Italia come nel resto del mondo, e le aziende cercano numerose figure professionali, con lavori stabili, ben retribuiti e con prospettive di crescita», spiega Luciano Castro, presidente di Fly Future. «Durante l’evento studenti e giovani potranno confrontarsi direttamente con manager e professionisti, ottenendo informazioni fondamentali per scegliere i percorsi formativi e le migliori opportunità di carriera».
L’apertura di Fly Future 2026 sarà affidata a un convegno inaugurale dal titolo “Professione Volo. Le opportunità di lavoro e di carriera nel settore dell’aviazione di linea”, con la partecipazione di piloti di compagnie come Ita Airways, Aeroitalia, Neos, EasyJet e Wizz Air. Nel corso delle due giornate sono previsti altri dieci incontri con piloti civili e militari, astronauti, dirigenti di aziende aerospaziali, responsabili di scuole di volo ed esperti del settore.
Accanto ai convegni, sarà allestita un’ampia area espositiva con circa 25 desk di aziende e associazioni, oltre a due mostre aeromodellistiche dedicate agli aerei delle Frecce Tricolori e ai velivoli che hanno segnato la storia di Alitalia.
L’edizione 2026 celebrerà inoltre due ricorrenze simboliche per l’aerospazio italiano: l’80° anniversario della fondazione delle prime compagnie aeree nazionali confluite poi in Alitalia e il 30° anniversario della missione spaziale Sts-75 dello shuttle Columbia, che portò in orbita gli astronauti italiani Maurizio Cheli e Umberto Guidoni.
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