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Il progetto con capofila Codici Sicilia e la collaborazione di Assoutenti Sicilia e Confconsumatori Sicilia
rafforza inclusione e consapevolezza digitale dei cittadini
Tempo di bilanci per “Sviluppo delle Competenze Digitali”, progetto promosso da Codici Sicilia insieme alle associazioni aggregate Assoutenti Sicilia e Confconsumatori Sicilia. Dopo
i primi 10 mesi di attività, il risultato viene giudicato positivo grazie a un’azione diffusa sul territorio, caratterizzata da iniziative di sensibilizzazione, formazione e assistenza diretta ai cittadini, con particolare attenzione ad adulti, anziani e soggetti vulnerabili.
Nel corso del progetto sono stati organizzati numerosi incontri pubblici tra Agrigento e Catania, ospitati presso le sedi associative e in spazi aperti al pubblico, come il Centro Commerciale Porte di Catania. Gli appuntamenti hanno previsto momenti formativi e di confronto diretto, con l’utilizzo di contenuti video e videopillole realizzate appositamente per facilitare l’apprendimento.
I temi affrontati hanno riguardato l’uso della Carta d’Identità Elettronica e dello SPID, la sicurezza negli acquisti online, la prevenzione delle truffe digitali, il contrasto a fake news e disinformazione, la gestione dell’identità digitale, la tutela dei dati personali e un utilizzo consapevole dei social network.
Elemento centrale del progetto è rappresentato dall’attivazione degli Sportelli per le Competenze Digitali, presenti in modo permanente a Catania e Agrigento, che offrono supporto personalizzato ai cittadini per l’accesso ai principali servizi digitali pubblici e privati, dall’uso dei portali istituzionali alla prenotazione di prestazioni sanitarie, fino all’assistenza su smartphone, app e sicurezza online.
“Il progetto punta a ridurre il divario digitale e a promuovere un uso consapevole, sicuro e autonomo degli strumenti digitali”, dichiarano Manfredi Zammataro, Segretario di Codici Sicilia, Carmelo Calì, Presidente di Confconsumatori Sicilia, e Maria Rita Arena, Delegato Regionale di Assoutenti Sicilia.
“Il bilancio dei primi 10 mesi evidenzia un’azione concreta, capillare e coordinata sul territorio siciliano, che continuerà nei prossimi mesi con nuove attività formative e il rafforzamento degli sportelli permanenti”, sottolineano i rappresentanti delle tre associazioni.
Le attività rientrano tra le iniziative a vantaggio dei consumatori della Regione Siciliana, finanziate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’ambito del Bando Regioni ex art. 7 del D.M. 31 luglio 2024.
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Dalla diffamazione aggravata al cyberstalking, fino allo shadow ban e ai danni professionali: i social network non sono zone franche e le conseguenze possono essere penali, civili e sociali
I social network come Facebook, X e Instagram sono parte integrante della vita quotidiana di milioni di persone, ma l’apparente leggerezza del mondo digitale può trarre in inganno. Offendere, diffamare o minacciare qualcuno online non è un gesto privo di conseguenze: al contrario, può comportare responsabilità legali e ripercussioni durature nella vita reale.
Secondo il diritto italiano, i social network sono considerati veri e propri mezzi di pubblicità, perché accessibili a un numero potenzialmente illimitato di utenti. Per questo motivo, un insulto online non rientra nella semplice ingiuria – oggi depenalizzata – ma può configurare il reato di diffamazione aggravata, previsto dall’articolo 595 del Codice penale, con pene che includono la reclusione o sanzioni economiche rilevanti.
La situazione si aggrava ulteriormente quando le offese assumono carattere minaccioso o persecutorio. In presenza di comportamenti ripetuti che generano paura o ansia nella vittima, può scattare il reato di cyberstalking, punito con pene detentive ancora più severe. Inoltre, la diffusione di contenuti basati sull’odio razziale, etnico o religioso è sanzionata dalla Legge Mancino.
Alle responsabilità penali si aggiungono quelle civili. La vittima di un’offesa online può chiedere il risarcimento dei danni, sia patrimoniali – come la perdita di opportunità lavorative – sia non patrimoniali, legati alla lesione della reputazione e della dignità personale. Anche in assenza di una condanna penale, il giudice civile può riconoscere risarcimenti economici significativi.
Contrariamente a una diffusa convinzione, l’anonimato sui social è spesso solo apparente. Attraverso indirizzi IP e dati di registrazione, le autorità e i legali riescono nella maggior parte dei casi a risalire all’identità reale dell’autore, anche quando utilizza profili falsi.
Oltre ai tribunali, intervengono direttamente le piattaforme digitali. La violazione degli standard della community può portare alla rimozione dei contenuti, alla sospensione o alla chiusura degli account. Sempre più frequente è anche lo shadow ban, una limitazione silenziosa che riduce drasticamente la visibilità dei post, confinando l’utente a una sorta di isolamento digitale.
Infine, restano le conseguenze sociali e professionali. I contenuti offensivi pubblicati online possono riemergere nel tempo, danneggiando l’immagine personale e lavorativa. Datori di lavoro e recruiter monitorano spesso i profili social, e un passato digitale aggressivo può tradursi in esclusioni, perdita di clienti o interruzione di collaborazioni. Una volta diventato virale, un contenuto offensivo è difficile da cancellare del tutto, lasciando tracce permanenti sul web.
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CIE id: Il modo più sicuro per accedere ai servizi online
La Carta d’Identità Digitale (CIE) è uno degli strumenti fondamentali per l’identificazione ufficiale e l’accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione italiana.
Con l’obbligo di non utilizzare più la carta d’identità cartacea per l’espatrio dal 3 agosto 2026, l’attivazione della CIE è diventata una priorità per milioni di cittadini.
La Carta d’Identità Digitale ha sostituito la carta cartacea tradizionale e integra alcune funzioni digitali importanti come i dati biometrici, firma digitale e chiavi di autenticazione sicure. Questo consente di utilizzare la CIE non solo come documento d’identità fisico, ma anche come una chiave digitale per accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione, riconosciuta a livello europeo.
Per ottenerla è necessario prenotare un appuntamento online presso l’ufficio anagrafe del proprio Comune, dove saranno raccolti dati personali, impronte digitali e la fototessera.
Per attivare la CIE in funzione di ID identità digitale sono necessari:
- La carta stessa, ricevuta dal Comune.
- Il PIN completo di 8 cifre, consegnato in due parti (la prima al momento del ritiro, la seconda insieme alla carta).
- Uno smartphone con tecnologia NFC o un computer con lettore smart card contactless.
Attivazione online (livello 1 e 2)
Se si preferisce attivare la CIE tramite il sito ufficiale del Ministero dell’Interno, occorre:
1)Inserire codice fiscale, numero seriale della carta e parte del codice PUK.
2)Creare username e password per il livello 1.
3)Configurare il secondo fattore di autenticazione (codice OTP via SMS o generato dall’app CieID) per il livello 2.
Attivazione tramite app CieID (livello 3)
L’app ufficiale CieID, disponibile gratuitamente per iOS e Android, è lo strumento principale per attivare e gestire la CIE. Ecco come fare:
- Scarica e apri l’app.
- Seleziona “Registra la tua carta”.
- Avvicina la CIE al retro del telefono sfruttando la tecnologia NFC.
- Inserisci il PIN di 8 cifre.
- Completa la registrazione: ora la tua CIE è attiva e pronta per l’uso per accedere ai servizi della PA.
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