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Solo 2.367 km e condizioni originali: al Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2026 stima fino a 375mila euro
Un’icona assoluta dell’automobilismo italiano torna sotto i riflettori e lo fa con cifre da capogiro. Una rarissima Lancia Delta HF Integrale Evoluzione Martini 6, praticamente “incellophanata”, sarà
battuta all’asta in occasione del Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2026, attirando l’attenzione dei collezionisti di tutto il mondo.
La Lancia Delta rappresenta molto più di una semplice vettura: è il simbolo di un’epoca d’oro dell’industria automobilistica italiana, capace di dominare nei rally e di imporsi con una filosofia tecnica innovativa. La versione HF Integrale, in particolare, resta ancora oggi una delle auto più amate dagli appassionati per prestazioni, carattere e storia.
I numeri parlano chiaro: sei titoli costruttori consecutivi nel mondiale rally tra il 1987 e il 1992 e 46 vittorie complessive. Un palmarès che ha reso la Delta un mito senza tempo, alimentando un mercato collezionistico sempre più competitivo.
Se le versioni base della Delta sono ancora accessibili, con quotazioni tra i 5.000 e i 20.000 euro, le varianti Integrale hanno già raggiunto cifre importanti, oscillando tra i 30.000 e i 70.000 euro. Per gli esemplari più rari, come le Evoluzione, i prezzi salgono vertiginosamente: non è raro superare i 100.000 euro, con punte oltre i 200.000.
L’esemplare protagonista dell’asta potrebbe però riscrivere ogni record. Si tratta di una Martini 6 prodotta in soli 310 esemplari per celebrare il sesto titolo mondiale consecutivo della casa torinese. L’auto si presenta in condizioni eccezionali: appena 2.367 chilometri percorsi, vernice originale e persino la radio ancora da installare.
Proprio lo stato di conservazione, praticamente pari al nuovo, ha spinto le stime tra i 325.000 e i 375.000 euro, proiettando la Delta in una fascia di mercato finora inesplorata.
Non sarà l’unica protagonista dell’evento. Tra i modelli più attesi figurano anche la Lancia Stratos HF Stradale, valutata fino a 800.000 euro, e le eleganti Lancia Aurelia e Lancia Flaminia, simboli del lato più raffinato del marchio.
Un’asta che celebra il passato glorioso di Stellantis attraverso uno dei suoi brand più iconici, oggi in cerca di rilancio. Ma una cosa è certa: il fascino della Delta HF Integrale resta intatto, e il suo valore continua a crescere.
Fonte msn.com
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Il mercato auto cinese verso una concentrazione senza precedenti
Il più grande mercato automobilistico del mondo si prepara a una fase di consolidamento profonda, destinata a ridisegnarne radicalmente i confini. A lanciare l’allarme è BYD,
attraverso la voce della sua numero uno globale, Stella Li, che parla apertamente di una possibile “catastrofe” entro cinque anni: circa 100 marchi oggi attivi in Cina rischiano di scomparire.
Dopo oltre un decennio di crescita accelerata, sostenuta da incentivi pubblici, investimenti massicci e da una corsa all’elettrico senza precedenti, il settore entra ora in una fase di aggiustamento strutturale. La combinazione di guerra dei prezzi, margini sempre più sottili e sovraccapacità produttiva sta mettendo sotto pressione soprattutto i costruttori più piccoli e meno efficienti. Le fabbriche cinesi sono oggi in grado di produrre molti più veicoli di quanti il mercato possa assorbire, con tassi di utilizzo degli impianti in calo e bilanci sempre più fragili.
Negli ultimi anni, per difendere le quote di mercato, i marchi hanno fatto ricorso a sconti aggressivi, promozioni continue e finanziamenti a tasso zero. Una strategia che ha sostenuto i volumi nel breve periodo, ma che ha innescato una spirale competitiva difficilmente sostenibile nel medio termine. A questo si aggiunge un contesto regolatorio più rigido: Pechino sta cercando di limitare le pratiche commerciali considerate destabilizzanti, riducendo ulteriormente lo spazio di manovra sul fronte dei prezzi.
Il risultato è uno scenario che punta verso meno attori, maggiore concentrazione e una competizione ancora più selettiva. Non tutte le aziende scompariranno allo stesso modo: alcune potrebbero sopravvivere grazie a fusioni, alleanze regionali o a una forte specializzazione di prodotto. Inoltre, i governi locali – storicamente coinvolti nel sostegno all’industria per ragioni occupazionali ed economiche – potrebbero intervenire per proteggere i gruppi ritenuti strategici, rallentando il processo di “pulizia” del mercato.
Secondo AlixPartners, delle 129 marche che nel 2024 vendevano veicoli elettrici e ibridi plug-in in Cina, solo 15 potrebbero essere finanziariamente solide entro il 2030, arrivando a concentrare fino al 75% del mercato nazionale. Una traiettoria che coincide con l’avvertimento di Stella Li: se la pressione sui prezzi e le attuali condizioni di mercato dovessero proseguire, circa un centinaio di brand rischierebbe di uscire definitivamente di scena.
La stessa BYD ha già ammesso un certo deterioramento dei risultati trimestrali, complice la riduzione degli incentivi e il nuovo quadro regolatorio. Tuttavia, per i gruppi con maggiore scala industriale e solidità finanziaria, la scomparsa di molti concorrenti potrebbe tradursi in un mercato più stabile, meno esposto a una competizione distruttiva e più orientato alla redditività.
Per compensare la frenata interna, molti costruttori cinesi guarderanno sempre più all’estero, in particolare all’Unione Europea e alle Americhe. Ma l’espansione internazionale comporta ostacoli rilevanti: dazi, requisiti tecnici, reti commerciali ancora in costruzione e costi di insediamento elevati. Allo stesso tempo, la necessità di smaltire l’eccesso di produzione potrebbe accelerare l’arrivo di modelli cinesi estremamente competitivi nei prezzi sui mercati globali, aumentando la pressione sui costruttori tradizionali.
Per gli automobilisti europei, lo scenario è ambivalente: da un lato, più scelta e prezzi potenzialmente più accessibili per vetture elettriche sempre più avanzate; dall’altro, tensioni commerciali e possibili misure protezionistiche potrebbero rendere questo equilibrio fragile. Senza contare l’effetto a catena sulle catene di fornitura: la scomparsa di alcuni produttori in Cina rischia di incidere sulla disponibilità di batterie e componenti elettronici, con ripercussioni su costi e tempi di consegna a livello globale.
In sintesi, quella che si profila non è solo una crisi ciclica, ma una vera selezione darwiniana industriale: il mercato auto cinese, da laboratorio dell’iper-competizione elettrica, potrebbe trasformarsi in pochi anni in un sistema dominato da pochi grandi gruppi, più simile – per struttura – a quello occidentale, ma con un peso globale ancora più decisivo.
Fonte: Automotoit
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Presentati nome e interni della nuova Ferrari elettrica, tra design essenziale, artigianalità e innovazione
Ferrari ha scelto San Francisco per presentare in anteprima Luce, la prima vettura completamente elettrica del Cavallino Rampante, svelandone il nome e il design degli interni. Un
debutto simbolico che segna l’ingresso della Casa di Maranello in una nuova era, senza rinunciare alla propria identità sportiva.
Il nome Luce inaugura una nuova strategia di denominazione, pensata per rappresentare l’evoluzione della gamma Ferrari, in equilibrio tra tradizione racing, design senza tempo e lifestyle contemporaneo.
Gli interni nascono dalla collaborazione tra LoveFrom, il collettivo creativo fondato da Sir Jony Ive e Marc Newson, e il Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni. Il risultato è un abitacolo essenziale e funzionale, progettato con un approccio olistico che integra hardware e software, privilegiando chiarezza, intuitività e centralità della guida.
Ampio spazio ai comandi fisici, ispirati alla Formula 1, per rafforzare il rapporto diretto tra pilota e vettura. Il volante, omaggio allo storico Nardi a tre razze degli anni Cinquanta, utilizza alluminio riciclato e pesa 400 grammi in meno rispetto ai modelli attuali.
Per la prima volta, il quadro strumenti è montato sul piantone dello sterzo, con grafica ispirata all’aviazione, mentre il selettore del cambio e l’alloggiamento della chiave sono realizzati in vetro Corning Fusion5. L’avviamento è accompagnato da una sequenza luminosa che segna l’inizio dell’esperienza Ferrari Luce.
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Palermo - Prosegue anche in Sicilia il piano di rinnovo della flotta diagnostica di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) con l’arrivo del nuovo automotore diagnostico “Tipo 4”, treno di
ultima generazione inserito nel programma nazionale di innovazione tecnologica della rete ferroviaria.
Il “Tipo 4” appartiene alla nuova generazione di rotabili diagnostici e rappresenta un asset strategico per il potenziamento delle attività di monitoraggio e manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria anche sul territorio siciliano.
L’automotore integra una sofisticata architettura tecnologica ed è bimodale, con doppia trazione diesel ed elettrica a 3 kV, capace di raggiungere i 140 km/h durante le missioni diagnostiche. I sistemi di bordo consentono il monitoraggio continuo della geometria del binario, dello stato di usura dell’infrastruttura, della linea di contatto, della dinamica di marcia e dell’interazione ruota-rotaia e pantografo-catenaria. Le telecamere ad alta definizione permettono la videoispezione del tracciato e della catenaria, mentre ulteriori apparati verificano la qualità delle telecomunicazioni e l’efficienza dei sistemi di controllo marcia treno.
Il treno è progettato per operare sia sulle linee principali sia su quelle complementari, nei nodi e nei piazzali ferroviari, contesti particolarmente rilevanti per una rete complessa come quella siciliana. I dati raccolti vengono integrati e analizzati nel tempo, contribuendo allo sviluppo di modelli previsionali del degrado dell’infrastruttura, utili ad anticipare le criticità e a programmare interventi di manutenzione preventiva.
Il programma di ammodernamento della flotta diagnostica di RFI proseguirà fino al 2029 e prevede l’introduzione complessiva di 30 nuovi treni dedicati alla diagnostica, destinati sia alle linee ad Alta Velocità sia alla rete tradizionale.
Per la rete ferroviaria siciliana ciò si traduce in una gestione più efficiente dell’infrastruttura, con benefici in termini di sicurezza, affidabilità e regolarità della circolazione. L’introduzione del “Tipo 4” si inserisce in una strategia di lungo periodo orientata a una manutenzione sempre più intelligente, preventiva e sostenibile, rafforzando il presidio tecnologico sull’Isola e contribuendo allo sviluppo di una rete ferroviaria moderna ed efficiente.
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Nuove soluzioni tecniche e investimenti industriali rilanciano
i 2T tra innovazione, prestazioni e sfida ambientale
Dopo anni di marginalità, i motori a due tempi tornano al centro dell’attenzione grazie a un rinnovato slancio tecnologico. Leggeri,
compatti e reattivi, i 2T erano stati progressivamente abbandonati per via di consumi elevati ed emissioni difficili da contenere. Oggi, però, nuove soluzioni ingegneristiche stanno riaprendo scenari che fino a poco tempo fa sembravano superati.
Grandi gruppi industriali come General Motors e Kawasaki stanno investendo in progetti che mirano a superare i limiti storici di questa architettura, puntando su efficienza, controllo elettronico e riduzione delle emissioni. Tra le innovazioni più rilevanti figura la camicia mobile del cilindro, studiata per ottimizzare le tolleranze meccaniche e migliorare rendimento e durata, oltre a sistemi avanzati di iniezione diretta, turbo e valvole elettroniche capaci di limitare la dispersione della miscela. Queste tecnologie aprono a impieghi concreti in settori dove peso e compattezza sono determinanti, come motocicli leggeri, nautica, generatori portatili e possibili applicazioni come range extender nei veicoli elettrificati.
Restano però significative le sfide legate alle normative ambientali, ai costi industriali e all’affidabilità sul lungo periodo. Il ritorno dei motori a due tempi non appare dunque come un semplice revival, ma come una scommessa tecnologica che punta a coniugare tradizione e innovazione, in un contesto in cui l’evoluzione dei motori passa sempre più dalla capacità di adattarsi a regole e mercati in rapido cambiamento.
Fonte: https://www.motoblog.it/post/motori-2-tempi-nuove-tecnologie-e-il-ritorno-di-gm-e-kawasaki
Filippo Giunta
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