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- Categoria: Sindacale
Aree interne siciliane, la Cgil lancia l’allarme sullo spopolamento
Il trend di spopolamento nelle cinque aree interne siciliane coinvolte dal 2014 nella fase pilota della Strategia nazionale aree interne (Snai)
non si è arrestato. È quanto emerso nel focus organizzato dalla Cgil Sicilia a Castelbuono, nelle Madonie, dove il sindacato ha denunciato ritardi procedurali, difficoltà nella spesa delle risorse e l'assenza di una strategia politica complessiva capace di valorizzare questi territori.
"Il tema delle aree interne non ha acquisito centralità nell'azione politica complessiva sia nazionale che regionale", ha dichiarato il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, sottolineando che parlare di aree interne significa affrontare questioni legate a sanità, mobilità, istruzione, lavoro ed economia.
Secondo i dati illustrati, nelle cinque aree pilota il calo demografico è proseguito tra il 2014 e il 2025: i Nebrodi hanno perso 10.412 residenti, il Calatino 6.577, le Terre Sicane 6.331, la Valle del Simeto 4.091 e le Madonie 770. Alla diminuzione della popolazione si è accompagnata anche la riduzione delle istituzioni scolastiche, con punte del 53,84% nelle Terre Sicane.
"In queste aree le difficoltà infrastrutturali, dalla rete viaria alle connessioni digitali, continuano a rappresentare uno dei principali fattori di svantaggio", ha evidenziato Gabriella Messina, segretaria confederale della Cgil Sicilia, ribadendo la necessità di investimenti, servizi e opportunità per contrastare l'abbandono dei territori.
Per la Cgil, le aree interne rappresentano una risorsa strategica per la Sicilia grazie alle produzioni agricole, al patrimonio ambientale e culturale e ai borghi storici. Tra le proposte avanzate figurano il potenziamento di sanità, trasporti, istruzione e infrastrutture digitali, una politica demografica a sostegno di giovani e famiglie, l'istituzione di una consulta regionale contro lo spopolamento e una programmazione stabile che valorizzi il ruolo dei Comuni.
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