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- Categoria: Sindacale
Professioni sanitarie, il COINA chiede carriere e aumenti
La riforma apre nuove prospettive per gli operatori della sanità
Marco Ceccarelli: competenze specialistiche da valorizzare concretamente
Il sindacato sollecita risorse, incarichi qualificati e riconoscimenti economici
ROMA, 17 ottobre 2026 – La riforma delle professioni sanitarie rappresenta un’opportunità di crescita, ma per produrre risultati concreti dovrà tradursi in nuove possibilità di carriera, incarichi
specialistici e adeguati riconoscimenti economici. È quanto sostiene il COINA, sindacato delle professioni sanitarie, in merito al disegno di legge A.C. 2700-A, approvato dalla Commissione Affari sociali della Camera il 7 ottobre.
Secondo il segretario nazionale Marco Ceccarelli, non è sufficiente certificare le competenze acquisite: occorre consentire ai professionisti di applicarle nell’attività quotidiana, collegandole a responsabilità, progressioni professionali e retribuzioni adeguate.
Il sindacato propone percorsi di carriera clinica alternativi a quelli gestionali, affinché gli operatori possano avanzare professionalmente continuando a lavorare nell’assistenza. Servono inoltre criteri trasparenti per assegnare gli incarichi specialistici e ridurre le disparità tra aziende sanitarie e territori.
Un altro punto centrale riguarda la responsabilità professionale. La riforma considera anche le carenze organizzative e la limitatezza delle risorse umane e materiali nella valutazione della condotta dei sanitari. Per il COINA, queste disposizioni dovranno essere accompagnate da procedure efficaci per segnalare le criticità e da interventi concreti sulla sicurezza dei servizi.
Restano decisive le risorse economiche. La clausola di invarianza finanziaria prevista dal disegno di legge solleva interrogativi sulla reale attuazione delle misure, mentre le Regioni hanno richiesto finanziamenti aggiuntivi per il triennio 2027-2029.
Il COINA sollecita quindi Governo e Parlamento ad avviare un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali, affinché la riforma non rimanga soltanto un riconoscimento formale delle competenze, ma produca opportunità professionali concrete e migliori la qualità dell’assistenza ai cittadini.
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