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- Categoria: Sindacale
Infermieri sotto pressione, aumentano i rischi per i pazienti
Studio italiano su 25 ospedali e oltre 21mila pazienti. De Palma (Nursing Up): «Carenze di personale e sovraccarico mettono a rischio la sicurezza delle cure».
ROMA, 12 ottobre 2026 – Più aumenta il carico di lavoro degli infermieri, maggiori sono i rischi per i pazienti. Cadute, lesioni da pressione e mortalità sono gli esiti assistenziali associati a una
maggiore pressione assistenziale secondo un nuovo studio multicentrico italiano pubblicato sul Journal of Advanced Nursing.
La ricerca ha coinvolto 2.349 infermieri, 158 reparti e 25 ospedali italiani, analizzando gli esiti assistenziali di 21.044 pazienti. I risultati richiamano l’attenzione sul legame tra carichi di lavoro, organizzazione dei reparti e sicurezza delle cure.
«Non parliamo soltanto di infermieri sotto pressione, ma di pazienti la cui sicurezza dipende anche dalle condizioni in cui i professionisti sono chiamati a lavorare», afferma Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up. «Non possiamo pretendere che competenza e spirito di sacrificio compensino indefinitamente le carenze organizzative».
A rendere il quadro ancora più preoccupante sono i dati sugli organici. Un’indagine FADOI del marzo 2026, condotta su 269 dipartimenti ospedalieri di Medicina interna, ha rilevato una carenza media del 22% rispetto al fabbisogno infermieristico, con punte superiori al 30% nel 18% delle strutture esaminate.
Anche precedenti ricerche hanno evidenziato una relazione tra condizioni di lavoro infermieristiche ed esiti dei pazienti. Uno studio pubblicato nel 2024 su Health Policy, condotto su 37.494 pazienti in 15 ospedali, ha rilevato associazioni tra l’intenzione degli infermieri di lasciare il lavoro, il rapporto pazienti-infermiere e il rischio di mortalità ospedaliera.
«In reparti che assistono pazienti sempre più anziani, fragili e complessi, registriamo carenze che superano il 30%. Il sovraccarico non può diventare la normalità del lavoro ospedaliero: la carenza di infermieri non è soltanto un’emergenza occupazionale, ma riguarda direttamente la qualità dell’assistenza e la protezione dei cittadini», sottolinea De Palma.
Sul fronte internazionale, il rapporto Italy: Country Health Profile 2025 dell’OCSE e dell’Osservatorio europeo sui sistemi e sulle politiche sanitarie indica per l’Italia 6,9 infermieri praticanti ogni mille abitanti, contro una media europea di 8,4.
Il divario riguarda anche le retribuzioni. Secondo Health at a Glance 2025 dell’OCSE, la remunerazione media annua degli infermieri ospedalieri italiani equivale a circa 48mila dollari a parità di potere d’acquisto, rispetto ai 61mila della media OCSE. Il profilo sanitario italiano del 2025 segnala inoltre una spesa sanitaria pari all’8,4% del PIL nel 2023, contro il 10% della media UE.
Per il Nursing Up, questi elementi rendono necessario un intervento strutturale: rafforzare gli organici, migliorare le condizioni economiche e lavorative, contrastare le dimissioni e la fuga all’estero e programmare il personale in base alla complessità dei pazienti e ai reali bisogni assistenziali.
«Non sono i malati a doversi adattare al personale disponibile: deve accadere il contrario», conclude De Palma, chiedendo al Governo e alle Regioni investimenti, assunzioni diffuse e una valorizzazione concreta della professione infermieristica.
«La sicurezza dei pazienti comincia dalla presenza di un numero adeguato di infermieri, messi nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio lavoro. Non possiamo pretendere cure sicure senza investire nei professionisti che le garantiscono ogni giorno».
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