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- Categoria: Sindacale
Policlinico Gemelli, il 55% degli infermieri pronti a lasciare: "Il prestigio non basta più"
Un sondaggio del sindacato Coina su 266 lavoratori fotografa un malessere diffuso:
turni fino a 17 ore, carenze di organico e sanzioni. Ceccarelli:
"Un tempo era l'ospedale dei sogni, oggi i professionisti sognano di uscire".
ROMA – Un'indagine interna scava nel profondo del malcontento di chi lavora in uno dei nosocomi più noti d'Italia. Il quadro che emerge dal sondaggio anonimo condotto nell'ottobre 2026 dal Coina,
sindacato delle professioni sanitarie, sui corridoi del Policlinico Gemelli è allarmante. Su un campione di 266 lavoratori, in prevalenza infermieri, il 95,9% avverte una totale mancanza di valorizzazione, il 77,1% ritiene l'organico inadeguato e il 72,9% definisce il carico di lavoro pesante o insostenibile. Il dato più significativo? Oltre la metà degli intervistati (54,9%) sta già cercando attivamente un'altra occupazione.
Secondo il sindacato, la fuga non avviene solo verso il settore pubblico, ma anche in direzione di cliniche private di dimensioni inferiori. «Il Gemelli è ancora un'eccellenza, ma sta perdendo la sua risorsa più preziosa: le persone - afferma Marco Ceccarelli, segretario nazionale del Coina -. Quando un infermiere preferisce una piccola struttura privata a un grande policlinico, significa che il blasone non compensa più i sacrifici e la perdita di fiducia».
Il confronto con una precedente rilevazione del 2023 evidenzia un netto peggioramento. La percentuale di chi gode di livelli minimi di serenità lavorativa è balzata dal 49% al 68,4%. A pesare sarebbero le condizioni operative: si parla di turni che sfiorano le 17 ore continuative, doppie notti e riposi settimanali sospesi. «Un turno del genere non può diventare la normalità - tuona Ceccarelli -. Le carenze organizzative non possono essere scaricate sulle spalle degli infermieri, anche perché un professionista stanco è un rischio per la sicurezza dei pazienti».
Tra le denunce raccolte spicca il caso di una madre sanzionata per non aver potuto prolungare il turno, dovendo andare a prendere il figlio all'asilo. «La maternità non è un imprevisto e un bambino che aspetta non è una colpa professionale. Usare la leva disciplinare in modo intimidatorio distrugge la motivazione».
Il sondaggio rivela anche che, in caso di offerta nel pubblico, il 96,8% dei lavoratori lascerebbe l'azienda. «Non basta sostituire chi va via - conclude il sindacalista -. Bisogna creare le condizioni perché chi resta non sia costretto a fuggire. Il vero declino di un'eccellenza inizia quando perde le persone che la rendono tale».
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