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- Categoria: Redazionale
Nuova legge elettorale al traguardo: perché il 42% può cambiare la partita
La nuova legge punta a garantire governabilità, ma la soglia del 42% può produrre un effetto paradossale: coalizioni costruite prima del voto più sulla matematica elettorale che su un progetto comune oppure, se il premio non scatta, accordi parlamentari molto più liberi dopo le elezioni.
La nuova legge elettorale è stata approvata in via definitiva dalla Camera con 227 voti favorevoli e 164 contrari, a scrutinio segreto, dopo tre voti di fiducia. Restano la promulgazione
e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Si voterà nel 2027.
Il meccanismo ruota attorno a una soglia precisa: il 42 per cento. Chi la supera in entrambe le Camere ottiene un premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori. Se nessuno arriva alla soglia, oppure Camera e Senato producono vincitori diversi, il premio non scatta e si applica il proporzionale puro.
Ed è proprio qui che nasce il primo paradosso.
Per arrivare al 42 per cento i partiti saranno spinti a costruire coalizioni larghe. Ma un accordo politico davvero coerente, prima del voto, potrebbe essere difficile da raggiungere tra forze con identità, leadership e programmi differenti. Il rischio è quindi quello di alleanze costruite soprattutto per sommare voti, rinviando a dopo le elezioni le questioni più divisive.
Esiste però anche lo scenario opposto. Se il 42 per cento fosse considerato irraggiungibile o troppo costoso sul piano politico, i partiti potrebbero scegliere di correre separati e puntare, di fatto, sul proporzionale puro. In quel caso la partita si sposterebbe dopo il voto.
Senza premio, infatti, nessuna coalizione avrebbe una maggioranza precostituita. Le forze parlamentari dovrebbero cercare i numeri per formare un governo. Accordi difficili da immaginare durante la campagna elettorale potrebbero diventare possibili una volta conosciuta la composizione delle Camere.
Si passerebbe così dalle coalizioni elettorali di necessità alle maggioranze parlamentari di necessità, con una differenza sostanziale: prima del voto i partiti devono fare i conti con programmi ed elettorati, dopo il voto soprattutto con i numeri.
La legge prevede che liste e coalizioni indichino al momento del deposito del simbolo il nome della persona che intendono proporre per Palazzo Chigi. Ma non si tratta di un'elezione diretta.
Il nome non compare sulla scheda e, soprattutto, se il premio non scatta non vincola il Capo dello Stato. Dopo il voto il Quirinale dovrà verificare quale maggioranza sia in grado di ottenere la fiducia delle Camere, secondo il dettato costituzionale.
La distanza tra indicazione politica e investitura istituzionale resta quindi decisiva.
Il centrodestra dovrà mantenere una coalizione sufficientemente ampia e compatta per puntare al 42 per cento. Però il rapporto conflittuale con Futuro Nazionale di Vannacci allo stato attuale, secondo i sondaggi, sembra compromettere l'obiettivo.
Nel centrosinistra la difficoltà è forse ancora maggiore. Il Pd guarda alle primarie, ma dopo un programma condiviso; il Movimento 5 Stelle rivendica un ruolo centrale nella scelta della leadership; Alleanza Verdi e Sinistra potrebbe presentare un proprio candidato, così come anche Italia Viva, Più Uno, Progetto Civico Italia, +Europa. Restano differenze significative su politica fiscale, Ucraina e riarmo.
La costruzione di una coalizione capace di arrivare al 42 per cento richiederà quindi non soltanto un'intesa sui nomi, ma una difficile mediazione sui contenuti.
La legge potrebbe inoltre essere sottoposta al vaglio della Corte costituzionale. Come già avvenuto con Porcellum e Italicum, il controllo non è preventivo, ma può arrivare successivamente attraverso un giudizio di legittimità sollevato da un giudice.
Tra le norme più esposte vengono indicate quelle sulla raccolta delle firme per i partiti più piccoli, i capilista bloccati e l'assenza di una quota minima di donne tra i capilista.
Se la Consulta dovesse intervenire, il sistema potrebbe cambiare prima delle elezioni del 2027.
Il vero paradosso dello Stabilicum, dunque, è tutto nel 42 per cento. Per conquistare il premio potrebbe essere necessario costruire prima del voto coalizioni molto ampie, anche quando la sintesi politica non è ancora matura. Se invece il 42 per cento non arriva, la legge lascia spazio a una partita completamente diversa: quella delle maggioranze costruite dopo il voto.
La domanda decisiva non sarà quindi soltanto chi riuscirà a superare la soglia, ma se dietro quel 42 per cento ci sarà una vera coalizione politica o soltanto una somma elettorale.
Gaetano Mellia
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