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- Categoria: Redazionale
Abbiamo dimenticato quanto vale il cibo
Dietro ogni alimento gettato nella spazzatura ci sono lavoro, risorse, denaro e tempo.
Lo spreco alimentare è una questione economica, ambientale e culturale.
Il cibo che sprechiamo racconta molto più delle nostre abitudini alimentari. Racconta il valore che attribuiamo al denaro, al lavoro, all'ambiente e alla solidarietà. È una frase sulla quale dovremmo
fermarci a riflettere.
Siamo abituati all'abbondanza e spesso abbiamo smesso di considerare ciò che abbiamo. Riempiamo carrelli, frigoriferi e dispense oltre le nostre reali necessità. Compriamo più del necessario, cuciniamo porzioni abbondanti e dimentichiamo gli avanzi.
Poi arriva il momento in cui quel cibo diventa semplicemente un rifiuto. Un gesto di pochi secondi cancella però una lunga storia. Prima di arrivare nella spazzatura, quel cibo è passato da un campo, da un'azienda, da un negozio. Dietro ogni alimento ci sono acqua, energia, terra e soprattutto lavoro. C'è il lavoro di chi lo ha prodotto, raccolto, trasformato e trasportato.
Eppure tutto questo valore può finire nel sacco della spazzatura senza nemmeno farci riflettere. Il paradosso diventa ancora più evidente in una società dove molte famiglie faticano a fare la spesa. Da una parte l'eccesso, dall'altra il bisogno.
Non sono due fenomeni automaticamente collegati, ma rappresentano una contraddizione evidente. Lo spreco alimentare, quindi, non può essere considerato soltanto una questione privata. Riguarda le famiglie, ma anche la grande distribuzione, la ristorazione e le istituzioni.
Riguarda il modo in cui produciamo, acquistiamo, consumiamo e consideriamo il cibo. Per troppo tempo abbiamo confuso l'abbondanza con il benessere. Ma avere molto non significa necessariamente saperne riconoscere il valore. Forse dovremmo recuperare una cultura più attenta e responsabile. Programmare la spesa, conservare meglio gli alimenti e utilizzare gli avanzi sono gesti semplici.
Anche donare le eccedenze può trasformare uno spreco in una risorsa. Non servono grandi rivoluzioni, ma una diversa consapevolezza quotidiana. Perché il cibo non è un oggetto usa e getta.
Dietro ogni alimento ci sono risorse, fatica, tempo e persone. Ogni volta che lo gettiamo senza necessità dovremmo chiederci quanto è costato davvero.
Non soltanto al nostro portafoglio, ma all'ambiente e alla collettività. Il problema dello spreco comincia quindi molto prima del cassonetto. Comincia nel momento in cui perdiamo la consapevolezza del valore di ciò che abbiamo.
E proprio da qui dovrebbe partire un impegno comune: acquistiamo solo ciò che serve, recuperiamo ciò che può essere ancora consumato, condividiamo ciò che rischia di essere sprecato e doniamo le eccedenze a chi ne ha bisogno.
Famiglie, imprese, ristoratori, supermercati e istituzioni possono fare la propria parte.
Non lasciamo che un alimento ancora utile diventi un rifiuto: ridurre lo spreco alimentare è una responsabilità di tutti.
Perché rispettare il cibo significa rispettare il lavoro, le risorse e il futuro della nostra comunità.
Massimo Castagna
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