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Categoria: Scuola
05 Novembre 2026

Orme d’ombra, 40 scuole raggiunte in Sicilia: il cammino di Rosalba Castelli contro la violenza di genere

Da Sambuca di Sicilia a San Teodoro, un percorso di memoria, ascolto e prevenzione. Le storie di Vincenza Saracino, Alessandra Cità e Tania Sperindio entrano nelle scuole e nelle comunità, trasformando il ricordo in un impegno collettivo.

Partita da Sambuca di Sicilia il 21 settembre, Rosalba Castelli si prepara a raggiungere un nuovo importante traguardo: con la tappa di San Teodoro saranno 40 le scuole incontratee56af4a5 3aa6 4c51 8627 200aa7bcbc4a in Sicilia da Orme d’ombra. Un numero che racconta la capillarità di un cammino capace di attraversare territori, entrare nelle aule e costruire occasioni di confronto sulla memoria e sulla prevenzione della violenza di genere.

L’artivista viandante, formatrice e ideatrice del progetto proseguirà nei prossimi giorni attraverso Capizzi, Troina, Cesarò e San Teodoro, prima della successiva tappa di Maletto. Un itinerario nel quale ogni incontro diventa uno spazio di ascolto, sensibilizzazione e consapevolezza, soprattutto per le nuove generazioni.

Ad Alia, il 27 ottobre, l’Istituto Comprensivo Alia-Roccapalumba-Valledolmo ha riunito circa 200 ragazze e ragazzi in presenza e altri 200 collegati da remoto dalle scuole di Roccapalumba e Valledolmo. L’incontro di testimonianza e sensibilizzazione si è concluso con una partecipata marcia per le strade del paese, durante la quale il nome di Vincenza Saracino è stato accompagnato fino alla panchina rossa collocata vicino all’ufficio postale.

Al termine, i giovani hanno intonato insieme “Vietato morire”, trasformando ancora una volta la memoria in una voce collettiva e in un messaggio di impegno contro ogni forma di violenza.

Il 28 ottobre, a Gangi, Palazzo Bongiorno ha accolto un incontro particolarmente intenso, dedicato ad Alessandra Cità. Presenti il sindaco Giuseppe Ferrarello, Maria Giovanna Meli, presidente della FIDAPA BPW Italy – sezione di Gangi, i giovani coordinati dalla docente Giuseppina Seminara, la cittadinanza e soprattutto la zia Costanza e lo zio Pino di Alessandra.

Uno dei momenti più significativi è arrivato con la proiezione di un video realizzato dai colleghi tranvieri di Alessandra. Le immagini hanno restituito non soltanto la drammaticità della sua morte, ma soprattutto la sua vita: il lavoro sui tram, il riconoscimento come migliore tranviera dell’anno, la passione per la moto e quella donna che ogni giorno accompagnava altre persone verso le loro destinazioni.

«Mentre andavo all’incontro camminavo sui ciottoli di Gangi e pensavo che Alessandra dovesse averli calpestati tante volte – racconta Rosalba Castelli –. Avevo la sensazione di mettere le mie orme sulle sue. Lei, che per lavoro aveva accompagnato per anni tante persone verso il luogo in cui avevano scelto di andare, non ha potuto percorrere la strada che aveva scelto per sé. È questa una delle ingiustizie più grandi della violenza: impedire a una persona di continuare a scegliere la propria direzione».

Nel momento conclusivo, le persone presenti si sono alzate una alla volta, passandosi di mano in mano il nastro ricamato con il nome di Alessandra Cità. Rosalba, insieme agli zii, reggeva gli altri nomi custoditi nello zaino. Un rito intimo e partecipato, accompagnato dal mantra «Siamo il grido di Alessandra e di tutte quelle che non hanno più voce»: mani che si passavano il suo nastro, voci unite e una memoria condivisa.

Il giorno successivo, la zia Costanza ha scritto a Rosalba raccontandole quanto quell’incontro l’avesse «arricchita dentro», ricordandole che «le persone sensibili sentono il doppio». Pochi giorni dopo è arrivato da Milano anche il messaggio di Rosalba Cità, sorella di Alessandra, che ha ringraziato per un incontro definito «molto sentito e commovente», esprimendo il desiderio di poter portare un giorno Orme d’ombra anche a Milano.

«Quando incontro una famiglia spero sempre di riuscire a fare bene, di onorare una vita e di essere un canale attraverso cui una storia possa uscire, incontrare altre persone e continuare a camminare – aggiunge Castelli –. A Gangi ho sentito che ciò che avevamo fatto insieme era stato importante e necessario: avevamo ricordato Alessandra viva».

Venerdì 30 ottobre, a Nicosia, Rosalba Castelli ha incontrato la comunità scolastica dell’Istituto Comprensivo Carmine-San Felice, affidando alla scuola il nome di Tania Sperindio, uccisa dall’ex marito nel luglio scorso nel Riminese.

L’incontro si è aperto con l’ingresso improvvisato della viandante insieme all’assessora alla Pubblica Istruzione Rachele Bonomo. Presenti anche l’assessora alle Pari Opportunità Aurora Catalano e le rappresentanti dell’amministrazione comunale, che hanno accolto il progetto con parole di apprezzamento.

«Oggi accogliamo una persona speciale, una donna che ha scelto di trasformare i propri passi e la propria voce in un messaggio vivo, potente e itinerante», hanno dichiarato Bonomo e Catalano. Rosalba Castelli, hanno aggiunto, «porta sulle spalle un tema che brucia e che non possiamo permetterci di ignorare».

Le amministratrici hanno sottolineato il valore di Orme d’ombra, capace di unire la valorizzazione del patrimonio alla forza dell’informazione e della sensibilizzazione, a partire dalle nuove generazioni. «La prevenzione non parte dalle emergenze, ma dal rispetto reciproco e dall’educazione all’affettività», hanno evidenziato.

Anche la storia di Tania è stata accompagnata da un gesto simbolico. Nella sua vita aveva lavorato anche come fioraia. Prima di raggiungere la scuola, Rosalba è entrata in un negozio di fiori e ha raccontato alla fioraia Carla ciò che stava per fare, chiedendole quali fiori avrebbe scelto per Tania.

Carla le ha regalato due tulipani, portati nell’Aula Magna e poi appesi ai due lati del nastro ricamato con il nome di Tania.

Un gesto semplice, capace di restituire alla memoria una dimensione concreta e umana. È questo il senso di Orme d’ombra: attraversare i luoghi, incontrare le persone e dare spazio alle storie, affinché i nomi delle donne vittime di violenza non restino soltanto un ricordo, ma diventino un richiamo quotidiano alla responsabilità collettiva.

 
 
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