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- Categoria: Sanità
Amiloidosi cardiaca, nuove frontiere terapeutiche: a Cardiacto 2026 il punto di Marco Canepa
Diagnosi precoce, terapie mirate e scelte condivise con i pazienti al centro della sessione del congresso di Palermo dedicata all’amiloidosi cardiaca da transtiretina.
La diagnosi tempestiva e l’evoluzione delle terapie farmacologiche aprono nuove prospettive nella gestione dell’amiloidosi cardiaca. È stato questo il tema al centro della prima
sessione di Cardiacto 2026, il congresso che a Palermo ha riunito esperti e professionisti per approfondire le innovazioni della cardiologia contemporanea, tra tecnologie avanzate e attenzione sempre maggiore alla persona.
A intervenire è stato Marco Canepa, professore associato di Cardiologia presso il Dipartimento di Medicina interna e specialità mediche dell’Università di Genova, cardiologo all’ospedale Policlinico San Martino e direttore della Scuola di specializzazione in Malattie dell’apparato cardiovascolare. Canepa coordina inoltre il corso di laurea in Fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare dell’ateneo genovese.
Nel suo intervento ha approfondito le strategie diagnostiche e terapeutiche per l’amiloidosi cardiaca da transtiretina, sottolineando l’importanza di distinguere correttamente le diverse forme della malattia. Un passaggio fondamentale riguarda l’esclusione della componente monoclonale, necessaria per evitare di trascurare l’amiloidosi AL, una forma che richiede un percorso diagnostico e terapeutico specifico.
In presenza di una componente monoclonale, ha evidenziato Canepa, la scintigrafia non deve essere utilizzata per formulare direttamente la diagnosi di amiloidosi da transtiretina: è necessario procedere con gli approfondimenti appropriati e coinvolgere l’ematologo.
Sul fronte delle cure, il panorama si sta ampliando grazie a farmaci capaci di intervenire su differenti meccanismi legati alla produzione della transtiretina. Una disponibilità che offre nuove opportunità, ma che richiede anche una valutazione attenta delle caratteristiche cliniche e delle esigenze individuali.
La sfida dei prossimi anni sarà individuare il trattamento più appropriato per ciascun paziente, considerando non soltanto l’efficacia delle terapie, ma anche le preferenze personali e la sostenibilità economica. Un processo decisionale che, secondo Canepa, dovrà coinvolgere anche i responsabili delle politiche sanitarie, chiamati a conciliare innovazione, accessibilità e qualità dell’assistenza.
L’amiloidosi cardiaca si conferma così uno degli ambiti in cui la cardiologia è chiamata a integrare diagnosi sempre più accurate, innovazione farmacologica e percorsi multidisciplinari, con l’obiettivo di migliorare la presa in carico e le prospettive dei pazienti.
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