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Categoria: Nera e Giudiziaria
17 Maggio 2026

Totò Cuffaro patteggia: tre anni ai servizi sociali

Niente carcere per l’ex governatore siciliano: dovrà svolgere lavori di pubblica utilità, risarcire 15 mila euro e rispettare rigide prescrizioni, incluso il divieto di frequentare politici e amministratori

Si chiude con un patteggiamento a tre anni la nuova vicenda giudiziaria di Totò Cuffaro. L’ex presidente della Regione siciliana sconterà la pena attraverso lavori di pubblica utilità,cuf evitando il carcere, e dovrà risarcire con 15 mila euro l’azienda ospedaliera Azienda Ospedaliera Villa Sofia-Cervello e l’ASP di Siracusa, oltre al pagamento delle spese processuali.

Il giudice per l’udienza preliminare Ermelinda Marfia ha approvato l’accordo raggiunto tra la difesa e la Procura di Palermo. Gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano avevano concordato il patteggiamento con i pubblici ministeri Claudio Camilleri e Andrea Zoppi, chiudendo così una vicenda che aveva riportato Cuffaro agli arresti domiciliari dal 5 dicembre scorso.

L’ex governatore sconterà la pena presso la casa di accoglienza “Casa del Sorriso” di Monreale, impegnandosi in attività socialmente utili invece che in carcere. Con il via libera al patteggiamento lascia immediatamente i domiciliari.

La pena effettiva sarà inoltre ridotta: dai tre anni inflitti verranno sottratti i circa cinque mesi e mezzo già trascorsi agli arresti domiciliari, portando il residuo da scontare a circa due anni e sette mesi.

Nel pronunciamento il giudice ha escluso la recidiva e riconosciuto le attenuanti generiche come prevalenti sulle aggravanti. Un elemento che ha inciso sulla definizione finale della pena e che ha evitato conseguenze più pesanti, come l’interdizione dai pubblici uffici.

La nuova inchiesta che ha coinvolto Cuffaro ruotava attorno a due distinti episodi legati alla sanità siciliana.

Il primo riguarda il presunto favoreggiamento in un concorso per la stabilizzazione degli operatori socio-sanitari a Villa Sofia. Secondo l’accusa, l’ex presidente della Regione avrebbe consegnato in anticipo le prove di esame a una candidata. Le tracce sarebbero state fornite dal presidente della commissione esaminatrice, il primario del Trauma Center Antonio Iacono, e fatte arrivare attraverso il collaboratore storico di Cuffaro, Vito Raso, con il coinvolgimento dell’allora direttore generale di Villa Sofia-Cervello, Roberto Colletti.

Il secondo filone d’indagine riguarda invece l’ipotesi di traffico di influenze illecite nell’ambito di un appalto bandito dall’Asp di Siracusa. Secondo la Procura, Cuffaro avrebbe messo a disposizione di alcuni ex rappresentanti della società Dussmann Service la propria rete di relazioni e conoscenze per favorire l’aggiudicazione di un appalto milionario relativo ai servizi di portierato e ausiliariato.

Accanto alla pena, il giudice ha imposto una serie di prescrizioni che Cuffaro dovrà rispettare rigorosamente durante il periodo di affidamento ai lavori di pubblica utilità.

Tra queste figurano il divieto di detenere armi, il divieto di frequentare persone con precedenti penali o sottoposte a misure di sicurezza e l’obbligo di permanere in Sicilia, con il conseguente ritiro del passaporto e dei documenti validi per l’espatrio.

Ma la misura più significativa riguarda la sfera politica: Cuffaro non potrà frequentare persone che ricoprano cariche politiche, legislative o amministrative. Una disposizione motivata dal rischio di reiterazione del reato e che, nei fatti, limita fortemente la sua possibilità di mantenere relazioni operative nel mondo politico durante l’esecuzione della pena.

La violazione di tali prescrizioni potrebbe avere conseguenze pesanti: il beneficio dei lavori di pubblica utilità potrebbe essere revocato, con il rischio di dover scontare la pena residua in carcere.

La decisione di chiudere il procedimento attraverso il patteggiamento arriva nonostante una recente pronuncia favorevole della Cassazione. Ad aprile, infatti, i supremi giudici avevano annullato l’ordinanza del Riesame di Palermo che aveva confermato i domiciliari, evidenziando possibili profili di illegittimità riguardo alle intercettazioni e alla motivazione delle accuse di corruzione e traffico di influenze.

Secondo i legali di Cuffaro, la scelta è stata “precisa e sofferta” ma condivisa con il proprio assistito per definire rapidamente il procedimento e consentirgli di recuperare serenità sul piano personale e familiare.

Gli altri imputati e la posizione di DussmannIl procedimento giudiziario, tuttavia, non si chiude per tutti. Sono stati rinviati a giudizio Roberto Colletti, Antonio Iacono e Vito Raso per corruzione.

Per traffico di influenze andranno invece a processo Mauro Marchese, Marco Dammone e l’imprenditore Sergio Mazzola. Il processo inizierà il 7 settembre.

Percorso diverso per il faccendiere Ferdinando Aiello, unico ad aver richiesto il rito abbreviato, la cui posizione sarà discussa a luglio.

Esce invece completamente dal procedimento Dussmann Service: il Gup ha disposto il non luogo a procedere nei confronti della società “perché il fatto non sussiste”, riconoscendone la totale estraneità rispetto all’inchiesta sull’Asp di Siracusa.

 

 

  • giustizia, politica, sanità, patteggiamento, Sicilia, tribunale, corruzione, appalti, Cuffaro
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