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- Categoria: Nera e Giudiziaria
Cuffaro, chiuse le indagini: cadono alcune accuse e cambia il quadro dell’inchiesta
Nell’avviso di conclusione delle indagini restano corruzione e traffico di influenze, ma spariscono l’associazione a delinquere e alcune contestazioni iniziali.
Si avvia alla conclusione la prima fase dell’inchiesta giudiziaria che coinvolge, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, attualmente agli arresti domiciliari. La
Procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, segnando un passaggio decisivo del procedimento.
Il quadro accusatorio, tuttavia, risulta in parte ridimensionato rispetto alle ipotesi iniziali. Dopo gli interrogatori preventivi e le valutazioni del Tribunale del Riesame, diverse contestazioni sono state eliminate o ridimensionate.
Una delle vicende centrali riguarda il concorso per la stabilizzazione degli operatori socio-sanitari all’ospedale Ospedale Villa Sofia.
Per questo episodio Cuffaro è indagato per corruzione insieme all’ex direttore generale Roberto Colletti, al primario del Trauma Center Antonio Iacono e al collaboratore politico Vito Raso.
Secondo l’accusa, le tracce delle prove d’esame sarebbero state anticipate a Cuffaro tramite Iacono, allora presidente della commissione, e Colletti, con la mediazione di Raso. L’ex governatore avrebbe poi consegnato il materiale a una candidata che si sarebbe recata a casa sua prima della prova.
In cambio, sostiene la Procura, Colletti avrebbe ottenuto il sostegno per la conferma alla guida dell’azienda ospedaliera, mentre a Iacono sarebbe stata prospettata la possibilità di essere appoggiato per la direzione dell’unità di Anestesia e Rianimazione. Quest’ultimo, tuttavia, non avrebbe mai presentato domanda.
Un altro filone riguarda l’appalto per il servizio di ausiliariato dell’ASP di Siracusa. In questo caso Cuffaro è indagato per traffico di influenze insieme a Mauro Marchese e Marco Dammone, entrambi ex esponenti della società Dussmann Service.
Secondo gli inquirenti, Cuffaro avrebbe svolto un ruolo di intermediario con i vertici della sanità regionale sfruttando i rapporti con Alessandro Caltagirone, la cui nomina sarebbe stata sostenuta in passato dallo stesso ex governatore. In cambio sarebbero stati promessi posti di lavoro, contratti e subappalti.
In questo capitolo emergono però importanti novità: non viene più contestata la turbativa della gara e il nome di Caltagirone non compare nell’avviso di conclusione delle indagini.
Per lo stesso appalto risultano indagati anche il faccendiere Ferdinando Aiello e l’imprenditore Sergio Mazzola.
A Mazzola l’ipotesi di reato viene contestata in concorso con il deputato nazionale Saverio Romano, la cui posizione è trattata separatamente.
Secondo i magistrati, Romano sarebbe stato l’ultimo anello della catena di intermediazione con Caltagirone. Mazzola, presentato come suo amico personale, avrebbe ottenuto come vantaggio un subappalto per la propria azienda, la Euroservice.
Tra le novità più rilevanti dell’avviso di conclusione delle indagini c’è l’eliminazione dell’accusa di associazione a delinquere. La Procura non sostiene più l’ipotesi che Cuffaro fosse al centro di un sistema di potere organizzato.
Lo stesso reato era stato contestato inizialmente anche a Antonio Abbonato e al deputato regionale Carmelo Pace, che ora escono dall’inchiesta.
Scompare inoltre dall’avviso un altro capitolo dell’indagine, quello relativo alla presunta tangente destinata al direttore del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale, Giovanni Tomasino.
Secondo l’ipotesi iniziale, il denaro sarebbe stato versato dall’imprenditore Alessandro Vetro e consegnato tramite Carmelo Pace. Questa parte dell’inchiesta non compare più e potrebbe avviarsi verso l’archiviazione.
Con l’avviso di conclusione delle indagini gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive attraverso i propri legali.
Se le argomentazioni della difesa non convinceranno la Procura guidata da Maurizio de Lucia, il passo successivo sarà la richiesta di rinvio a giudizio davanti al giudice dell’udienza preliminare.
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