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- Categoria: Nera e Giudiziaria
Appalti e tangenti, arrestati imprenditore e dirigente regionale: indagine antimafia su rete corruttiva
Un presunto sistema corruttivo legato agli appalti pubblici e aggravato dall’agevolazione a Cosa Nostra è al centro di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo
che ha portato all’arresto dell’imprenditore di Favara Carmelo Vetro e del dirigente regionale Giancarlo Teresi, in servizio all’assessorato alle Infrastrutture della Regione Siciliana.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio, ipotizza un patto corruttivo tra l’imprenditore e il dirigente pubblico per ottenere appalti in cambio di tangenti e favori. Secondo gli investigatori della Squadra Mobile e della Dia di Trapani, con il supporto della Sisco di Palermo, il sistema avrebbe riguardato diversi lavori pubblici legati a infrastrutture portuali e interventi contro l’erosione costiera.
Vetro, figlio di un boss mafioso e già condannato in via definitiva a nove anni per associazione mafiosa come appartenente alla famiglia di Favara, avrebbe continuato a ottenere commesse pubbliche nonostante il passato giudiziario. Arrestato nel 2012 per il ruolo nella ricostituzione della mafia agrigentina dopo la cattura dei latitanti Gerlandino Messina e Giuseppe Falsone, ha scontato oltre sette anni di carcere.
L’indagine si è concentrata in particolare sulla società “An.sa Ambiente”, impegnata nel dragaggio del porto di Marinella di Selinunte. Teresi, dirigente del dipartimento regionale delle Infrastrutture marittime e portuali e responsabile unico del procedimento, avrebbe ricevuto una tangente da 1.500 euro. Episodi analoghi sarebbero avvenuti anche per lavori nei porti di Donnalucata e per interventi contro l’erosione delle spiagge di Spinasanta a Scicli e a Terrasini. In questi casi le tangenti contestate ammonterebbero a 8 mila e 20 mila euro. Il giudice per le indagini preliminari ha inoltre disposto il sequestro di 228 mila euro ritenuti profitto del reato di corruzione.
Nell’inchiesta è emerso anche il nome del manager della sanità siciliana Salvatore Iacolino, attuale direttore generale del Policlinico di Messina, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. I pubblici ministeri gli contestano di avere messo a disposizione della famiglia mafiosa di Favara relazioni e potere costruiti negli anni in cui è stato dirigente regionale e in precedenza europarlamentare eletto con Forza Italia.
Secondo l’accusa, il manager avrebbe favorito due realtà imprenditoriali: la “Arcobaleno impresa sociale srl”, riconducibile all’imprenditore Giovanni Aveni, e la “An.sa Ambiente”, società nella quale Vetro risulta formalmente impiegato ma che, secondo gli investigatori, gestirebbe di fatto. Nel primo caso Iacolino avrebbe facilitato i rapporti con funzionari pubblici dell’Asp di Messina e spinto passaggi amministrativi favorevoli all’impresa.
Gli inquirenti ipotizzano che, in cambio del suo intervento, il manager abbia ricevuto contributi per campagne elettorali e promesse di assunzioni di persone da lui segnalate.
Oltre agli arrestati risultano indagati anche Salvatore Vetro, fratello di Carmelo, il funzionario regionale Francesco Mangiapane e gli imprenditori Antonio Lombardo e Giovanni Aveni, che potrebbero essere sottoposti agli arresti domiciliari dopo gli interrogatori preventivi davanti al giudice per le indagini preliminari.
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