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- Categoria: Gastronomia
Enna - La cucina siciliana come memoria viva: la Conviviale di Natale dell’Accademia Italiana della Cucina

Cuccìa, identità e territorio al centro di una serata di riflessione, gusto e riconoscimenti tra tradizione e innovazione
In occasione della Conviviale di Natale dell’Accademia Italiana della Cucina – Delegazione di Enna, la serata si è trasformata in un momento di profonda riflessione sul valore storico, culturale e sociale della cucina siciliana, intesa non solo come pratica gastronomica ma come patrimonio collettivo da preservare e tramandare. Protagonisti del confronto il simposiarca Giuseppe Anfuso e la delegata Marina Taglialavore, che hanno guidato un racconto corale incentrato sulla cuccìa e sul significato simbolico del cibo come memoria condivisa.
Giuseppe Anfuso ha aperto il suo intervento con un percorso storico che ha riportato alla carestia del 1646, quando l’arrivo di un carico di grano, il 13 dicembre, salvò molte comunità siciliane. Da quell’evento nacque l’usanza del grano bollito, evolutasi nel tempo nella cuccìa: un piatto che da cibo penitenziale si è trasformato in dolce rituale, arricchito da ricotta, miele, canditi e spezie. Il simposiarca ha inoltre richiamato le antiche radici del legame tra frumento e riti collettivi, dalle celebrazioni dedicate a Cerere fino alle affinità con la kutja delle tradizioni ortodosse, sottolineando il valore antropologico del cibo come espressione di identità e continuità culturale.
La delegata Marina Taglialavore ha aperto ufficialmente la conviviale con la proiezione di un videomessaggio di auguri del presidente nazionale dei Club per l’UNESCO, Mauro Macale, collegando i temi emersi durante l’incontro a un traguardo di portata storica: il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Un riconoscimento che, ha sottolineato, va oltre l’eccellenza gastronomica e richiama il valore della cucina come linguaggio identitario, luogo di relazione, memoria e cultura condivisa. Da qui l’invito a una responsabilità collettiva nella tutela dei saperi, delle ritualità e delle filiere locali, promuovendo educazione al gusto e un turismo enogastronomico consapevole, soprattutto per le nuove generazioni.
Nel corso della serata, ospitata presso il Federico II, è stato conferito il Premio “Dino Villani” al gin artigianale “Capperi!” di Nissoria, ritirato da Dario Rinaldi, presente insieme al sindaco di Nissoria Rosario Colaianni. Il riconoscimento è stato indicato come esempio virtuoso di eccellenza territoriale capace di coniugare botaniche locali e innovazione produttiva, dimostrando come tradizione e creatività possano dialogare e generare progetti identitari di qualità.
Grande attenzione è stata riservata anche al menù della conviviale, pensato per valorizzare la tradizione ennese in chiave contemporanea: dalla cuccìa ai risotti, fino alle reinterpretazioni dell’arancino/arancina, con un utilizzo consapevole di ingredienti locali e presìdi Slow Food, accompagnati da abbinamenti enologici studiati per raccontare il territorio.
A conclusione della serata, il vice delegato Fabio Montesano ha riportato le valutazioni degli accademici sulle degustazioni e ha ringraziato la famiglia Salvaggio, con il capostipite Calogero, il figlio Davide e i nipoti, per l’accoglienza e per il legame autentico che da sempre li unisce al territorio.
L’intervento finale del consigliere nazionale Ugo Serra ha ribadito un messaggio chiaro: custodire il patrimonio gastronomico non è un gesto simbolico, ma un impegno quotidiano fatto di studio, educazione e tutela delle filiere. In questo percorso, l’Accademia Italiana della Cucina di Enna si conferma ponte tra passato e futuro, pronta a sostenere iniziative capaci di mantenere vive le tradizioni aprendole all’innovazione.
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