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- Categoria: Arte
Arte e memoria, Guadagnuolo racconta il 2 novembre con due dipinti tra passato e mistero
In "Nel vortice del ricordo" e "Oltre il cielo", l'artista nisseno intreccia le radici di Caltanissetta
, il simbolo del crisantemo e l'enigma dell'aldilà. Un dittico che invita a riflettere sul tempo,
sulla perdita e su ciò che sopravvive alla scomparsa.
Ci sono date che non si limitano a segnare il trascorrere dei giorni, ma aprono una breccia nel tempo. Il 2 novembre appartiene a questa geografia interiore: è il giorno in cui i nomi dei morti
riacquistano il suono delle voci e il passato, per un istante, smette di essere lontano. È in questo varco che si colloca la ricerca pittorica di Francesco Guadagnuolo, affidata a due opere complementari: “Il 2 Novembre. Nel vortice del ricordo: ciò che rimane” e “Oltre il cielo: ciò che nessuno sa” (tecniche miste, acrilico e collage su tela).
Nel primo dipinto, lo spazio è dominato da una grande corrente avvolgente che trascina con sé città, architetture, carte e scritture. Il vortice diventa così una figura del tempo e della storia: tutto vi confluisce, ma nulla si consegna interamente all'oblio. Al centro della composizione si erge il crisantemo, fulcro simbolico che, opponendosi alla dispersione, offre un centro affettivo al ricordo. Nella parte inferiore affiorano due luoghi cari all'artista nisseno: il Castello di Pietrarossa e il Cimitero degli Angeli di Caltanissetta, espressione di un'autobiografia silenziosa che unisce appartenenza e perdita.
La seconda opera abbandona i riferimenti riconoscibili della terra per condurre lo sguardo verso una dimensione in cui le coordinate consuete perdono consistenza. Il cielo del titolo non è un luogo geografico, ma una figura dell'ignoto, lo spazio in cui l'uomo proietta le domande che lo accompagnano da sempre. Le figure umane sembrano appartenere a una condizione intermedia, colte nel passaggio verso una forma indecifrabile, in una sospensione che obbliga lo sguardo a sostare sulla soglia dell'incomprensibile.
Considerate insieme, le due opere compongono un percorso che procede dalle tracce della storia alla rarefazione del cielo. Il 2 novembre diventa allora qualcosa di più di una ricorrenza: è il tempo in
cui la coscienza si misura con la fragilità della presenza e con la forza del legame. Guadagnuolo affida alla pittura il compito di tenere unite queste due tensioni senza ridurle a una conclusione: fra il fiore e il cielo si distende lo spazio fragile della condizione umana, dove la memoria ricompone ciò che il tempo disperde e l'arte continua a cercare là dove il sapere incontra il proprio limite.
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