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- Categoria: Terzo Settore
Bambini e inclusione scolastica, l’appello de “I Diritti dei Più Fragili”: “Il tempo dell’infanzia non può aspettare”
L’associazione richiama l’attenzione delle istituzioni siciliane sui tempi di valutazione e sull’attivazione degli interventi per gli alunni che manifestano difficoltà a scuola
L’Associazione I Diritti dei Più Fragili APS accende i riflettori sul percorso che molte famiglie possono trovarsi ad affrontare quando, dopo l’ingresso a scuola, emergono difficoltà nella comunicazione, d’allarme può arrivare proprio dagli insegnanti, che osservano le difficoltà, ne informano la famiglia nelle relazioni, nell’apprendimento, nel comportamento o nelle autonomie di un bambino.
In questi casi, il primo campanello d’allarme può arrivare proprio dagli insegnanti, che osservano le difficoltà, ne informano la famiglia e documentano quanto rilevato. Da quel momento può però iniziare un percorso che comprende valutazioni specialistiche, accertamenti e procedure necessarie per definire gli interventi di inclusione scolastica.La famiglia deve quindi rivolgersi ai servizi sanitari e, quando ne ricorrono i presupposti, avviare il percorso con la Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Successivamente, in base alla situazione e alla normativa vigente, possono essere predisposte le misure necessarie, tra cui il PEI, il sostegno didattico e, ove previsto, l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione.
Il nodo sollevato dall’associazione riguarda soprattutto i tempi di attesa. Durante il periodo necessario per completare valutazioni e accertamenti, infatti, il bambino continua a frequentare la scuola e a vivere quotidianamente il proprio percorso educativo.“Non siamo medici e non vogliamo sostituirci ai professionisti sanitari – dichiara il presidente Giuseppe Adelfio –. Siamo genitori e famiglie e poniamo una domanda semplice: cosa facciamo del bambino mentre aspettiamo?”.
L’associazione chiede quindi alla Regione Siciliana e alle istituzioni competenti di favorire un confronto tra sanità, scuola, Comuni, famiglie e Terzo Settore, valutando strumenti educativi, organizzativi e di supporto che possano accompagnare i minori anche durante il periodo necessario al completamento degli accertamenti, nel rispetto delle competenze e della normativa.Tra le richieste figura anche il monitoraggio dei tempi effettivi che intercorrono tra la prima segnalazione delle difficoltà da parte della scuola, l’accesso alla valutazione specialistica e l’eventuale attivazione delle misure di inclusione.
Il messaggio dell’associazione pone al centro il diritto del bambino a non vedere rallentato il proprio percorso scolastico a causa dei tempi necessari per completare le procedure. Dietro una visita, una certificazione o un PEI, sottolinea l’associazione, non c’è soltanto un iter amministrativo o sanitario, ma un bambino che continua a crescere e a imparare.L’appello si conclude con una riflessione rivolta alle istituzioni: “Il tempo dell’infanzia non può essere messo in lista d’attesa”.
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