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- Categoria: Solidarietà
Oliveri - Il cibo gettato a terra scuote la coscienza: la lezione di don Antonio
Davanti alla Chiesa, tra rifiuti e alimenti calpestati, il parroco sceglie di non accusare
né fare nomi: «Non sono arrabbiato con voi, sono profondamente dispiaciuto»
Non sono stati i rifiuti abbandonati davanti alla Chiesa di Oliveri a colpire maggiormente don Antonio Di Bella. A ferirlo è stato
soprattutto il cibo gettato e calpestato, un gesto che il giovane parroco ha trasformato in un’occasione per interrogare la comunità sul valore del pane, sulla povertà e sul rispetto.
Dopo aver trovato questa mattina carte, bottiglie e alimenti lasciati a terra al termine della notte, don Antonio avrebbe riconosciuto alcuni dei giovani coinvolti. Ha però scelto di non fare nomi e di evitare una pubblica condanna, preferendo rivolgersi direttamente alle loro coscienze. Il parroco ha ricordato come nella stessa comunità ci siano persone e famiglie che si rivolgono alla Chiesa anche per avere qualcosa da mangiare. Da qui la sua riflessione sul significato di sprecare un alimento che, per altri, rappresenta invece una necessità quotidiana.
Il passaggio più significativo del messaggio è racchiuso nelle parole rivolte ai ragazzi: «Non sono arrabbiato con voi. Sono profondamente dispiaciuto». Il sacerdote non rinuncia a sottolineare l’errore, ma sceglie il dialogo al posto della gogna, invitando i giovani a comprendere il valore di ciò che possiedono e la responsabilità che deriva dai propri gesti. Così, quella che poteva essere soltanto una scena di degrado diventa una lezione più ampia su gratitudine, rispetto, spreco e solidarietà. Il messaggio di don Antonio va oltre la semplice necessità di ripulire un luogo: richiama tutti a riscoprire il valore del cibo e l’attenzione verso chi vive situazioni di difficoltà.
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