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- Categoria: Sanità
Sanità, la storia clinica deve seguire il paziente
FSE 2.0, referti, terapie e ricoveri disponibili dove servono per garantire diagnosi più informate e continuità delle cure.
ROMA, 26 settembre 2026 – La sfida della sanità digitale non è soltanto archiviare documenti, ma rendere disponibili le informazioni cliniche nel momento in cui servono.
Referti, esami, terapie, ricoveri, allergie e prescrizioni rappresentano parti essenziali della storia sanitaria di ogni persona.
Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 punta a costruire una storia clinica digitale più completa, uniforme e accessibile lungo il percorso assistenziale.
Secondo i dati ufficiali, a dicembre 2025 il 95,2% dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta alimentava e utilizzava il FSE.
A giugno 2026 è stato inoltre raggiunto il target del 90% dei documenti sanitari prodotti in formato nativo FSE per le tipologie previste.
«Non basta contare quanti documenti vengono caricati: l'informazione deve essere disponibile e utile quando il paziente entra in pronto soccorso o passa da uno specialista all'altro», sottolinea Roberto Feroli, CEO di TuttoBene TV e Project Manager di Salute.it.
Particolare rilievo assume il Profilo Sanitario Sintetico, pensato per offrire ai professionisti autorizzati una visione immediata delle informazioni cliniche essenziali.
La continuità digitale diventa ancora più importante per anziani, pazienti fragili e persone con patologie croniche o terapie multiple.
«Il paziente non può diventare il corriere dei propri documenti sanitari», aggiunge Feroli, richiamando la necessità di una tecnologia che semplifichi realmente il percorso di cura.
Il FSE può inoltre favorire lo sviluppo di strumenti come il gemello digitale e applicazioni di intelligenza artificiale, sempre nel rispetto delle regole di accesso e protezione dei dati.
La digitalizzazione dovrà però evitare nuove disuguaglianze e garantire supporto anche alle persone con minori competenze digitali.
«Il traguardo non è avere più tecnologia nella sanità, ma più salute grazie a una tecnologia che funziona», conclude Feroli.
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