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- Categoria: Ricerca
Prevenzione degli infarti e ictus: un nuovo farmaco rivoluzionario contro il colesterolo
Uno studio australiano rivela che le statine riducono del 30% il rischio di eventi cardiaci gravi in persone oltre i 70 anni, aprendo nuove prospettive per la prevenzione primaria.
Le statine sono farmaci comunemente prescritti a persone di età inferiore ai 75 anni che presentano determinati fattori di rischio, come diabete o livelli elevati di colesterolo, per prevenire eventi cardiaci gravi come infarti, ictus o interventi chirurgici importanti. Fino a ora, tuttavia, non si sapeva con certezza se fosse sicuro e efficace prescriverle anche a persone oltre i 70 anni che sono sane e non hanno mai avuto problemi cardiaci, con l’obiettivo di prevenirli in futuro.
«Avevamo bisogno di dati specifici per questo gruppo», afferma il professor Nelson, sottolineando come gli anziani siano stati a lungo sottovalutati nel contesto della prevenzione cardiovascolare. Quarant’anni fa, infatti, le malattie cardiache colpivano principalmente la popolazione di mezza età, in particolare i fumatori, e le campagne di sanità pubblica si concentravano sulla prevenzione delle morti premature. Inoltre, molti anziani assumono già farmaci per altre patologie, rendendo più complessa e rischiosa la sperimentazione di nuovi trattamenti.
Uno studio condotto in Australia ha coinvolto circa 10.000 persone di età superiore ai 70 anni, reclutate grazie alla collaborazione di oltre 3.000 medici. A ogni partecipante è stato somministrato quotidianamente un farmaco a base di statina o un placebo, in uno studio clinico randomizzato controllato durato dieci anni. I risultati hanno mostrato che il farmaco riduceva del 30% il rischio di un primo intervento cardiovascolare importante in questa fascia di età. In altre parole, ogni circa 37 anziani trattati per quasi sei anni con statine, possono beneficiare di una prevenzione significativa di eventi cardiaci gravi.
Il cardiologo James Chong, dell’ospedale Westmead di Sydney, ha commentato che, se questa ricerca portasse a un uso più diffuso delle statine a livello globale, la riduzione complessiva degli eventi cardiovascolari potrebbe essere notevole. Ha inoltre evidenziato che uno dei possibili effetti positivi potrebbe essere una maggiore fiducia da parte degli anziani nell’assumere statine a lungo termine. Tuttavia, avverte che i risultati dello studio sono ancora limitati: «Dobbiamo considerare che si trattava di una popolazione quasi esclusivamente bianca, con un’età media di circa 75 anni, quindi i risultati potrebbero non essere applicabili a tutte le popolazioni senza ulteriori studi».
Gli esperti raccomandano che ogni anziano discuta con il proprio medico circa l’opportunità di assumere statine. Nonostante alcune resistenze, spesso alimentate da informazioni errate come quella secondo cui le statine causerebbero demenza, lo studio Monash ha evidenziato che non sono state osservate differenze significative tra chi assumeva statine e chi prendeva il placebo.
Tuttavia, c’è anche un aspetto critico. Il cardiologo Tom Marwick del Royal Hospital di Hobart ha espresso delusione nel constatare che, sebbene si riducano gli eventi cardiaci, la sopravvivenza senza disabilità tra i partecipanti rimane invariata, indipendentemente dal farmaco assunto. In sostanza, il trattamento non sembra allungare la vita né migliorare la qualità della stessa in età avanzata. Marwick conclude: «Possiamo ridurre gli eventi cardiovascolari, ma i problemi di salute legati all’invecchiamento sono meno gestibili».
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