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- Categoria: Nera e Giudiziaria
Caporalato tra Enna e Regalbuto: quattro misure cautelari per sfruttamento di lavoratori stranieri
Indagine coordinata dalla Procura di Enna. I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro
hanno eseguito un'ordinanza nei confronti di quattro cittadini rumeni accusati di aver reclutato
e sfruttato lavoratori irregolari impiegati nella raccolta delle arance.
Nella mattinata del 31 luglio 2026, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania, con il
supporto dei militari della Compagnia Carabinieri di Paternò, hanno eseguito un'ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Enna nei confronti di quattro cittadini rumeni.
Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e in concorso tra loro, gravemente indiziati del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, per aver reclutato, organizzato e impiegato presso terzi lavoratori stranieri irregolari approfittando del loro stato di bisogno.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Enna, hanno consentito di raccogliere elementi investigativi secondo cui, tra gennaio e maggio 2024, i lavoratori sarebbero stati impiegati nella raccolta delle arance in terreni agricoli situati nei comuni di Enna e Regalbuto. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, venivano retribuiti a cottimo con circa un euro per ogni cassetta raccolta, percependo compensi ritenuti palesemente inferiori ai minimi contrattuali previsti.
L'attività lavorativa sarebbe stata svolta con turni estenuanti, pari a circa 70 ore settimanali senza giorni di riposo, in violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e in condizioni abitative degradanti. Gli investigatori contestano inoltre che i lavoratori sarebbero stati costretti ad accettare tali condizioni attraverso violenze e minacce.
L'inchiesta ha avuto origine dalla denuncia presentata da quattro cittadini marocchini, dipendenti di uno pseudo imprenditore rumeno, assistiti dall'Associazione Penelope. Le loro dichiarazioni hanno consentito ai militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Catania di avviare gli accertamenti che hanno ricostruito le modalità di reclutamento e impiego della manodopera.
Secondo l'impostazione accusatoria, uno degli indagati, destinatario della misura degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico, avrebbe ricoperto il ruolo di datore di lavoro di fatto. Gli altri tre, destinatari dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, avrebbero svolto funzioni di controllo nei campi, imponendo ritmi di lavoro e carichi ritenuti sproporzionati con modalità intimidatorie.
Gli stessi sarebbero stati inoltre incaricati della gestione dell'alloggio destinato ai lavoratori, descritto come un immobile privo di acqua ed energia elettrica, trattenendo dal salario le somme per l'affitto e minacciando l'allontanamento di chi non avesse accettato tali condizioni, contribuendo così, secondo gli investigatori, a mantenere lo stato di sfruttamento e dipendenza economica e abitativa.
Le quattro vittime dello sfruttamento lavorativo possono oggi beneficiare del permesso di soggiorno previsto dall'articolo 18-ter del Decreto Legislativo n. 286 del 1998.
Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, in applicazione del principio di presunzione di innocenza, la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nelle successive fasi processuali e potrà ritenersi definitiva solo in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna.
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