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- Categoria: Eventi
La mafia cambia, la società civile rilancia la sfida della legalità
Davanti ad oltre 250 persone il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia
e il giornalista Salvo Palazzolo hanno analizzato l’evoluzione di Cosa nostra
e il ruolo della cultura nel contrasto alla criminalità organizzata.
Una sala gremita, oltre 250 partecipanti e un pubblico trasversale, composto da diverse generazioni, hanno preso parte all'apertura
dell'anno accademico 2026/2027 di UniPop, giunto alla sua 32ª edizione. L'incontro, ospitato nella sala Don Enzo Cipriano del convento di San Pietro, ha affrontato un tema di particolare attualità: la capacità della mafia di trasformarsi e adattarsi ai cambiamenti della società senza rinunciare alle proprie regole e ai propri interessi.
«Parlare di mafia oggi – ha detto la Presidente di Unipop Daniela Minacapilli, che ha fortemente voluto questo evento – significa assumersi una responsabilità, perché Cosa nostra non appartiene soltanto a una pagina dolorosa della nostra storia, ma continua a evolversi e a modificare le proprie strategie … e il contrasto a questo fenomeno va quotidianamente messo in atto in maniera congiunta tra istituzioni, agenzie educative e associazioni, non lasciandolo, dunque, al solo aspetto repressivo svolto da magistratura e forze dell’ordine».
Protagonisti della prolusione sono stati il Procuratore della Repubblica di Palermo Maurizio De Lucia e il giornalista Salvo Palazzolo, inviato speciale di Repubblica, che hanno offerto due diverse prospettive sul fenomeno mafioso e sulle strategie necessarie per contrastarlo.
Palazzolo ha coinvolto il pubblico attraverso esperienze personali e vicende autobiografiche, richiamando l'importanza di mantenere alta l'attenzione sui comportamenti e sulle dinamiche che alimentano la cultura mafiosa. Un impegno che, secondo il giornalista, deve tradursi in una responsabilità collettiva, capace di isolare chi continua a condividere mentalità e comportamenti riconducibili alla mafia.
Il procuratore De Lucia ha invece ripercorso l'evoluzione di Cosa nostra dalle origini, circa due secoli fa, fino alle sue manifestazioni contemporanee. Nel suo intervento ha evidenziato come il contrasto alla criminalità organizzata non possa essere affidato esclusivamente alla magistratura e alle forze dell'ordine, ma debba poggiare su un più ampio impegno democratico e sociale. Quattro, in particolare, i pilastri individuati per una strategia efficace: l'azione giudiziaria, il contrasto alle risorse economiche delle organizzazioni criminali, l'isolamento dei vertici mafiosi attraverso strumenti come il regime carcerario del 41-bis e, soprattutto, la crescita culturale e sociale del territorio, accompagnata da uno sviluppo economico sano e giusto.
Proprio sul ruolo della società civile si è concentrata una parte significativa della riflessione promossa da UniPop. Associazioni, scuole e agenzie educative sono chiamate a costruire un argine culturale contro le mafie, favorendo la diffusione della legalità e la consapevolezza dei cittadini. La partecipazione numerosa e le nuove iscrizioni all'associazione hanno confermato l'interesse verso un percorso che UniPop porta avanti attraverso il volontariato e l'autofinanziamento.
Ha collaborato all'evento il liceo turistico dell'Istituto Majorana-Cascino, i cui studenti e studentesse, affiancati dai docenti, hanno contribuito alle attività di accoglienza. Un'apertura che ha ribadito il valore della formazione e della partecipazione civica: la lotta alla mafia non si esaurisce nelle aule dei tribunali, ma si costruisce ogni giorno nella società, nella scuola e nella coscienza collettiva.
Filippo Giunta
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