-
Ciclone Harry e frana di Niscemi: al via i ristori per le imprese danneggiate
-
Contratto 2022-2024 firmato all’Aran per i regionali siciliani
-
Galileo tra scienza e cosmografia dantesca: lectio magistralis all’Istituto Lincoln
-
Autodromo Pergusa, il “Sì” negato: il Coordinamento Civico attacca l’aula, “La politica ha abdicato al suo ruolo”
-
Crisi idrica nell’Agrigentino, ANAFePC: “Situazione non più tollerabile, pronti all’esposto”
-
Davide Lo Surdo entra nella leggenda: secondo solo a Jimi Hendrix nella classifica mondiale del Daily Times
-
Wine Paris 2026, la Sicilia punta all’espansione: obiettivo padiglione più grande nel 2027


- Dettagli
- Categoria: Beni Culturali
Beni Culturali - La Granfonte di Leonforte
"Tra gli assolati campi, il mormorio della preziosa acqua".
Una litografia in bianco e nero, dimenticata su una parete di altri tempi. Dentro una cornice sbilenca, anonima. Ma l'immagine, quella, potente e liquida: 24 cascatelle in posa, non mattoni e pietre, ma una macchina idraulica viva, vibrante.
La didascalia completava l'umile stampa, regalandole il sonoro.
La Granfonte è stata anche questo: armonia di forme e note impressa in mille cartoline incorniciate.
Il 1600 per la Sicilia è un secolo difficile, di crisi e carestie ed eventi catastrofici, nevicate eccezionali, pestilenze, terremoti ed eruzioni. In mezzo, la vita: il quotidiano di donne e uomini che non hanno fatto storia ma che hanno contribuito a spingerla in avanti, la Storia. Una moltitudine di bambini nati, una moltitudine di bambini morti entro i due anni di vita.
Ma è anche un secolo di arte trionfante, le opulenze barocche soppiantano in breve tempo la grazia rinascimentale e gli equilibri manieristi, ed epoca di nuove fondazioni, città e borghi creati ex novo su antichi feudi per volontà di principi e baroni.

E' nel 1613 che Nicolò Placido Branciforti ottiene dal Re di Sicilia Filippo II la licentia populandi, e fonda la città di Leonforte dentro i propri possedimenti ripopolando terre già abitate intorno al castello di Tavi, nel cuore agricolo della Sicilia.
La scelta del sito è guidata dall'esistenza di una copiosa sorgente ai piedi dell'antico fortilizio arabo-normanno ormai abbandonato.
L'acqua: è l'elemento che più ha condizionato la vita, la nascita stessa delle comunità (e con esse le civiltà, le leggi per regolare la convivenza, le produzioni e i commerci, lo svolgersi dei nastri viari).
Preziosa come e più del fuoco, fin dall'antichità l'uomo ha studiato come domarla e piegarla alle proprie esigenze.
Grandi maestri i Romani, gli Arabi ne faranno uno dei caposaldi della propria cultura, vera e propria civiltà idraulica che in Sicilia lascia tracce lungo i secoli: dalle gebbie ai kanat, dalle saie lungo i giardini d'agrumi ai mulini ad acqua, dalle gurne in cui macera la canapa alle vasche per lavorare i lupini.
Il barone Branciforti, divenuto principe di Leonforte per privilegio reale, non vuole un semplice abbeveratoio: per la sua città immagina e commissiona un monumento d'acqua, affacciato su un orizzonte fertile, e visibile dal declivio del nuovo abitato. In mezzo, il possente palazzo baronale, in un gioco di sguardi tra primi attori.
Il trionfo del potere mecenate, dono vanitoso ai leonfortesi da poco insediatisi.
Un prospetto sinuoso, come onde barocche, alto quasi 9 metri; 22 finestre affacciate sui colli morbidi, fecondi; incasellati nelle pietre, 24 cannoli di bronzo riforniscono una vasca di oltre 24 metri.
E' da qui che si snoda il sistema idrico che alimentava l'antico giardino barocco, le fontane ad altorilievo i giochi d'acqua e le saie di ispirazione araba, che prima di gettarsi nell'orto botanico si allargano nelle vasche dei lavatoi utilizzati dalle
donne leonfortesi fino agli anni '60.
Sull'imponente frontone affiancato da due leoni rampanti (simboli del casato, cui si ispira anche il nome della città) oggi scomparsi, l'iscrizione latina su marmo recita ancora il messaggio del Branciforti alle sue genti:
"Bevano unanimi lo spirito, l'occhio, la gola: l'argentea linfa è tanto ricca e salubre, [sgorga] per gli uomini da nobile fonte resa civile dall'arte, finalmente libera dalla bruttezza. 1652"
Generazioni e generazioni hanno accolto l'invito della Granfonte, uomini e bambini hanno allungato la mano tra i getti d'acqua per dissetarsi, il viso bagnato dagli spruzzi e riflesso per un momento nella nobile luce di un'opera d'arte. Mille e mille quartare poggiate sui bordi in pietra lavica e risollevate, umide e fresche, sulle spalle o sui dorsi degli asini.
Il rapido ciclo dell'acqua è perfettamente congegnato: la prima acqua, potabile, si getta dai cannoli nella lunga vasca/abbeveratoio e disseta gli animali; da qui scende ai lavatoi, quindi giù ad alimentare le fontane del giardino e l'orto botanico.
Una sinfonia variegata fatta di gorgheggi, scrosci, zoccoli su ciottoli, creta su pietra, sapone sulle pile, panni battuti sulla lava, canti, improperi, lazzi, ha portato la voce della Granfonte dentro la città.
Solo una volta l'anno si ammutolisce: il Venerdì santo. Simbolo di vita e armonia, anch'essa cede il passo alla morte divina.
Per poi riesplodere con la resurrezione, tutt'uno con la rinascita della natura, memoria vivente dell'origine di una comunità.
Marcella Gianfranceschi
NOTIZIE UTILI
La Granfonte si trova all'ingresso della città di Leonforte, ai piedi della via e del quartiere omonimi.
E' raggiungibile dalla SP39.
A pochi passi è visibile la Fontana delle Ninfe o Fonte di Crisa, coeva alla Granfonte e recentemente restaurata.
La Porta Garibaldi, unica superstite delle 4 porte volute dal Principe lungo la cinta muraria difensiva e in origine detta Porta Palermo, si apre accanto alla Granfonte e dà accesso all'antica via per Enna, sulla quale si apriva l'Orto botanico, il Giardino grande realizzato dal Principe con giochi d'acqua ed essenze rare.
Beni Culturali - Potrebbe interessarti anche...
Enna-città-mondo: duemila anni di storia tra schiavi, santi, arabi e imperatori. Dissertazione del Prof. Giuseppe Maria Amato
Giovedì, 12 Febbraio 2026 19:22Dalla Sicilia romana alla conquista islamica, dai Bizantini ai Normanni fino all’età moderna: il racconto di una città che ha sempre saputo reinventarsi Enna non nasce con il castello né con i...
Custonaci, via libera al museo virtuale "Viaggio nel Tempo": 400 mila euro per valorizzare la Grotta Mangiapane.
Sabato, 07 Febbraio 2026 15:45Il fascino del borgo rupestre incontra l'innovazione digitale: le tradizioni locali rivivono in un'esperienza immersiva permanente L'Assessorato Regionale dei Beni Culturali ha ufficializzato un...
Palermo, al via “Comunicare Cultura”: workshop di storytelling dei beni culturali e del territorio
Giovedì, 05 Febbraio 2026 16:38Dal 12 al 14 febbraio nel centro storico una full immersion tra narrazione e videomaking per raccontare la città oltre gli stereotipi Riparte dal centro storico di Palermo il workshop di...
Galati Mamertino rafforza il proprio ruolo di polo culturale nei Nebrodi con un sistema museale diffuso
Giovedì, 05 Febbraio 2026 16:18Dal Museo Polivalente della Valle del Fitalia alla Casa Museo Nino Ferraù, un modello integrato di valorizzazione tra storia, scienza, tradizioni e letteratura Galati Mamertino (ME) si conferma polo...