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Liberi di scegliere, la lotta alla mafia parte dal futuro dei giovani
Cracolici: una legge nata dall’esperienza sul campo per sottrarre i figli dei contesti mafiosi all’influenza criminale e contrastare il prestigio sociale dei boss.
La lotta alla mafia non può limitarsi alla repressione: deve intervenire anche sui meccanismi culturali e sociali che alimentano il consenso intorno ai boss. È questo il principio alla base
di Liberi di scegliere, la legge che punta a offrire ai minori cresciuti in famiglie mafiose la possibilità di costruire un futuro alternativo.
A sottolinearlo è stato Antonello Cracolici, presidente della commissione regionale Antimafia, intervenendo al Palazzo di giustizia di Palermo al convegno promosso dall’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, dedicato agli aspetti antropologici, psicologici e giuridici del fenomeno mafioso.
Secondo Cracolici, molte delle principali leggi antimafia sono nate dopo tragedie che hanno scosso il Paese, dalla legge Rognoni-La Torre alle norme sui collaboratori di giustizia e sul regime del 41-bis. Liberi di scegliere, invece, rappresenta un percorso diverso, maturato attraverso esperienze concrete e il lavoro pionieristico di istituzioni e operatori.
Il modello, sviluppato a partire dal protocollo ideato dal magistrato Roberto Di Bella, mette in rete competenze giudiziarie, sociali e psicologiche per sostenere madri e ragazzi provenienti da ambienti mafiosi, offrendo loro strumenti per emanciparsi dai condizionamenti criminali.
La sfida, ha evidenziato Cracolici, è contrastare anche la reputazione e il prestigio sociale di cui continuano a godere i capi mafiosi in una parte della società. Dopo essere diventato legge regionale, il percorso Liberi di scegliere ha assunto dalla scorsa estate una dimensione nazionale.
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