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Targhe estere, addio all’impunità: multe e violazioni potranno essere contestate fino a cinque anni
Il nuovo Codice della strada punta a una banca dati nazionale dei veicoli stranieri multati e consente agli agenti di contestare anche al conducente una violazione non notificata oltrefrontiera. Ma per rendere efficace la stretta serviranno più controlli e tecnologie collegate in tempo reale.
Per anni, tra gli automobilisti italiani si è radicata la convinzione che chi guida un’auto con targa estera possa contare su una sorta di impunità sulle strade italiane. Una convinzione
alimentata anche dall’utilizzo, nel tempo, di veicoli immatricolati all’estero per aggirare multe, costi assicurativi e altri obblighi.
Il quadro, tuttavia, è cambiato. Dal 2015 il sistema europeo Eucaris consente lo scambio dei dati relativi alle principali violazioni stradali tra i Paesi dell’Unione europea, rendendo molto più semplice individuare i proprietari dei veicoli stranieri e procedere con la notifica delle sanzioni.
Il problema rimane soprattutto per le targhe dei Paesi extra-Ue, dove notificare e riscuotere una multa può essere molto più complicato.
Proprio su questo fronte interviene il testo-base del nuovo Codice della strada, attualmente sottoposto a consultazione pubblica fino al 13 settembre. La novità più significativa prevede la possibilità per gli agenti di polizia e per i militari di contestare, anche a distanza di anni, una violazione commessa da un veicolo immatricolato all’estero quando non sia stato possibile notificare il verbale oltrefrontiera.
Il termine previsto arriva a cinque anni. E la contestazione potrà essere rivolta anche al conducente fermato in Italia, qualora sia diverso dal proprietario del mezzo o da chi era obbligato in solido al momento dell'infrazione.
Nasce una banca dati delle targhe
Per rendere possibile questo meccanismo è prevista l’istituzione di una banca dati dei veicoli immatricolati all’estero che risultano coinvolti in violazioni non contestate o non notificate. L’archivio sarà accessibile telematicamente agli organi di polizia stradale e, nel rispetto delle norme sulla privacy, anche a chi abbia un interesse concreto.
La banca dati potrebbe avere anche una funzione preventiva. Chi, ad esempio, fosse intenzionato ad acquistare all’estero un’auto usata potrebbe verificare se sul veicolo risultino precedenti violazioni non pagate in Italia.
L’obiettivo è dunque superare definitivamente l’idea dell’Italia come una sorta di zona franca per chi viaggia con una targa straniera.
Ma la norma, da sola, non sarà sufficiente. Perché il nuovo sistema possa davvero diventare un deterrente serviranno più pattuglie sulle strade e, soprattutto, un utilizzo coordinato delle tecnologie per il controllo delle targhe e delle infrazioni.
Autovelox, telecamere e sistemi di lettura delle targhe dovranno dialogare in tempo reale con le forze dell’ordine presenti sul territorio. Solo così una banca dati potrà trasformarsi da semplice archivio in uno strumento concreto di controllo.
La sfida, insomma, non è soltanto sapere chi ha commesso una violazione, ma fare in modo che quella violazione, anche se commessa con una targa estera, non rimanga senza conseguenze.
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