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Emergenza casa nel Mezzogiorno, Sunia: "Il Piano casa nazionale è inadeguato"
Nel Mezzogiorno le famiglie destinano oltre il 30% del proprio reddito alle spese per l'abitazione e il 34,3% vive una situazione di difficoltà economica legata ai costi della casa. È
quanto emerge dal Focus sull'emergenza abitativa nel Sud Italia promosso dal Sunia, il sindacato degli inquilini, che ha analizzato la situazione di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Secondo lo studio, il disagio abitativo non deriva dalla mancanza di immobili, ma dall'assenza di adeguate politiche di sostegno agli affitti e dalla presenza di un elevato numero di alloggi di edilizia residenziale pubblica inutilizzati perché in stato di degrado. Nel Mezzogiorno risultano infatti non utilizzabili 27.050 alloggi Erp, mentre sono oltre 100 mila le famiglie in attesa di una casa popolare e 18.547 le richieste di sfratto. A livello nazionale le famiglie in graduatoria sono circa 650 mila, con oltre 81 mila richieste di sfratto e circa 40 mila sentenze già emesse.
Il Sunia giudica insufficiente il Piano casa nazionale e propone la convocazione degli Stati generali dell'abitare per definire un programma strutturale capace di affrontare l'emergenza. L'iniziativa, presentata a Palermo, precede il presidio nazionale previsto il 23 giugno a Roma in occasione della conversione in legge del decreto governativo.
"Il Mezzogiorno non può essere l'ultima ruota del carro per il diritto alla casa", ha dichiarato Stefano Chiappelli, segretario generale del Sunia. "Diciamo no al piano casa del governo e lanciamo da Palermo la mobilitazione per un piano che parta dal Sud, rilanci l'edilizia residenziale pubblica e aumenti gli alloggi in affitto a canoni sostenibili. Il piano attuale non risolve il problema abitativo e contribuisce ad aumentare le disuguaglianze".
Tra le principali criticità evidenziate dal sindacato vi sono l'eccessivo affidamento ai soggetti privati, l'assenza di interventi concreti per il recupero degli alloggi Erp inutilizzati e la mancanza di una visione sociale delle politiche abitative. Per questo il Sunia chiede il recupero del patrimonio pubblico esistente, il rifinanziamento stabile del Fondo sostegno affitti, una legge quadro sull'edilizia residenziale pubblica e una riforma delle locazioni private che favorisca gli affitti a lungo termine.
"La casa è una grande questione sociale che riguarda dignità, lavoro, inclusione e coesione territoriale", ha affermato Roberto Alosi, segretario del Sunia Sicilia. "Il Sud non ha bisogno di operazioni immobiliari ma di una politica pubblica dell'abitare. Prima di costruire nuove case occorre recuperare quelle esistenti e sostenere le famiglie".
La Sicilia detiene il primato negativo per la quota di alloggi Erp inutilizzati, pari al 15,1% del patrimonio complessivo, con circa 9 mila abitazioni pubbliche vuote e quasi 24 mila famiglie in graduatoria. Seguono Sardegna, Calabria, Puglia, Abruzzo-Molise, Basilicata e Campania. In Campania si registra invece il patrimonio Erp più esteso del Mezzogiorno, con circa 110 mila alloggi, ma anche i canoni di mercato più elevati, compresi tra 14 e 15 euro al metro quadrato. In Puglia sono quasi 5 mila gli sfratti esecutivi e oltre 4.300 gli alloggi Erp non assegnati.
Anche la Cgil ha espresso forti perplessità sul Piano casa. "Il diritto alla casa è sempre meno esigibile, soprattutto nel Sud, dove si concentrano povertà e disuguaglianze", ha dichiarato Laura Mariani del dipartimento Politiche abitative della Cgil nazionale. "Ci troviamo di fronte a un piano sbilanciato verso il settore privato che non risponde ai bisogni reali delle persone".
Il segretario della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, ha inoltre criticato la gestione regionale delle risorse destinate al contrasto del disagio abitativo, sostenendo che "la Regione ha avuto ingenti risorse e le ha sprecate", indicando come prioritaria una riforma della governance dell'edilizia residenziale pubblica.
Le strutture del Sunia del Mezzogiorno hanno infine presentato una piattaforma comune che propone di destinare almeno il 2% delle risorse regionali alle politiche abitative, rifinanziare i fondi per la morosità incolpevole, incentivare gli affitti a canone concordato, sostenere le aree interne e le isole e realizzare un piano straordinario per gli alloggi universitari.
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