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Sicilia, emergenza casa: mutui e affitti fuori portata anche per il ceto medio
In Sicilia si aggrava l'emergenza abitativa. Comprare o affittare una casa è diventato un obiettivo sempre più difficile non solo per le famiglie a
basso reddito, ma anche per quelle appartenenti alla cosiddetta "fascia grigia", con redditi medi annui intorno ai 16.500 euro, e per i nuclei del terzo quintile, che dispongono mediamente di circa 23.500 euro.
A lanciare l'allarme è l'edizione 2026 del rapporto "Scenari edilizi regionali", elaborato dal Centro studi nazionale dell'Ance, che evidenzia come l'aumento dei prezzi del mercato immobiliare, aggravato anche dalla diffusione delle locazioni brevi, abbia reso sempre meno accessibile il diritto all'abitare. In molti casi, infatti, il pagamento del mutuo o del canone di locazione richiede oltre un terzo del reddito disponibile, superando la soglia critica dell'indice di accessibilità.
La rata del mutuo, che nel 2022 assorbiva il 28% del reddito delle famiglie del secondo quintile, nel 2024 ha superato il livello considerato sostenibile nelle principali città siciliane: a Palermo raggiunge il 32% del reddito disponibile e a Catania il 31,5%.
Anche il mercato degli affitti presenta dati preoccupanti. Il canone di locazione incide per il 32,7% del reddito disponibile a Siracusa, per il 31,8% a Palermo, per il 30,7% a Catania e per il 30,5% a Trapani.
Particolarmente critica la situazione nelle località a forte vocazione turistica della provincia di Messina. Il record spetta a Santa Marina Salina, dove il costo dell'affitto assorbe il 77,2% del reddito disponibile. Seguono Malfa (72,5%), Leni (65,3%), Taormina (62,3%), Giardini Naxos (52,5%), Lipari (51,5%), Castelmola (49,6%), Letojanni (47,6%), Oliveri (41,2%) e Capo d'Orlando (39,9%).
"Questi dati evidenziano ancora di più l'urgenza di varare un grande Piano Casa per la Sicilia che renda disponibili alloggi accessibili e a prezzi calmierati ai nuclei fragili e disagiati, ma anche alle giovani coppie e alle famiglie con reddito medio che cominciano a incontrare difficoltà nell'ottenere un mutuo o nel trovare un affitto sostenibile", afferma il presidente di Ance Sicilia, Salvo Russo.
Secondo Russo, il Piano dovrebbe puntare con decisione sull'edilizia residenziale pubblica, sulla ristrutturazione e l'efficientamento energetico degli edifici esistenti, sull'housing sociale e sulla rigenerazione urbana, incentivando inoltre i proprietari privati a recuperare gli immobili sfitti applicando successivamente canoni agevolati.
Il presidente di Ance Sicilia ritiene inoltre che, dopo la conclusione del Pnrr e dei bonus edilizi, gli investimenti pubblici nel settore residenziale possano rappresentare un'importante occasione per garantire continuità alla crescita del comparto delle costruzioni, che nel 2025 ha inciso sul Pil regionale per il 13,7% in termini di investimenti e per il 7,5% dell'occupazione complessiva.
Russo valuta positivamente il Piano Casa del governo nazionale, che prevede uno stanziamento di 7,4 miliardi di euro fino al 2034, destinati a diventare 10 miliardi grazie all'integrazione con fondi europei e nazionali per il social housing, ai quali si aggiungono 1,2 miliardi derivanti dalla rimodulazione del Pnrr.
"Apprezziamo moltissimo la decisione del governo regionale di rimodulare 259 milioni di fondi europei per integrare il Piano Casa nazionale, unitamente ai 15 milioni in tre anni stanziati dalla legge di Stabilità regionale 2026-2028 per incentivare le famiglie a eseguire le ristrutturazioni. Questa è la strada giusta, ma si tratta di risorse che, sia pure significative, sono purtroppo insufficienti", sottolinea Russo.
"Auspichiamo che il governo nazionale e l'Esecutivo Schifani aggiungano risorse adeguate all'obiettivo sociale di un mercato della casa alla portata di tutti e di un diritto all'abitare che non sia più negato a nessuno", conclude il presidente di Ance Sicilia.
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