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Sant’Elia, la denuncia di un familiare: «La dignità dei malati non può essere calpestata»
Abbiamo ricevuto una lunga e appassionata lettera di denuncia che abbiamo dovuto riassumere
Scrivo per denunciare quanto vissuto da me e dalla mia famiglia durante l’accesso di mia madre, 96 anni e con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104, al pronto
soccorso dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, durante la permanenza in OBI e il successivo ricovero in Malattie infettive.
Mia madre è arrivata in ambulanza con febbre e pressione elevata, in un quadro poi risultato caratterizzato da una grave infezione batterica. Prima della visita medica sono trascorse circa tre ore e mezza. Durante l’attesa abbiamo assistito a episodi e modalità di comunicazione che ci hanno fatto sentire abbandonati, anziché sostenuti.
Per due notti io e mio fratello abbiamo assistito nostra madre seduti a terra, senza che ci venisse offerta una sedia. Io stesso sono una persona disabile. Anche in OBI abbiamo ricevuto indicazioni contraddittorie sulla possibilità di restare accanto a lei, nonostante la sua fragilità e il riconoscimento della disabilità grave.
Mi sono chiesto più volte come possa un paziente chiedere aiuto quando non ci sono pulsanti di chiamata e il personale, impegnato in un carico di lavoro enorme, non è immediatamente disponibile. Anche le condizioni dei bagni, dove mancavano carta igienica e sapone, meritano una verifica.
Nel reparto di Malattie infettive abbiamo incontrato ulteriori difficoltà, soprattutto quando ci veniva chiesto di allontanarci durante le visite mediche. Mia madre, anziana, con difficoltà uditive e momenti di confusione, aveva bisogno di qualcuno che conoscesse la sua storia clinica e potesse aiutarla a comunicare con i medici.
Desidero tuttavia riconoscere l’accoglienza e l’umanità degli infermieri e degli OSS del reparto, ai quali va il mio plauso. È giusto distinguere chi lavora con disponibilità e rispetto dalle criticità che devono essere affrontate.
La Raccomandazione n. 3 del 29 maggio 2026 dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità richiama l’importanza della presenza del caregiver durante il ricovero e l’accesso alle prestazioni sanitarie. Chi assiste una persona fragile non è un semplice visitatore: può essere essenziale per la sua cura. Eventuali limitazioni devono essere motivate e proporzionate.
Altri ospedali italiani hanno adottato percorsi che favoriscono la presenza dei familiari e prevedono servizi per gli accompagnatori. Perché al Sant’Elia deve essere così difficile ottenere persino una sedia?
Chiedo all’ASP di verificare quanto segnalato, chiarire le regole per l’assistenza dei familiari e garantire personale adeguato, formazione, rispetto e informazioni comprensibili sui tempi di attesa. È necessario anche ripristinare il tabellone informativo del pronto soccorso e comunicare ai pazienti aggiornamenti chiari.
Mi aspetto provvedimenti concreti, con misure, responsabilità e tempi di attuazione. Chi arriva in ospedale è una persona che deve essere curata e rispettata. E chi le resta accanto è un alleato da sostenere, non un intralcio né un sostituto del personale mancante.
Mario Rino Biancheri
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