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Categoria: Ricerca
11 Maggio 2026

Tumore ovarico, scoperto come si diffonde nell’addome: una proteina potrebbe diventare il bersaglio delle nuove cure

Uno studio giapponese rivela il ruolo delle cellule mesoteliali nella diffusione del cancro ovarico: possibile svolta per diagnosi precoce e terapie future

Il tumore ovarico è tra le forme oncologiche più difficili da individuare precocemente e, spesso, viene diagnosticato quando si è già diffuso nell’addome, coinvolgendo organi vitali.AA1VY4Gf Una nuova ricerca dell’Nagoya University potrebbe però aprire la strada a terapie innovative capaci di rallentare o persino interrompere questa evoluzione.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances, ha individuato un meccanismo finora poco compreso della diffusione del tumore ovarico nell’addome. Al centro della scoperta ci sono le cellule mesoteliali, che rivestono e proteggono gli organi addominali.

Secondo i ricercatori, queste cellule non si limitano a svolgere una funzione protettiva: in alcuni casi finiscono per facilitare la progressione del tumore. Le cellule mesoteliali penetrerebbero infatti nei tessuti circostanti creando veri e propri “percorsi” che vengono successivamente seguiti dalle cellule tumorali, favorendo così l’invasione di altri organi.

Gli scienziati hanno osservato che le cellule tumorali ovariche si legano alle cellule mesoteliali formando strutture chiamate “sfere ibride”, particolarmente resistenti ai trattamenti chemioterapici. A guidare questo processo sarebbe una proteina di segnalazione, la TGF-β1, già nota per il suo coinvolgimento in diversi meccanismi tumorali.

Nei campioni di tumore ovarico e metastasi intestinali analizzati, il fenomeno dell’ibridazione cellulare sarebbe stato rilevato in circa il 60% dei casi, suggerendo un ruolo importante nella diffusione della malattia.

Un altro elemento chiave riguarda il liquido presente nella cavità addominale. I ricercatori spiegano che il fluido peritoneale, muovendosi naturalmente con respirazione e movimenti del corpo, può favorire il trasporto delle cellule tumorali all’interno dell’addome. Diversamente da altri tumori, che si diffondono soprattutto attraverso sangue o sistema linfatico, il tumore ovarico può disseminarsi anche “galleggiando” nel fluido addominale, aumentando il rischio di metastasi.

Per arrivare a queste conclusioni, il team guidato dal ricercatore Kaname Uno ha utilizzato tecniche di microscopia avanzata, modelli murini e analisi genetiche cellulari.

La scoperta potrebbe avere importanti implicazioni cliniche: identificare precocemente l’interazione tra cellule tumorali e mesoteliali potrebbe aiutare a prevedere l’evoluzione della malattia e a intervenire prima della diffusione addominale. In prospettiva, future terapie potrebbero puntare a bloccare il segnale della proteina TGF-β1, limitando così la capacità del tumore di espandersi.

 

 Fonte: Leganerd

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