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- Categoria: Nera e Giudiziaria
Bufera sull’Istituto Zooprofilattico della Sicilia: sequestrati 175 mila euro, tre indagati per presunta gestione illecita di fondi pubblici
L’inchiesta della Procura Europea ipotizza un sistema parallelo che avrebbe consentito di dirottare finanziamenti regionali ed europei verso consulenze, incarichi e aumenti di compensi attraverso un comitato privato.
L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia torna al centro dell’attenzione giudiziaria. I finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito un sequestro preventivo
di oltre 175 mila euro disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura Europea (EPPO) di Palermo.
Nel registro degli indagati figurano l’ex commissario straordinario dell’ente, Salvatore Seminara, e due dirigenti, Maria Daniela Costantino e Gioacchino Basile. Le ipotesi di reato contestate sono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e indebita percezione di contributi a danno dello Stato.
Le indagini, coordinate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, hanno preso in esame la gestione dei finanziamenti concessi dalla Regione Siciliana per progetti destinati alla tutela della sanità pubblica veterinaria. Secondo l’accusa, tra il 2022 e il 2025 gli indagati avrebbero ottenuto risorse pubbliche in maniera irregolare, utilizzandole successivamente per incrementare i propri compensi e per affidare incarichi e consulenze attraverso un organismo appositamente costituito.
Al centro dell’inchiesta vi è il comitato STOR-REMESA, struttura di natura privatistica che, secondo la Procura Europea, sarebbe stata creata per replicare un precedente organismo pubblico e aggirare i controlli istituzionali. Attraverso questo meccanismo sarebbero confluiti su un conto corrente privato fondi regionali ed europei destinati a progetti riguardanti la salute pubblica e il cambiamento climatico.
Gli investigatori ritengono che la gestione dei finanziamenti sia stata progressivamente sottratta all’Istituto Zooprofilattico, consentendo una conduzione privatistica delle attività e delle relative risorse economiche. Le somme complessivamente interessate dall’operazione supererebbero i due milioni di euro.
Dalle risultanze investigative emergerebbe inoltre una rete di consulenze e collaborazioni assegnate a professionisti e soggetti ritenuti vicini ad ambienti politici regionali. Tra i nomi citati nelle carte dell’inchiesta compare anche quello della deputata regionale Marianna Caronia, che non risulta indagata. Gli inquirenti evidenziano rapporti professionali e collaborazioni che coinvolgerebbero persone a lei vicine, tra cui ex collaboratori, consulenti e familiari.
Secondo la ricostruzione della Procura Europea, il trasferimento della gestione dei fondi al comitato STOR-REMESA sarebbe stato possibile grazie a comunicazioni ritenute non veritiere indirizzate agli enti erogatori. Ciò avrebbe consentito l’accreditamento delle risorse direttamente sul conto del comitato privato anziché su quello dell’Istituto Zooprofilattico.
La vicenda riporta sotto i riflettori un ente già oggetto di attenzione negli anni passati da parte della Commissione regionale Antimafia e delle organizzazioni sindacali. Sul piano politico, il caso ha suscitato nuove richieste di verifica amministrativa. Tra queste quella del vice segretario regionale dell’Udc Sicilia, Salvino Caputo, che ha auspicato un’ispezione da parte della Regione e il rinnovo delle figure di vertice dell’istituto, pur ribadendo fiducia nell’operato della magistratura e nel principio di presunzione di innocenza.
L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e le accuse dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.
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