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- Categoria: Agricoltura e Zootecnia
Una Sicilia che sa di carrubo
L’Accademia dei Prefi, un’associazione culturale che promuove la storia e i ricordi della vecchia Sicilia, ci fa tornare con la mente alla gioventù degli anni ’50, ricordandoci il sapore del carrubo. La piantagione di carrubo, sebbene cresca spontaneamente in tutto il mondo, è originaria della regione mediterranea e di alcune zone del Sud America ed oggi il 70% della produzione italiana deriva proprio da Ragusa, nella Sicilia sud-orientale. È l’unica leguminosa che cresce sugli alberi ed è molto antica: nel Medioevo veniva utilizzata per pesare beni di uso quotidiano come il grano o oggetti più preziosi come i diamanti. Numerosi sono gli usi che può avere questa piantagione: molti erboristi sostengono che le sue tinture possono guarire i polmoni da malattie respiratorie come il raffreddore, ma è anche un ingrediente popolare in moltissimi dolci siciliani per il suo sapore dolce, simile al cioccolato ma senza l’amarezza e la caffeina. La polvere di carruba viene infatti definita come “il cioccolato dei poveri”, mangiato soprattutto nei momenti di carestia o di guerra. Sebbene la carruba sia utilizzata soprattutto nei dolci, i siciliani usano una combinazione di farina di carruba e semola per preparare i cavatelli (conosciuti localmente come cavateddi o lolli), una pasta gustosa, di colore marrone e priva di glutine. Inoltre durante la raccolta del carrubo in autunno, se le condizioni sono giuste, esso produce un altro prodotto spettacolare: il fungo del carrubo. Questi funghi, che crescono lungo la base del tronco, sono a forma di ventaglio e la loro consistenza è soda e carnosa, spesso paragonata a quella della carne o del pesce. Questo fungo raro ha un prezzo che può raggiungere i cinquanta euro al chilo, se lo si riesce a trovare.
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