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- Categoria: No alla Violenza
I reati culturalmente orientati (prima parte)
I reati culturalmente orientati e/o culturalmente motivati sono quei reati che si fondano sulla presunta liceità della condotta di chi li pone in essere per motivi culturali, religiosi o sociali.
Gli stranieri sono costretti, nei paesi in cui emigrano, a confrontarsi con regole di comportamento che possono essere diametralmente opposte a quelle esistenti nel proprio paese di origine, con la conseguenza che, pur comportandosi alla stregua delle regole di condotte tipiche della loro cultura, nel nostro paese commettono, di fatto, atti illeciti.
Gli artt. 12 e 42 della Convenzione di Istanbul stabiliscono che “La cultura, gli usi e costumi, la religione, le tradizioni o il cosiddetto onore non possono essere addotti come scusa per giustificare tali atti. Rientrano in tale ambito, in particolare, le accuse secondo le quali la vittima avrebbe trasgredito norme o costumi culturali, religiosi, sociali o tradizionali riguardante un comportamento appropriato”.
Tra i reati culturalmente motivati rientrano diverse forme di violenza ed aggressioni, che affondano le loro radici in antiche convinzioni culturali e religiose, soprattutto nei confronti delle donne.
In alcuni paesi, ad es., l’uccisione di una figlia che ha disatteso le regole imposte al nucleo familiare viene denunciato
raramente, con la conseguenza che spesso tale reato rimane impunito ed archiviato come suicidio.
Una pratica molto triste, ma molto diffusa in diversi paesi, che ha spinto il nostro legislatore ad intervenire è quella delle mutilazioni dei genitali femminili.
Secondo l’OMS nella definizione di mutilazione genitali femminili rientrano “tutte le forme di rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche”.
Possiamo distinguere 4 tipi di mutilazione: 1) clitoridectomia che consiste nella parziale o totale rimozione del clitoride; 2) escissione, consistente nella parziale o totale asportazione del clitoride e delle piccole labbra, con o senza escissione delle grandi labbra; 3) infibulazione è il restringimento dell’orifizio vaginale con la creazione di una chiusura creata tagliando ed avvicinando le piccole labbra e/o le grandi labbra, con o senza l’escissione del clitoride; 4) tutte le altre procedure dannose per gli organi genitali femminili eseguite per ragioni non terapeutiche quali punture, perforazioni, incisioni, introduzione di sostanze nocive o corrosive o erbe a scopo di restringimento, allungamento per trazione, cauterizzazione.
Attualmente nel mondo le donne che hanno subito mutilazioni genitali sono oltre 140 milioni e sono sempre in aumento.
Carmela Mazza
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