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Dettagli
Categoria: Terzo Settore
15 Dicembre 2023

Oltre la Disabilità - Disabilità e mafia

Tante volte, così come spiego all’inizio dei miei articoli, l’idea di un pezzo nasce per caso e questa volta la lampadina si è accesa vedendo un manifesto del giudice Giovanni Falcone conosciuto per la sua lotta contro la mafia. La mafia, si legge su www.focusjunior.it in un articolo di Alex Carizzori, è un'organizzazione criminale con radici in Sicilia, Calabria e Campania sviluppata poi anche nel Nord Italia, in Europa e nel mondo. Ma cerchiamo di capire quale può essere il connubio fra i termini mafia e disabilità: persone con disabilità che hanno commesso reati di mafia, persone con disabilità vittime di mafia e persone con disabilità che hanno tratto beneficio dalla mafia in modo indiretto.liberabene 02 0

Tra le prime persone con disabilità vittima di mafia c'è stato Antonio Landieri, era il 6 novembre del 2004 quando veniva colpito da una raffica di colpi sparati da un commando di scissionisti che lo porteranno alla morte. I fatti sono accaduti in pochi attimi, scrive Emiliano Moccia per il blog Invisibili, Antonio stava giocando a biliardino con i suoi cinque amici e furono scambiati per un gruppo di spacciatori del rione. I suoi amici riuscirono a salvarsi scappando ma lui non lo potè farlo, la sua disabilità non gli permetteva di correre, scappare. La disabilità non gli ha permesso di scappare, non poteva camminare figuramorci correre e così venne ucciso dai clan che si facevano guerra a Scampia per il controllo del territorio. Scrive ancora il copywriter Moccia: "La conformazione fisica, la disabilità di Landieri, non gli hanno permesso di correre, di provare a mettersi in salvo".

Spesso anche i beni confiscati alla mafia vengono destinati a fini sociali come ad esempio nel dicembre 2021 i beni sequestrati all’imprenditore messinese Giuseppe Busacca, che ha costruito un impero economico, sono stati destinati a una cooperativa che si occupa di assistenza per anziani e disabili. Ma nella cronaca del sistema mafioso vi sono ancora eventi negativi che vedono le persone con disabilità vittima di questa organizzazione, tra queste la notizia apparsa su fanpage.it. Fatti che risalgono al 2018, quando in un bar romano ad essere presa di mira saranno una donna diversamente abile e la barista. La donna diversamente abile, scrive di Enrico Tata, sarà presa a calci e a cinghiate. Secondo me è il reato più vile e ignobile che ci possa essere, quando te la prendi con chi è più debole di te, con chi non si può difendere, donne, bambini, anziani e persone diversamente abili, persone che non si possono difendere.

Un’altra storia che merita di essere sottolineata e che vede, ancora una volta, il connubio tra mafia e disabilità arriva da Copertino dove lo scorso aprile è stato confiscato un bene alla mafia e destinato a persone con disabilità, tra questi uno a Ostia qualche mese fa.

Poi ci sono le donne con disabilità che, pur vivendo questo stato, si sono battute contro la mafia, una di loro è stata Emma Leone che nonostante si trovi su una sedia a rotelle, ne ha fatto il suo progetto di vita. Era il 1975 quando Emma conoscerà Don Giacomo Panizza con il quale darà vita a Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme. Emma inizia con l’attivismo antimafia, il “Progetto Sud”, e riesce a ottenere il primo bene confiscato alla ’ndrangheta in città, una casa di tre piani nel quartiere di Capizzaglie che apparteneva al clan dei Torcasio. “Ci sono voluti dieci anni di lotte per averlo: eravamo soli - spega Emma -. Dopo di noi tante altre associazioni hanno chiesto beni confiscati: abbiamo sbloccato la situazione”. Oggi nel palazzo confiscato ha sede l’associazione “R-evolution Legalità” ideata da Emma, una comunità per disabili anziani e un’altra sede di accoglienza per minori stranieri soli. Ma la vita alle persone con disabilità della comunità e a Don Giacomo non è di certo resa facile, perché sono stati vittima di intimidazioni e attentati.

Quando decisi di approfondire questo tema disabilità e mafia avevo un'idea ben diversa sul suo sviluppo, volevo trovare persone con disabilità che svolgevano questo tipo di attività ma non mi è apparsa nessuna notizia in tal senso, almeno per quello che riguarda il contesto mafioso, troppo spesso si ha un'idea diversa verso le persone con disabilità, le si vede come persone fragili bisognose di cure, ma anche loro molto spesso commettono degli errori, degli sbagli; anche questo è un modo per andare oltre la disabilità, tutti siamo uguali, tutti possiamo sbagliare, la diversità forse sta negli occhi di chi la guarda e non riesce ad andare oltre, anche in senso negativo.

Andrea Fornaia

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