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- Categoria: Sindacale
Ciclone Harry, la Cgil attacca: “Basta scaricabarile, servono risposte immediate”
Mannino da Niscemi denuncia ritardi, risorse insufficienti e responsabilità politiche eluse: “È il momento dell’azione, non delle polemiche”
Le dichiarazioni del ministro Musumeci risultano inaccettabili e fuori luogo. Ancora una volta si assiste a un rimpallo di responsabilità che finisce per colpire sindaci e precedenti governi regionali siciliani, nel tentativo di attenuare il peso delle proprie colpe. Colpe che, secondo la Cgil, sono rilevanti sia per quanto avvenuto durante il governo da lui presieduto – dal caso Niscemi alla mancata attuazione del piano contro il dissesto idrogeologico – sia per le attuali responsabilità ministeriali legate ai ritardi e alla scarsità di fondi destinati all’emergenza.
A rendere il quadro ancora più grave è, secondo il sindacato, il silenzio del presidente della Regione Schifani, accusato di non prendere posizione né di rivendicare con forza l’intervento dello Stato centrale.
A parlare è il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, presente oggi a Niscemi con una delegazione del sindacato per incontrare amministrazione comunale, protezione civile, operatori e delegati Cgil. Una visita finalizzata a portare solidarietà concreta alla popolazione colpita e a ribadire l’impegno dell’organizzazione sindacale.
Pur giudicando pretestuose le polemiche politiche in questa fase, Mannino sottolinea come non sia possibile tacere di fronte a chi tenta di sottrarsi alle proprie responsabilità. “Questo è il tempo dell’azione”, ribadisce, indicando come priorità assolute la rapidità degli interventi, l’adeguatezza delle risorse, una programmazione efficace e competenze amministrative all’altezza della situazione.
Nel documento presentato dalla Cgil sulle conseguenze del ciclone Harry, sui danni in Sicilia e sul caso specifico di Niscemi, il sindacato evidenzia come il ritardo negli interventi e l’insufficienza dei fondi rischino di aggravare il disagio sociale ed economico, colpendo duramente settori strategici come agricoltura e turismo, con ripercussioni occupazionali anche di lungo periodo.
L’azione dei governi, nazionale e regionale, viene giudicata finora deludente rispetto alla gravità del disastro. Da qui l’appello a un cambio di rotta immediato: gli interventi di emergenza non possono essere parziali né rinviabili, e devono essere accompagnati da misure strutturali per contrastare il dissesto idrogeologico e mitigare gli effetti degli eventi climatici estremi.
La Cgil definisce inoltre “risibili” e “offensive” le risorse stanziate: 33 milioni dal governo nazionale e 13 milioni da quello regionale per l’acquisto di abitazioni destinate agli sfollati di Niscemi. Viene denunciata anche la gestione inefficace dei fondi contro il dissesto idrogeologico, che negli ultimi nove anni ha lasciato inutilizzati 690 milioni di euro, tra scandali, inchieste giudiziarie e pratiche clientelari.
In Sicilia, ricorda il sindacato, sono 330 i comuni a rischio dissesto, di cui 70 ad alta pericolosità, e gli allarmi – in particolare su Niscemi – sono stati ripetutamente ignorati. Emblematico l’episodio del 1995, quando nella zona oggi classificata come rossa furono abbattuti alberi per realizzare una terrazza panoramica, compromettendo ulteriormente l’equilibrio del territorio.
Per guardare avanti, la Cgil chiede che i governi si assumano pienamente le proprie responsabilità, partendo dalla stima complessiva dei danni: 1,7 miliardi di euro in Sicilia, a cui si aggiungono 600 milioni per il solo territorio di Niscemi. Le risorse necessarie, secondo il sindacato, possono essere reperite attraverso fondi nazionali ed europei – Fsc, Fesr, Pac, Life – e attraverso una diversa programmazione delle risorse regionali, inclusi i 1,3 miliardi destinati al ponte sullo Stretto, i cui lavori non partirebbero prima del 2027. Il documento della Cgil entra nel dettaglio delle somme necessarie per un piano straordinario di messa in sicurezza del territorio.
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