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- Categoria: Salute e Benessere
Chioggia (VE) - Dodicenne ricoverata per malaria dopo un viaggio in Africa: sintomi e rischi della malattia
La giovane è in terapia intensiva all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova
La patologia, trasmessa dalla zanzara Anopheles, tra le principali emergenze sanitarie globali
Ha riacceso l’attenzione su una malattia spesso percepita come lontana il caso della dodicenne di Chioggia, ricoverata in terapia
intensiva all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova dopo aver contratto la malaria in seguito a un viaggio in Africa con la famiglia. La ragazza, rientrata da pochi giorni, è stata accompagnata in ospedale con febbre alta, dolori muscolari e vomito. I medici, ricostruendo la recente permanenza in un’area a rischio, hanno sospettato un caso d’importazione e avviato immediatamente le terapie specifiche. Il trasferimento a Padova è stato disposto per garantire un monitoraggio specialistico, fondamentale nei casi più delicati. La malaria è provocata da protozoi del genere Plasmodium, trasmessi esclusivamente attraverso la puntura di zanzare femmine del genere Anopheles. Tra le diverse specie, il Plasmodium falciparum è responsabile delle forme più gravi. Una volta entrato nell’organismo, il parassita si moltiplica nel fegato e successivamente invade i globuli rossi, causando i sintomi tipici della malattia. Il quadro clinico iniziale può somigliare a quello di una forte influenza: febbre elevata con brividi, sudorazione intensa, mal di testa, dolori articolari e disturbi gastrointestinali come vomito e diarrea. Caratteristica è la ciclicità della febbre, che può ripresentarsi a intervalli regolari. L’incubazione varia in genere da una a quattro settimane, rendendo determinante segnalare ai sanitari eventuali viaggi in zone endemiche. Se diagnosticata precocemente, la malaria è curabile con terapie mirate. In assenza di trattamento può però evolvere in complicanze severe, come anemia grave, insufficienza renale o malaria cerebrale. In Italia la malattia non è endemica, ma ogni anno si registrano centinaia di casi d’importazione, soprattutto tra viaggiatori di ritorno da Paesi africani o asiatici, a conferma della necessità di informazione e prevenzione.
Fonte: https://www.leggo.it/schede/23_febbraio_2026
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