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Categoria: Ricerca
07 Giugno 2026

Liposarcoma dedifferenziato: nuove speranze dalla ricerca con abemaciclib

Lo studio SARC041 presentato all’Asco mostra risultati promettenti contro una delle forme più aggressive di sarcoma dei tessuti molli

Il liposarcoma dedifferenziato rappresenta una delle varianti più aggressive del liposarcoma, una rara forma tumorale che origina dalle cellule adipose. Attualmente il trattamento piùAA24NBoX efficace resta la chirurgia, ma quando la malattia si ripresenta o progredisce dopo l’intervento, le opzioni terapeutiche disponibili offrono risultati spesso limitati.

Proprio per questo motivo lo studio clinico SARC041 è stato inserito tra le principali novità presentate al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) di Chicago. I dati emersi indicano che abemaciclib, un farmaco mirato già utilizzato nel trattamento di alcuni tumori della mammella, è in grado di rallentare significativamente la progressione della malattia nei pazienti affetti da liposarcoma dedifferenziato avanzato.

I sarcomi sono tumori rari che possono svilupparsi in qualsiasi parte del corpo e colpire persone di tutte le età. In Italia vengono diagnosticati circa 4.000 nuovi casi ogni anno. Esistono oltre cento sottotipi differenti e, non di rado, la diagnosi arriva quando la malattia è già in fase avanzata.

Secondo Alessandro Gronchi, direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il liposarcoma nasce dalle cellule del tessuto adiposo e si localizza più frequentemente nelle profondità degli arti, soprattutto nella coscia, oppure nella cavità addominale, in particolare nel retroperitoneo. La malattia interessa prevalentemente persone tra i 50 e i 70 anni e comprende diverse varianti istologiche caratterizzate da comportamenti biologici differenti.

La forma ben differenziata è generalmente meno aggressiva, cresce lentamente e presenta un’elevata sopravvivenza. Tuttavia, con il tempo può evolvere verso la variante dedifferenziata, che si distingue per una maggiore aggressività e un rischio più elevato di recidiva.

La chirurgia resta il cardine del trattamento. L’obiettivo è rimuovere completamente il tumore e, quando necessario, anche gli organi vicini coinvolti o a rischio di infiltrazione, riducendo così le probabilità di una nuova comparsa della malattia. Si tratta di interventi particolarmente complessi che richiedono esperienza multidisciplinare e l’assistenza di centri altamente specializzati.

Quando il tumore si ripresenta, il percorso terapeutico diventa più difficile. La chemioterapia rappresenta ancora oggi lo standard di riferimento, ma i farmaci disponibili offrono benefici variabili. Tra le principali opzioni terapeutiche figurano adriamicina, ifosfamide, trabectedina ed eribulina, spesso utilizzate in combinazione con altre strategie terapeutiche.

In questo contesto si inserisce lo studio SARC041, che ha coinvolto 108 pazienti già sottoposti a intervento chirurgico per liposarcoma dedifferenziato, nella maggior parte dei casi localizzato nell’addome o nel retroperitoneo. Circa la metà dei partecipanti aveva già ricevuto precedenti trattamenti.

I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha ricevuto un placebo, mentre l’altro è stato trattato con abemaciclib, un inibitore delle proteine CDK4/6. La scelta del farmaco deriva dal fatto che circa il 90% dei liposarcomi dedifferenziati presenta un’alterazione genetica della proteina CDK4, coinvolta nella crescita delle cellule tumorali.

I risultati della sperimentazione di fase III, ultimo passaggio prima di un’eventuale approvazione per una nuova indicazione terapeutica, hanno evidenziato un aumento significativo della sopravvivenza libera da progressione. In alcuni pazienti è stata osservata anche una riduzione delle dimensioni del tumore.

Paolo Casali, direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha sottolineato come lo studio dimostri chiaramente l’efficacia di abemaciclib, pur evidenziando che un confronto con le terapie già disponibili avrebbe potuto fornire indicazioni ancora più solide. Nonostante ciò, i risultati sono considerati sufficientemente rilevanti da alimentare la speranza di un futuro impiego del farmaco nella pratica clinica.

Un ulteriore elemento di interesse riguarda il possibile meccanismo d’azione del medicinale. Alcune evidenze suggeriscono infatti che abemaciclib possa indurre la cosiddetta senescenza cellulare, una forma di invecchiamento irreversibile delle cellule tumorali. Se questa ipotesi verrà confermata, si aprirebbero nuove prospettive terapeutiche non solo per il liposarcoma dedifferenziato, ma anche per altre forme di cancro.

La decisione dell’Asco di dedicare una sessione plenaria a uno studio su un tumore raro rappresenta inoltre un segnale importante: la ricerca continua a investire risorse e attenzione anche nelle patologie meno frequenti, offrendo nuove opportunità di cura ai pazienti che fino a oggi disponevano di poche alternative terapeutiche.

Fonte: Corriere della Sera

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