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- Categoria: Politiche Migratorie
Mediterraneo, l'eclissi dell'umano: tra le stragi di mare e il pugno di ferro della politica
Dalle denunce dell'Arcivescovo Lorefice alla "linea dura" del Viminale: la distanza incolmabile tra la carneficina nel Canale di Sicilia e la risposta securitaria del Governo.
Un Mediterraneo che restituisce cadaveri e un’aula parlamentare che si prepara a blindare i confini. Mentre l’Arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, definisce le recenti stragi nel
Canale di Sicilia «scelte politiche disumane» e non semplici tragedie, il Governo Meloni lancia la sfida del nuovo Disegno di Legge sull'immigrazione. Il provvedimento, annunciato l'11 febbraio 2026, promette una "riforma organica" per contrastare l'illegalità, ma solleva un polverone di critiche da parte di Chiesa, accademici e società civile.
Il Ddl introduce misure drastiche: una nuova stretta sulle ONG, il concetto esplicito di "blocco navale" e limitazioni senza precedenti all'accesso nei CPR. Monsignor Gian Carlo Perego, presidente di Fondazione Migrantes, denuncia una violazione dell'Articolo 10 della Costituzione: «Si risponde invocando sicurezza dove servirebbe accoglienza. Impedire a religiosi e volontari di entrare nei CPR significa spegnere la luce sui diritti fondamentali».
L'allarme di Perego si sposa con il dolore di Lorefice, che punta il dito contro il silenzio che avvolge gli oltre mille dispersi inghiottiti dal mare durante il recente ciclone Harry. «Europa e Italia sono prigioniere di leggi che trasformano in criminali chi cerca la vita», scrive l’arcivescovo palermitano.
Secondo Maurizio Ambrosini, sociologo delle migrazioni all'Università Statale di Milano, il governo sta agendo su un "costrutto mediatico". «Si punta tutto sugli sbarchi, che rappresentano solo il 10% del fenomeno. L’immigrato viene usato come capro espiatorio per ansie sociali complesse», spiega Ambrosini.
I dati statistici delineano un'Italia molto diversa dalla retorica emergenziale:
- 5,4 milioni di immigrati regolari residenti.
- 2,5 milioni di occupati che sostengono l'economia nazionale.
- 930 mila alunni stranieri (di cui due terzi nati in Italia).
- 670 mila imprese guidate da cittadini stranieri.
L'analisi degli esperti evidenzia come le nuove norme rischino di generare l'esatto opposto della sicurezza millantata:
- I Minori: Abbassare il supporto sociale dai 21 ai 19 anni rischia di "gettare in strada" ragazzi vulnerabili, offrendoli come manodopera alla criminalità.
- I Ricongiungimenti: Ostacolare la vita familiare aumenta l'emarginazione e il disagio sociale.
- Il Lavoro: Mentre il Governo programma l'ingresso di 500mila lavoratori entro il 2028 per salvare le imprese, le nuove norme rendono i percorsi legali farraginosi e privi di tutele abitative.
Sia Perego che Ambrosini concordano su un punto: l'Italia sta vivendo uno "sdoppiamento di personalità". Da un lato l'economia reclama braccia, dall'altro la politica alza muri. Il modello Albania, definito da Perego «un'operazione vergognosa e irrazionale», costa un miliardo di euro per gestire procedure che potrebbero avvenire sul territorio nazionale con maggiore efficacia e umanità.
La proposta alternativa per una legge ideale non parla di muri, ma di tre pilastri: lavoro (tutela e riconoscimento dei titoli), casa (piani di edilizia sociale) e scuola (alfabetizzazione intensiva e cittadinanza al termine del ciclo di studi). Senza questi, l'Italia rischia di rimanere un Paese che, per difendere i confini, finisce per smarrire la propria anima umana e la propria tenuta economica.
Gaetano Mellia
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