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- Categoria: No alla Violenza
Orbiting
Altro fenomeno particolare attraverso cui si realizza la violenza psicologica è l’“orbiting”.
L’orbiting, dall’inglese “orbitare”, è, invece, il comportamento messo in atto da soggetti affetti da narcisismo patologico avente il solo scopo di impedire alla vittima di proseguire la sua vita.
Trattasi, infatti, di una forma di controllo finalizzata a mantenere agganciata la vittima, ma senza alcun significato affettivo, creando delle false speranze e cercando di “tenersi buono/ l’altro/a”.
La prima a definire questa strategia è stata la blogger Anna Iovine, che ha definito “l’orbiter” come “quell’ex che ti tiene nella sua orbita”.
In pratica è quel fenomeno per cui il/la partner ci lascia, ma continua a seguirci sui social, facendoci sapere di esserci ancora, tramite commenti, like, o inviando messaggi in privato, senza darci la possibilità di elaborare la fine del rapporto.
Insomma, lui/lei non risponde, non chiama, non si fa più vivo/a, ma se ne sente comunque la presenza, perché sapete che legge le cose che scrivete sui vari social. O ancora, verifica quando siete on-line sulle varie chat, legge quello che scrivete agli amici in comune; controlla quello che fate e si informa, con molta probabilità, circa quella che è la vostra vita.
Insomma questo è un fenomeno che, solitamente, si manifesta dopo l’interruzione di una relazione o di una frequentazione. Per questo l’orbiter attua specifici comportamenti, non sicuramente lasciati al caso: si fa sentire, si fa vedere, e poi sparisce, ma non del tutto.
Ecco perché parliamo di orbiting: perché questo soggetto orbita nella vita dell’altro, manifestando una presenza/assenza costante, che non può che generare nell’altro ansie e dubbi.
Si tratta tendenzialmente di persone che nutrono così la loro esigenza di onnipotenza e la propria labile autostima, ma che causano nella vittima una dipendenza psicologica non essendo poi facile liberarsene, in quanto si rimane agganciati al soggetto agente.
È ovvio che tale atteggiamento non è sinonimo di interesse genuino né tanto meno di amore, ma consiste in realtà in una forma di manipolazione, perché è un modo per continuare a tenere agganciato/a l’altro/a a sé.
Qualora si dovesse incappare in questo tipo di comportamenti la cosa migliore è chiedere aiuto e rivolgersi ad uno/a psicologo/a per dei colloqui di supporto.
Carmela Mazza
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