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- Categoria: No alla Violenza
No alla Violenza - La testimonianza della vittima
Il racconto della vittima del reato rappresenta, in sede processuale, un momento molto delicato e complesso.
Infatti da un lato la vittima deve ripercorrere gli eventi traumatici subiti, anche col rischio di subire domande volte a colpevolizzarla e a screditarla (vittimizzazione secondaria e istituzionale); dall’altro la giurisprudenza riconosce un enorme valore a tali dichiarazioni proprio in riferimento alla formazione della prova.
In realtà per poter effettuare un efficace giudizio di credibilità e coerenza del racconto fornito dalla vittima di violenza domestica, il Giudice, dovrebbe conoscere la natura e lo sviluppo dei legami intercorrenti tra la vittima ed il suo carnefice all’interno della relazione tossica.
In particolare, chi viene a contatto con il fenomeno della violenza domestica dovrebbe sapere che le realzioni violente si basano su diverse fasi, c.d. ciclo della violenza, in cui è palese un’asimmetria di potere tra i sessi.
Le fasi del “ciclo della violenza” sono 3.
1) La fase di accumulo e/o crescita della tensione in cui la donna si sente come se “camminasse sulle uova”; comincia ad avvertire la tensione crescente e cerca di prevenire l’escalation della violenza cercando di calmare le acque e concentrandosi sui bisogni dell’uomo fino ad annullarsi.
2) La fase dell’esplosione della violenza in cui l’uomo perde il controllo ed agisce violenza sulla donna, anche con insulti, minacce, violenza su animali o cose. Generalmente la violenza fisica è graduale. I primi episodi sono caratterizzati da spintoni, pizzicotti, braccia torte, per poi arrivare a schiaffi, pugni, calci e anche all’uso di oggetti contundenti e/o armi. In questa fase, proprio per sottolineare il proprio potere sulla partner, l’uomo può anche agire violenza sessuale. Dal canto suo la donna proverà un senso di tristezza e di impotenza, magari protesterà ma non si difenderà.
3) La fase della luna di miele o falsa riappacificazione in cui l’uomo cercherà di recuperare e di farsi perdonare chiedendo scusa e mostrandosi affettuoso, premuroso, attento, scaricando, tuttavia, sulla donna le colpe del suo comportamento o su cause esterne quali il lavoro, la situazione economica, ecc.
In questo caso nella donna prevale il senso di colpa per non aver soddisfatto le aspettative del suo uomo, consolidando in tal modo lo squilibrio relazionale all’interno della coppia.
Queste fasi compongono un ciclo in quanto si ripetono nel tempo, tuttavia, con il passare dello stesso la fase della luna di miele diventa sempre più breve fino a scomparire del tutto, le prime due fasi diventano sempre più frequenti e le violenze sono sempre più gravi ed assidue.
Pertanto, sarebbe più che opportuno che in sede processuale si valutassero anche le giustificazioni addotte dalle vittime, improntate alla negazione della responsabilità in capo al partner, fino ad arrivare ad escludere ciò che invece risulta palese.
Carmela Mazza
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